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Economia 

Italia in crisi

I vetri rotti di Murano

Nel distretto artistico veneziano il problema sono i politici.

di Antonietta Demurtas

A Murano «il vetro canta ancora», dicono i maestri vetrai mentre soffiano nella canna al caldo delle fornaci. La musica che suona però tra le calli e i rami dell'isola è un Requiem.
I pochi turisti, quasi tutti con gli occhi a mandorla, girano lungo il Canale dei Marani su marciapiedi deserti. Si soffermano davanti alle vetrine dei negozi ad ammirare lo scintillio degli oggetti esposti. Ma in pochi entrano a fare acquisti.
A essere sempre animate sono la Trattoria ai cacciatori e la Trattoria ai frati, che rimangono ancora i punti di incontro dei muranesi per bere un caffè, mangiare un risotto di go e fare una partita a burraco. Anche i pochi giovani rimasti passano di lì quando escono dalle fornaci.
E ultimamente, visto il calo di lavoro, ci trascorrono intere giornate.
UN DISTRETTO IN CRISI. Già perchè quello del vetro artistico di Murano è un distretto in crisi  (vedi foto in gallery). Basti dire che dai 6 mila addetti del 1990 si è passati ai 2 mila del 2001 e ai mille di oggi a cui si aggiungono circa 700 persone in cassa integrazione.
Un'agonia che ha colpito anche il quotidiano londinese Guardian che a Murano ha dedicato un'intera pagina nel numero pubblicato il 31 gennaio. Sull'isola le 150 piccole e medie aziende rimaste (erano 266 nel 1996) si destreggiano tra mille guai: crisi, costi elevati di smaltimento rifiuti speciali, bollette del gas astronomiche, trasporti su acqua e su gomma sempre più difficili. E infine la concorrenza, una mannaia che si abbatte da anni sui bilanci delle fabbriche vetrarie.

Qui il problema non sono i cinesi

Ma al contrario di quanto si pensi «qui il problema non sono i cinesi ma i muranesi», precisano in coro tutti i locali. Non sono infatti i piccoli manufatti di produzione orientale a mettere in crisi un'industria altamente specializzata come quella vetraia, che a Murano è riuscita a creare ben 20 mila tonalità di colore diverse per rendere i propri vetri unici nel mondo.
A pesare qui è la concorrenza sleale, fenomeno ancora molto diffuso tra gli imprenditori dell'isola, che ancora si rubano i maestri a vicenda, o si riforniscono di manufatti a Oriente per poi svenderli nei negozi dell'isola.
LA DISPUTA SUL MARCHIO MURANO. Un problema, quest'ultimo, che il rilancio del Marchio Murano, introdotto dalla Regione nel 1996, avrebbe dovuto risolvere, ma a distanza di 15 anni è ancora un tasto dolente per i vetrai: «O aderiscono tutti o nessuno», dicono, ma il dibattito è ancora aperto tra chi è consapevole della qualità del proprio prodotto e non ne vuole saperne di aderire all'ennesima rete, associazione, cooperativa non gratuita. E chi vede in questa idea l'unico modo per rafforzare e difendere il distretto.
«Il problema qui è che non facciamo altro che iscriverci a consorzi e associazioni che dovrebbero tutelarci e invece non si fanno passi in avanti», lamenta Daniele Mazzuccato, vetraio e proprietario della fornace Mazzuccato, che per tenere in piedi la sua azienda di lampadari fondata nel 1993 è arrivato pure a viverci dentro (leggi la storia dell'imprenditore). «La Confindustria parla parla, ma alla fine che fa?»
ABBANDONATI DA CONFINDUSTRIA. Ed è proprio contro l'associazione degli industriali che molti paròn de fornacia (padroni della fornace) si scagliano. Si sentono poco rappresentati e non capiti. «Se queste figure istituzionali non portano a casa il sostegno della politica non servono», dice a Lettera43.it Luigi Monti, ex capo del marketing di Case New Hollande, una vita trascorsa in grandi aziende come Ferrero e Fiat, e oggi a capo di una delle più antiche fornaci dell'isola, la Formia spa, vetreria della famiglia Mian, di cui tre anni fa Monti ha deciso di rilevare il 55% delle quote.
«Io credo che Murano avrà un futuro glorioso come è stato il suo passato», racconta. Per questo Monti nel suo sogno ha investito 4 milioni di euro (finanziato dalle banche). Nell'impresa guidata da Monti, lo scorso dicembre, ha investito un milione di euro anche André Bruère, ex amministratore delegato franco-brasiliano di Rebook, attraverso il suo fondo di investimento Referencia international. Ora insieme puntano ad altre due nuove acquisizioni, top secret per ora, ma che hanno il profumo del Sud America.
PRODOTTI DI ALTA GAMMA PER VINCERE. «Abbiamo attuato una politica di prodotto di alta gamma, abbiamo investito nei migliori maestri e designer per distanziarci dalle porcherie cinesi, produzioni che sono una minaccia solo per chi abbassa il livello della qualità», dice Monti la cui azienda produce per clienti del calibro di Armani, Kenzo, Bulgari, Hermès, Louis Vuitton.
Nelle fornaci muranesi nessuno teme i cinesi. Tutti, operai e maestri, sono animati da un orgoglio artigiano e dalla consapevolezza del proprio saper fare, da cui difficilmente potranno essere derubati.
Anzi da Murano gli imprenditori guardano a Oriente e ringraziano. Sono infatti i cinesi i loro i migliori clienti in questo periodo di crisi: «Sono ricchi e vogliono il made in Italy non solo come status symbol come facevano un tempo, ma anche per la qualità», spiega Monti.
I MIGLIORI I CLIENTI A EST. Una capacità manifatturiera e artistica che ormai  è riconosciuta e ricercata dal Medio Oriente, dalla Russia, dall'India e dalla Cina. Paesi dove società come Formia Luxury Glass registrano il 90% del loro export. Ed è grazie a queste percentuali che si sostiene in media il business delle più importanti fornaci muranesi, che hanno perso ormai gran parte della clientela italiana «perché era rappresentata dalla classe media, ma la politica di questi anni l'ha cancellata», dice Mazzuccato.

Giuman: «La politica non ha saputo capire il valore di quest'isola»

E così se un tempo i sicari veneziani rincorrevano i mastri vetrai che scappavano dalla laguna per impedire loro di portare altrove conoscenze così preziose per la città, oggi, se fossero ancora in auge, sarebbero assoldati per punire i politici incapaci di difendere quello stesso patrimonio.
«La politica è fondamentale solo se ha come compito principale quello di sostenere le aziende», dicono all'unisono gli abitanti dell'isola, «altrimenti non ha senso di esistere».
FORNACI E ARTISTI. «I politici dovrebbero difendere quello che abbiamo qui, che è un tesoro unico», aggiunge Giorgio Giuman, uno dei più grandi e famosi maestri vetrai dell'isola, che dal 1980 lavora il vetro attirando nel suo studio Linea Arianna artisti come Jeff Koons, Kounelis, Giò Pomodoro.
Sin dagli Ottanta i suoi lavori sono stati apprezzati e scelti da grandi marchi come Pomellato e Chimento; tempi d'oro quando la sua fornace contava 68 operai e i suoi oggetti venivano venduti in ben 1.450 punti vendita sparsi sul territorio americano. Oggi sono una decina gli operai rimasti nella sua fabbrica dove il vetro nasce dalla sabbia e riflette sulle acque della laguna.
A CACCIA DI MANODOPERA. «A Murano servirebbero 30 mila operai per lavorare nelle fornaci, invece vogliono trasformarla in un'isola di servizi, ma la gente deve produrre per poter avere la sua dignità», dice Giuman che dà la colpa ancora una volta all'assenza del Palazzo.
Perchè, come dicono i muranesi: non si vive di solo turismo. «Anche perché se le fabbriche chiudono, puoi riempire gli alberghi ma poi cosa fai vedere ai turisti?», dice Mazzuccato. «Senza fornaci Murano non esisterebbe più e trasformarla in una fantasilandia di alberghi e servizi è una follia», gli fa eco Monti.
NO A UN'ISOLA DI ALBERGHI E MUSEI. Impotenza e rabbia scavano i volti dei vetrai già segnati dal calore delle fornaci. «La mia paura è che un domani Murano diventi un museo», ammette Giuman mentre passeggia tra i suoi lavori più cari: un tempio di vetro di 40 quintali e il castello di Cenerentola con le scarpette di cristallo, che fanno sperare ancora in una favola a lieto fine anche per Murano. Ma poi girato lo sguardo, su un davanzale della fabbrica i teschi di vetro fanno presagire ben altro.

Domenica, 05 Febbraio 2012


File multimediali correlati a questo articolo

Un uccello in vetro di Murano appena forgiato nella fornace Formia Luxury Glass.

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Commenti (1)

a_device 05/feb/2012 | 11:28

la politica
in Africa le carestie e i Signori della Guerra, ad Est la droga, in America Latina iNarcos , in Italia la politica ...

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