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Economia 

IL DATO

2011, incubo fallimenti

12 mila le aziende k.o. Persi oltre 300 mila posti di lavoro.

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In Italia non si ferma la corsa dei fallimenti: +22% nel 2008, +25% nel 2009, +19% nel 2010, +7,4% nel 2011, quando si sono raggiunti i 12.094 casi, il livello più elevato da quando, nel 2006, è stata riformata la disciplina dei crac aziendali. Secondo l'Osservatorio Cerved, il gruppo specializzato nella valutazione del rischio di credito, dall'inizio della crisi per i fallimenti in tutta la Penisola si sono persi oltre 300mila posti di lavoro.
RALLENTANO I CONCORDATI. Qualche segnale di allentamento della tensione viene invece dai concordati preventivi, che nel 2011 hanno fatto registrare una flessione rispetto al massimo toccato nel 2010, rimanendo comunque a livelli molto superiori rispetto a quelli pre-crisi. In base ai dati Cerved tra ottobre e dicembre scorsi, in particolare, sono state presentate 243 domande di concordato, con un calo del 15,6% rispetto allo stesso periodo del 2010. Così in tutto il 2011 il numero di concordati preventivi si è attestato a quota 965: si tratta di una diminuzione del 6% rispetto al 2010, ma è un valore ancora del 70% superiore su quello del 2008, quando già la crisi si faceva sentire.
PICCOLE E MEDIE IMPRESE LE PIÙ COLPITE. Tornando ai fallimenti, l'Insolvency ratio (Ir) che misura la frequenza dei default (cioé il numero di crac ogni 10.000 imprese operative) ha indicato che nel 2011 le aziende più colpite sono state le piccole e le medie, precisamente quelle con un fatturato compreso tra i 2 e i 10 milioni di euro, seguite da quelle con un giro d'affari tra i 10 e i 50 milioni.
Analizzando i diversi settori, male soprattutto i servizi (+10% rispetto al 2010) e le costruzioni (+7,8%). In controtendenza l'industria che, pur rimanendo il settore con la maggiore frequenza di fallimenti (Ir di 39 punti), ha registrato un'inversione di tendenza rispetto al 2010 (-6,3%).
SI È SALVATO SOLO IL NORD EST. Dal punto di vista territoriale, la crescita dei fallimenti osservata nel 2011 ha riguardato tutte le aree italiane ad eccezione del Nord Est, in cui il numero delle procedure fallimentari ha limato i livelli del 2010 (-0,3%). «In generale», ha commentato Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved Group, «i fallimenti in Italia non hanno ancora superato il record toccato nel 2005, quando però potevano accedere alle procedure anche le microimprese, ma hanno ripercussioni più gravi rispetto al passato, vista la maggiore dimensione media delle imprese coinvolte, i costi in termini di posti di lavoro persi e la ricchezza non prodotta».

Lunedì, 23 Gennaio 2012


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