Fibra, scoppia la guerra tra Enel e Telecom

Sfida Enel-Telecom per il controllo di Metroweb. E la gestione della futura rete. Renzi sta con Starace, ma la Cdp sceglie Patuano. I "piccoli" minacciano ricorsi.

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12 Marzo 2016

Marco Patuano.

Marco Patuano.

Vodafone e Wind – due tra i cosiddetti operatori telefonici alternativi – avrebbero mandato un messaggio molto chiaro a Matteo Renzi: se permetterà a Telecom di prendere il controllo di Metroweb, sono pronte far intervenire l’Antitrust europeo.
Forti tra l’altro che quello italiano, come l’Agcom, ha già biasimato uno scenario simile.
IL CONTROLLO DI METROWEB. Perché il futuro della banda ultra larga italiana passa per la conquista di Metroweb, piccola società di engineering fondata da Francesco Micheli e Silvio Scaglia e oggi posseduta da Cdp e F2i, che dopo aver cablato Milano sta facendo lo stesso a Bologna, Torino e Napoli.
E non si rischia soltanto un rallentamento nello sviluppo della fibra (siamo quart'ultimi in Europa per grado di penetrazione). Rischia di diventare ancora più cruenta la guerra in atto tra Telecom e Enel. Una delle due, nel business del deposito e della gestione della rete di nuova generazione, è di troppo.  
GOVERNO E CDP DIVISI. A inizio marzo l’ad di Telecom, Marco Patuano, e i nuovi amministratori della Cassa (i banchieri Claudio Costamagna e Fabio Gallia) si sono visti per parlare del futuro di Metroweb.
L’ex uomo forte di via Goito, Franco Bassanini, non voleva Telecom in posizione dominante e chiedeva garanzie sugli investimenti. I suoi successori invece hanno un approccio diverso al dossier.
Infatti, le parti avrebbero concordato che l'ex monopolista entri in una newco che partecipa all’aumento di capitale di Metroweb, che aiuterà la società a raccogliere i 4,5 miliardi di euro necessari per la cablatura delle grandi città.  

Porte aperte (forse) a Fastweb, chiuse per Vodafone e Wind

Francesco Starace.

Francesco Starace.

Gli operatori alternativi non si fidano e temono che Telecom voglia il pieno controllo per ripetere sulla fibra quello che di fatto già succede sul doppino di rame: il controllo della rete che permette al colosso italiano del It di monetizzarne il passaggio.
Da questo versante arrivano rumor secondo i quali Telecom accetterebbe come partner nella newco soltanto Fastweb. Che in cambio però chiederebbe di scorporare dalla nuova società Metroweb Milano, dove l’azienda oggi controllata da Swisscom ha una quota dell’11%. 
Da qui la minaccia di ricorrere all’Antitrust europeo per bloccare l’operazione. Ma questo scenario non piacerebbe nemmeno a Enel.
LA POTENZA DEI CONTATORI. Lo scorso anno, quando Telecom e Bassanini litigavano sull’ingresso in Metroweb, il governo fece scendere in campo la sua controllata, ben sapendo che l’operazione dal punto di vista industriale era molto conveniente per tutti. Se Telecom ha centraline anche nei piccoli paesi, Enel ha i contatori in quasi tutte le case degli italiani: e cambiandoli con pezzi più moderni può superare i problemi degli altri gestori sull’ultimo miglio, portando la fibra direttamente nelle abitazioni parallelamente al cavo elettrico. 
Il piano della holding di viale Regina Margherita piace a Vodafone, Wind e Fastweb, non fosse altro perché riduce il potere d’interdizione di Telecom. Ma l’arrivo di Costamagna e Gallia in via Goito ha cambiato le cose.
Mentre il governo Renzi fa fatica a parlare con l’azionista forte di Telecom (la Vivendi di Vincent Bolloré), i due banchieri sarebbero convinti che l’ex monopolista è il partner giusto.
Anche a costo di frenare le mire di Enel, che pure su molti dossier (il canone Rai, la gestione dell’Expo e le politiche di sostenibilità) ha sempre dato una mano al governo.
NE RESTERÀ SOLTANTO UNA. Gli esperti del settore dicono che, visti gli investimenti necessari, l’operazione diventa remunerativa se chi impianta la banda larga nelle grandi città ne diventa anche il gestore e il manutentore. Infatti, l’opera si rifinanzierà proprio con le royalties pagate dalle compagnie telefoniche. Ed è per questo motivo che Telecom non vuole concorrenti in Metroweb. Ed è per lo stesso motivo che Francesco Starace, ad di Enel, è uscito allo scoperto. 
Il manager scelto (Tommaso Pompei) per il dossier non ha ancora presentato il business plan al consiglio di amministrazione dell’utility, previsto per il 22 marzo. Ma Starace ha dichiarato il 10 marzo durante una cerimonia organizzata dalla Staffetta Quotidiana: «Inizieremo a cablare da maggio e non lo faremo da soli».
E ha spiegato che vuole operare nelle aree A e B, quelle più remunerative dove si muoverà Metroweb. 
L'AVVERTIMENTO DI RECCHI. Ventiquattr’ore dopo, Wind ha risposto all’appello. «Il disegno a cui dobbiamo tendere», ha spiegato l’ad Massimo Ibarra, «è quello di una infrastruttura unica dove l'unione fa la forza. Il disegno di Enel mi sembra propedeutico a questo obiettivo e le competenze e le caratteristiche di Metroweb potrebbero essere un ingrediente interessante ad accelerare questo piano».  
Ma nelle stesse ore è arrivato soprattutto l’aut aut a Enel da parte di Telecom.
«Quali sinergie sono possibili», ha dichiarato il presidente dell'ex monopolista dei telefoni Giuseppe Recchi, «si capirà solo quando il regolatore definirà il quadro e darà parametri di prezzo e accesso per il mercato. Noi non stiamo ad aspettare (Enel, ndr), andiamo avanti con il nostro piano, il più grande mai fatto, e a fine marzo raggiungeremo i 1.000 comuni».
Nelle parole dell’ex uomo forte in Europa di General Electric, un manager del settore legge «un chiaro messaggio al governo: decida su quale cavallo puntare e faccia fare un passo indietro a Enel». 

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