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Economia 

IL CASO

Finmeccanica, flop in volo

Tre mld persi in India. Ora rischio Panama.

di Marco Mostallino

Tre miliardi di euro svaniti in un soffio. E un indebitamento che ora si fa sempre più complicato. Lo smacco per Finmeccanica arriva dall'India che ha deciso di acquistare 126 caccia francesi Rafale (gruppo Dassault), scartando l'offerta di Typhoon proposta dal consorzio europeo Eurofighter, dove il gruppo industriale statale (il Tesoro ha il 30% delle quote e la golden share) è presente al 21% con la controllata Alenia.
La commessa in gioco, vinta dai francesi, ha un valore di 9,6 miliardi di euro, un terzo circa dei quali sarebbe dovuto finire nelle casse dell'azienda amministrata da Giuseppe Orsi, dopo l'uscita di scena di Piefrancesco Guarguaglini, storico amministratore delegato spazzato via nel 2011 dall'inchiesta per tangenti aperta in Italia sul gruppo.
NEL 2009 SFUMATI 12 MLD DI DOLLARI. Addio quindi a 3 miliardi, una cifra pari al debito che Finmeccanica ha in questi anni accumulato per assumere il controllo di una serie di industrie negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Tra queste la Westland, divenuta Agusta-Westland, già colpita dal presidente degli Usa Barack Obama, che cancellò l'ordine di 17 elicotteri voluto dal suo predecessore George W. Bush destinati alla Casa Bianca. All'improvviso, nel 2009, il consorzio formato dall'americana Lockheed e da Agusta-Westland si vide così sfuggire un affare da 12 miliardi di dollari ormai dato per sicuro.

Per il riassetto di Finmeccanica, il Tesoro pensa alla cessione di Ansaldo

Ora invece è arrivata una nuova botta, che fa felici i francesi e mette in ambasce Finmeccanica e soprattutto il Tesoro, il quale deve valutare i piani per il riassetto di un gruppo che aveva spiccato il volo dopo la fine della Guerra fredda e grazie ai conflitti post 11 settembre 2001, ma che ora sembra destinato a un brusco ridimensionamento.
Negli ambienti finanziari si parla di una prossima vendita di Ansaldo, uno dei gioielli di Finmeccanica, per rimettere a posto i conti. Anche perché la perdita della commessa in India è solo una tra le recenti brutte notizie per l'industria militare pubblica italiana.
VENDITE DA 185 MLN A PANAMA IN DUBBIO. L'altra arriva da Panama, dove Finmeccanica aveva ottenuto dal governo un appalto da 185 milioni di euro per la fornitura di radar e altre strumentazioni militari. Ma sull'affare grava il sospetto di una grossa tangente versata a politici panamensi attraverso Valter Lavitola, il faccendiere latitante esperto di mercati centroamericani, per il quale la procura di Bari ha emesso una richiesta d'arresto.
NECESSARIO SCOPRIRE LE CARTE. L'esecutivo di Panama ha molti dubbi, adesso, sulla convenienza e l'utilità dell'affare. Così si è rivolto direttamente a Finmeccanica per ottenere, prima di decidere se procedere o meno con l'acquisto dei radar, «la documentazione gestionale amministrativa, contabile e bancaria relativa ai contratti, nonché copia dei modelli organizzativi e dei verbali delle riunioni degli organismi di vigilanza di Finmeccanica e delle società del gruppo interessate dalle commesse».
Panama chiede al gruppo statale italiano di scoprire le carte, e Orsi tenta la via diplomatica per salvare la fornitura, sollecitando la mediazione dell'ambasciata italiana nel Paese.

Dopo il crollo dell'Urss, mercato delle armi più complesso

Con la fine della Guerra fredda, il mercato mondiale delle armi è diventato molto più complesso. Prima, Stati Uniti e Unione sovietica gestivano una sorta di monopolio all'interno dei due blocchi, provvedendo direttamente, con le proprie industrie, alle principali forniture militari e distribuendo il resto tra gli alleati.
Insomma, non v'era dubbio, prima, che le forze armate del Patto di Varsavia volassero con i Mig e la Nato sugli F16. Poi tutto è cambiato e nel caos successivo Finmeccanica ha saputo, come la britannica Bae Systems, ritagliarsi un importante posto tra le prime 10 aziende al mondo per fatturato nelle forniture militari.
NUOVO CORSO DOPO LA LIBIA. Guarguaglini pareva il deus ex machina di questo miracolo. Ma l'inchiesta per tangenti e la guerra in Libia, fortemente voluta dalla Francia che cerca nuovo spazio nel mercato delle armi e dell'energia, hanno rimescolato le carte.
Il conflitto contro Muammar Gheddafi ha fatto saltare commesse per circa un miliardo di euro che Finmeccanica aveva ottenuto dal colonnello per elicotteri e strumentazioni per il settore civile e militare. Un miliardo in meno, che si aggiunge a i 3 abbondanti perduti in India.
Nel frattempo, la Difesa italiana continua a rifornirsi da Finmeccanica, con - ultima in ordine di tempo - una commessa affidata a Selex alla fine di gennaio per strumentazioni militari per un valore di 120 milioni di euro. Ma questi sono spiccioli rispetto agli affari perduti e a quelli la cui sorte è ancora da definire.
KAI NELLA TRATTATIVA CON ISRAELE. L'ansia ai vertici di piazza Monte Grappa nasce soprattutto dall'attesa della firma con Israele per la vendita di una trentina di velivoli da addestramento Aermacchi M-346, gli stessi usati dalle Frecce tricolori per le loro esibizioni. Se Tel Aviv scegliesse gli apparecchi italiani, nelle casse di Finmeccanica entrerebbero quasi 800 milioni di euro, mentre altri 600 potrebbero arrivare dalla Polonia, interessata allo stesso velivolo. Ma a intralciare gli affari italiani in Medio Oriente è entrata la sudcoreana Kai, che ha offerto all'aeronautica israeliana i propri apparecchi T-50 Golden eagle.
SENZA TEL AVIV, IN BILICO I LAVORATORI. Secondo gli analisti di Banca Akros, il gruppo italiano sarebbe favorito, ma i coreani non mollano e parte della stampa di Tel Aviv li dà per favoriti nella gara. Se Fimeccanica dovesse perdere anche questo affare, sarebbero tempi duri per Orsi e soprattutto per i lavoratori del gruppo, circa 75 mila tra le fabbriche italiane e quelle all'estero.
La britannica Bae, in seguito agli ultimi smacchi subiti a opera delle industrie francesi, ha tagliato già quasi 1.500 posti di lavoro: e anche Finmeccanica, se non dovesse riuscire a recuperare nuove commesse e a coprire il pesante indebitamento, potrebbe presto decidere di far pagare il costo dei suoi flop agli operai.

Domenica, 05 Febbraio 2012


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