Bpvi: passa la quotazione, diserta il cda

Popolare Vicenza: all'assemblea fischi per il cda assente. Passa il piano di Iorio e Bce. Tra le incognite il valore delle azioni, che può scendere al di sotto di 1 euro.

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05 Marzo 2016

L'assemblea Bpvi a Gambellara.

L'assemblea Bpvi a Gambellara.

Sono arrivati in massa, con i pullman, si sono alzati all'alba per partecipare al rito della rabbia, l'assemblea fiume di Banca popolare di Vicenza (azionista di News 3.0, editrice di questo giornale), l'ultima per voto capitario, quella destinata a sancire la fine della popolare, il passaggio alla società per azioni e l'approdo in Borsa. Cinquemila soci, dipendenti, pensionati, operai e piccoli imprenditori sono accorsi nel capannone industriale della Perlini Equipement a Gambellara, il paese dell'ex presidente Gianni Zonin, per poter parlare due minuti a testa, per dire che per colpa di dirigenti che potrebbero essere indagati per associazione a delinquere, hanno perso tutto.
L'82% A FAVORE DELLA SPA. «Qui sono stati bruciati 5 miliardi», dichiara il governatore del Veneto Luca Zaia. Un valore pari a un quattordicesimo dell'intero prodotto interno lordo della regione nel 2015.
Ora dovrebbe aprirsi una nuova era. La trasformazione in Spa è passata come previsto: 82% i voti favorevoli, 17% i contrari. Ma il numero dei no, in un percorso che appariva obbligato, sconcerta anche i critici più agguerriti dell'istituto.
Tanto che qualcuno ipotizza un segnale lanciato proprio a Zonin, in quel gioco di competizione e poltrone che ha sempre segnato la vita della Popolare di Vicenza. Per chi è abituato a frequentare le assemblee una cosa è chiara: la macchina da guerra del consenso non c'è più.
IL CDA DISERTA L'ASSEMBLEA. Ad ascoltare le ragioni dei soci si sono presentati solo cinque dei 18 membri del consiglio di amministrazione: il direttore generale Francesco Iorio, il presidente Stefano Dolcetta, Paolo Angius, Giorgio Colutta e Alessandro Pansa. Nessuna traccia dei due vicepresidenti, l'ex ragioniere dello Stato Andrea Monorchio e Marino Breganze, il braccio destro dell'ex presidente Zonin, attualmente indagato per usura. Né dei membri del consiglio di sorveglianza. Persino Roberto Zuccato, presidente di Confindustria Veneto, ha disertato come a slegare l'associazione industriali che da sempre ha frequentato le stanze del consiglio di amministrazione di Bpvi, da quello che è successo. Un'assenza pesante.
 

«Sequestrate il patrimonio di Zonin»

Volantini dei contrari alla quotazione distribuiti all'assemblea dei soci della Bpvi.

Volantini dei contrari alla quotazione distribuiti all'assemblea dei soci della Bpvi.


Il pensionato avvolto nel cappotto consunto e con il cappello di feltro premuto sul capo entra nel capannone dicendo: «Siamo arrivati nella fossa dei leoni». Ma si trova davanti più a un catino di sfoghi. «Una rabbia rassegnata», sintetizza Renato Bertelle, presidente dell'Associazione nazionale azionisti della Bpvi, avvocato delle class action e favorevole al sì, «perché se devo fare una causa civile devo avere una controparte». «Credevo nella banca più che nello Stato», confida un 64enne costretto a tornare a lavorare, prima di essere cacciato fuori perché distribuiva volantini contrari alla trasformazione in società per azioni.
FISCHI AL RAPPRESENTANTE DELLA FABI. Che sia il fronte del sì o il fronte del no, una richiesta unanime si leva dall'assemblea: che il cda, dove siedono ancora 12 membri della vecchia gestione, se ne vada.
C'è la signora Annarita Toniolo che si rivolge direttamente a Iorio: «Da lei mi sarei aspettata un rinnovamento». E quando finisce il tempo a disposizione si aggrappa al microfono: «Io resto qua». Ci sono i contrari alla quotazione che salgono sul palco a chiedere «ma credete ancora a Babbo Natale?», dopo che per anni si sono sentiti dire che tutto andava a gonfie vele e che la popolare era diventata un gigante, il nono gruppo bancario d'Italia.
I dipendenti sono sulla graticola, Giuliano Xausa della Fabi deve urlare che anche loro «sono vittime» per ottenere un sottofondo di applausi sovrastato dai fischi.
Elide, moglie di un ex bancario, ricorda quando ha chiesto di poter vendere le azioni e avere un prestito per pagarsi l'auto a rate. Tre anni fa e l'hanno mandata a chiedere soldi a Findomestic. E poi si consola con quel fatalismo veneto: «Abbiamo perso tutta la pensione. Ma abbiamo avuto brutte malattie in famiglia, meglio buttarli qui che in cure mediche».
L'elenco di appelli e accuse è lungo: «Andate a casa», «Contiamo meno di zero», «Avete distrutto il futuro dei nostri figli». Ma arrivano anche richieste precise: azione di responsabilità contro gli amministratori. A Zonin viene augurato che il vino gli si trasformi in aceto, che viva in miseria, ma soprattutto si chiede il sequestro preventivo del patrimonio. E poi la decadenza dal cda della Fondazione Roi, ente in cui Bpvi esprime tre membri del board, e di cui l'imprenditore del vino è ancora presidente.
I COLPEVOLI SARANNO PUNITI. Francesco Iorio, da parte sua, ci ha messo la faccia.
Affiancato dal notaio Piergaetano Marchetti, presidente della fondazione Corriere della sera e uomo molto vicino al banchiere Giovanni Bazoli, ha assicurato che i colpevoli dello sfascio «saranno puniti», ma che «bisogna andare avanti». Da qui si può solo ripartire. Con la trasparenza del mercato. Ma con tante incognite.
Nei risultati consolidati preliminari del bilancio 2015, destinati a essere approvati a fine marzo, si registrano 1,4 miliardi di euro di perdite. La raccolta tra diretta e indiretta è calata del 19,7% : meno 8 miliardi di euro. E non è chiaro quanto la piazza finanziaria potrà punire il gruppo, quanto potranno valere quelle azioni gonfiate per anni fino a 62,5 euro.
Secondo quanto risulta a Lettera43.it, l'advisory board che sta seguendo l'approdo in Borsa sta prendendo in considerazione l'ipotesi di un valore al di sotto dell'euro. Una debacle.
«Se così fosse», si chiede Jacopo Berti consigliere regionale del Movimento 5 stelle e sostenitore del fronte del no, «di quanto capitale avrà bisogno l'istituto?». Ma a questa domanda per ora non si riesce a dare una risposta.

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Canoi 06/mar/2016 | 10 :36

Si sta consumando in Veneto la vendetta della economia reale sulla democrazia finanziaria. Arriverà poi anche la vendetta dell'economia tout court sulla politica che Luca Zaia interpreta nel modo doroteo esattamente come Mariano Rumor. Abbiamo avuto una stagione miracolata di grandissimi successi industriali supportata da una leadership politica disomogenea, De Michelis. Ora crolla la finanza per fatto proprio, crolla l'industria per fatto proprio, crollerà la politica. Mah!?

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