Bcc, il dl aiuta la banca vicina a Renzi e Lotti

La riforma concede agli istituti con 200 milioni di riserve di rimanere autonomi. È il caso di Cambiano. Dove lavora il padre del sottosegretario di Palazzo Chigi.

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11 Febbraio 2016

Il premier Matteo Renzi assieme al sottosegretario con delega all'editoria Luca Lotti.

(© Imagoeconomica) Il premier Matteo Renzi assieme al sottosegretario con delega all'editoria Luca Lotti.

Il governo Renzi ha varato un decreto legge contenente misure urgenti per la riforma delle banche di credito cooperativo e altre disposizioni per il settore.
Nuove disposizioni che, tempo 18 mesi, obbligano diverse piccole banche sul territorio a entrare in un gruppo bancario cooperativo (una holding) che abbia come capogruppo una società per azioni (Spa) con un patrimonio non inferiore al miliardo di euro.
Molte delle quasi 370 Banche di credito cooperativo (Bcc) presenti in Italia quindi potrebbero sparire, lasciando diversi territori sguarniti di rappresentanze e di connessioni con il tessuto economico sociale della zona.
C'È UNA VIA D'USCITA. Però l'esecutivo ha concesso una via d’uscita: la Bcc che non intende aderire a un gruppo bancario potrà farlo a condizione che abbia riserve di entità consistente (almeno 200 milioni).
In cambio però deve versare un'imposta straordinaria del 20% su questo patrimonio.
Una quota certo non da poco.
Al momento sarebbero soltanto una decina le banche sopra questa soglia.
Questo consentirebbe agli istituti, nonostante la sovrattassa, di mantenere la loro autonomia.
UNA BANCA IN PARTICOLARE... E tra queste ce n'è una che desta qualche malizia. Mauro Benigni, direttore generale della Banca di Pisa e Fornacetta, gruppo Cabel, ha spiegato infatti all’Ansa che «l'unica banca del nostro gruppo che potrebbe farlo e che ha oltre 200 milioni di patrimonio e riserve è quella di Cambiano».
Non si tratta di una Bcc qualunque, ma di una delle più vicine al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al sottosegretario di Palazzo Chigi Luca Lotti, che diventando una Spa potrebbe mantenere a questo punto la sua autonomia sul territorio. 


Il presidente renziano di ferro e la moglie senatrice del Pd

Laura Cantini, senatrice del Pd.

(© Imagoeconomica) Laura Cantini, senatrice del Pd.

Presidente della Bcc di questo comune di Castelfiorentino in provincia di Firenze è infatti Paolo Regini, ex sindaco di Empoli, alla guida di Publiambiente, società che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti solidi urbani per 26 Comuni fiorentini.
Sin dal 2012 è sostenitore di Renzi, ed è sposato con Laura Cantini, senatrice del Partito democratico, renziana di ferro.
Ma non finisce qui.
LÌ LAVORA MARCO LOTTI. Perché nella filiale di Firenze della Cambiano, in via Aretina, lavora anche Marco Lotti, padre di Luca.
Non a caso, nel 2009, durante la campagna elettorale che portò Renzi a sindaco di Firenze fu proprio questa Bcc a garantire un finanziamento di 72 mila euro, come rivelato da Il Fatto Quotidiano
CONFCOOPERATIVE: «È FASCISMO». Quella di Renzi è una riforma che ha sollevato polemiche politiche, soprattutto nel mondo cooperativo. Maurizio Ottolini, vice presidente vicario di Confcooperative, ha espresso «profonda delusione» parlando apertamente di «violenza istituzionale che ci riporta indietro di decenni, ai giorni in cui il Fascismo sciolse le associazioni cooperative».
Ma c’è anche chi nel dietro le quinte, in mail riservate, insinua che Palazzo Chigi con «un colpo di spugna, per interessi “particolari”, spesso non comprensibili, sta cancellando sacrifici di generazioni che hanno tramandato in oltre 120 anni di storia il patrimonio di intere comunità».
E gli interessi particolari, da quel che trapela, stanno appunto nella Bcc di Cambiano, una delle più antiche d’Italia, nata nel 1884.

Il collegamento con i papà di Renzi e Boschi

Tiziano Renzi, padre di Matteo.

(© Ansa) Tiziano Renzi, padre di Matteo.

Il padre di Lotti è di certo meno conosciuto rispetto a quello di Renzi, Tiziano, e soprattutto a quello di Maria Elena Boschi, Pierluigi, il cui nome è emerso nelle indagini sulla bancarotta fraudolenta di Banca Etruria.
Ma anche quello di Marco Lotti è apparso in diverse occasioni sui quotidiani.
L’ultima volta, era l’ottobre del 2014, perché fu vittima di una rapina da 37 mila euro proprio mentre stava rientrando in banca.
Ma il nome venne fuori in particolare nella vicenda che vide protagonista il “babbo”, per dirla alla toscana, del presidente del Consiglio. 
FIDEJUSSIONE PER LA CHIL POST. Fu Lotti senior, nel 2009, quando era responsabile della Bcc di Pontassieve, a concedere a Tiziano Renzi un mutuo da 697 mila euro per salvare la Chil Post, società nata 1993 per la distribuzione di giornali, ceduta poi nel 2010 dalla famiglia del premier, finita pure lei in un’indagine della procura di Genova, anche qui per bancarotta fraudolenta, per cui è stata chiesta una nuova archiviazione.
Francesco Bosio, direttore generale della Banca di Cambiano, ha spiegato all'Ansa che stanno valutando «tutte le ipotesi previste, dall'adesione al gruppo alla trasformazione in Spa».
Ma le polemiche sono già iniziate.
PROTESTA DI FORZA ITALIA E M5S. Con Antonio Tajani, primo vice presidente del parlamento europeo di Forza Italia, che ha parlato di colpo al cuore del «sistema cooperativo».
Mentre il Movimento 5 stelle ha chiesto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di «non firmare» il decreto. 


Twitter @ARoldering

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