Advam Partners: «Il 2016 l'anno della finanza non bancaria»

L'accesso al credito per le Pmi è ancora limitato. L'Ad Facile: «Il nostro obiettivo? rendere più semplice alle Pmi l'accesso alle risorse finanziarie».

18 Gennaio 2016

In un'epoca in cui l'accesso al credito è ancora ristretto e gli episodi di cronaca, come il caso di Banca Etruria, inducono alla sfiducia nel sistema bancario, si fanno strada nuovi attori del mondo della finanza non bancaria. Tra questi la società di gestione del risparmio Advam Partners. Che ha un obiettivo preciso: rendere più semplice alle Pmi la possibilità di ottenere le risorse finanziarie necessarie allo sviluppo. «La società è nata nel 2012 dall'acquisizione della storica Gesti.Re ma l'idea è partita all'indomani della crisi del credito del 2008», spiega l'amministratore delegato Emanuele Facile. 
NEL TREND DELLA FINANZA NON BANCARIA. «L'obiettivo era creare fondi di investimento nel debito e nel capitale delle imprese», prosegue il Ceo, «di fatto abbiamo intercettato un cambiamento di lungo termine, ovvero lo sviluppo della finanza non bancaria». Che cosa fa in concreto Advam? Offre consulenza su investimenti, indebitamento e rischi finanziari. L'obiettivo è fare da ponte tra il patrimonio personale degli imprenditori  e le esigenze delle loro imprese. I clienti? Privati e imprese in prima battuta ma anche banche. 
LE PMI HANNO DIFFICOLTÀ AD ACCEDERE AL CREDITO. «Il mercato del credito continua a non funzionare e molte piccole e medie imprese non possono accedere a quei fondi di cui avrebbero bisogno», precisa Facile, «non è vero, come si sente dire, che non ci sono progetti di investimento. Certo, non si punta a realizzare nuovi impianti ma c'è una richiesta di finanziamento per espandersi all'estero». Insomma, l'obiettivo è colmare le lacune nel sistema che lasciano insoddisfatte le esigenze delle imprese. 
ADVAM 'MEDIATORE CULTURALE' DELLA FINANZA. Advam Partners svolge anche una sorta di ruolo da mediatore culturale nel rapporto con gli investitori esteri, presentando l'azienda in modo ottimale: «Diamo un vestito all'impresa italiana in modo tale che l'investitore comprenda meglio le sue potenzialità e la trovi più appetibile», aggiunge il Ceo, «si tratta di un'operazione molto importante perché all'estero la liquidità è enorme e bisogna presentarsi con credenziali internazionali».
I BAIL IN HANNO INDOTTO A SFIDUCIA NELLE BANCHE. Il 2016 si presenta quindi come un anno importante nel corso del quale Advam vuole raccogliere i frutti del lavoro degli anni passati: «Si è conclusa la ristrutturazione della società e abbiamo realizzato nuovi prodotti. Ci aspettiamo che aumenti l'interesse nei confronti della finanza non bancaria anche sulla scia dei recenti fatti di cronaca. Il bail in di quattro istituti di credito ha creato diffidenza nei confronti del mondo delle banche e spinto a guardare alla realtà delle Sgr e dei fondi di investimento».
Secondo Facile c'è anche una forte disillusione nei confronti del quantative easing, l'iniezione di liquidità del sistema da parte della Bce, perché «si riteneva che potesse sbloccare il credit crunch ma l'operazione ha giovato solo a imprese di grandi dimensioni ed in ottimo stato di salute».
Altro aspetto non trascurabile è che è cambiata anche la percezione dell'Italia: si guarda con maggior fiducia al nostro mercato e questo comporta una maggiore facilità nel mettere in contatto l'investitore straniero e la realtà italiana.
CREARE UN RAPPORTO DI FIDUCIA CON IL CLIENTE. Un lavoro, quello di Advam, basato sulla costruzione quotidiana del rapporto di fiducia con il cliente al quale non viene semplicemente proposto un pacchetto di investimento ma è guidato passo passo verso soluzioni che più si attagliano alle sue esigenze: «È un lavoro di ampio raggio e, almeno nel breve periodo, meno redditizio delle grandi operazioni, la clientela è più frammentata però, come contropartita, è più fidelizzata e di conseguenza più stabile», conclude l'Ad. 

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