Generali, nel 2015 utile in crescita del 21,6%

Miglior risultato in otto anni sul fronte dei profitti. Dividendo a +20%. Il nuovo ad Donnet non scioglie il nodo su Vivendi. 

18 Marzo 2016

Alberto Minali, direttore generale di Generali.

(© Ansa) Alberto Minali, direttore generale di Generali.

Utili in crescita del 21,6%, il miglior risultato degli ultimi otto anni, una nuova governance e un piano industriale che risulta ancora più ambizioso data la difficile fase del mercato finanziario. Il gruppo Generali chiude il 2015 con un utile di 2 miliardi, con premi lordi a oltre 74 miliardi e in crescita del 4,6%. I soci del Leone hanno di che essere soddisfatti: il dividendo è in crescita del 20% a 0,72 euro. E nei piani la cedola dovrebbe aumentare ancora: l'obiettivo è di 5 miliardi complessivi al 2018 e la media del periodo è attualmente di 1,250 miliardi.
PATRIMONIO IN CRESCITA DELL'1,5%. A livello patrimoniale il gruppo ha una posizione rafforzata, con un patrimonio netto in crescita dell'1,5% a 23,6 miliardi. L'indice di Solvency 1 è del 164%, +8% sul 2014. Cresce di 16 punti al 202% l'economic solvency, la solidità calcolata con i principi di solvency 2, applicando il modello interno a tutto il perimetro del gruppo, in particolare al settore Vita e Danni nei principali Paesi di operatività (Germania, Italia, Francia, Repubblica ceca). Il risultato operativo nel 2015 raggiunge i 4.785 milioni (+6,1%), spinto in particolare dal segmento danni (+8,5%). Sul versante della produzione, la raccolta Vita cresce a 53.297 milioni (+6,2%). Cala, invece, la produzione risparmio - anche in linea con la nuova strategia di focalizzazione - ma grazie all'andamento positivo del business unit linked, la produzione in termini di premi annui equivalenti rimane stabile a 5.210 milioni (-0,2%). Il valore della nuova produzione segna invece un -13%.
NUOVA GOVERNANCE DONNET MINALI. «I risultati positivi del bilancio 2015 dimostrano la qualità del piano di turnaround concluso dalla compagnia negli ultimi anni e della strategia avviata l'anno scorso», ha dichiarato il presidente Generali, Gabriele Galateri di Genola. E con queste cifre si apre una nuova fase, guidata dal nuovo amministratore delegato Philippe Donnet, già numero uno di Generali Italia e da Alberto Minali, promosso direttore generale e già responsabile della finanza.
La nuova governance premia la continuità, ma divide le deleghe nel nome di una maggiore «efficienza», ha spiegato lo stesso Donnet. Al direttore generale faranno capo direttamente le divisioni assicurazione, riassicurazione, operations, developement, marketing e data, all'ad quelle countries, investment, comunicazione e risorse umane. 

Donnet su Vivendi: «Deciderò al momento opportuno»

Philippe Donnet, neo ad di Generali.

(© Ansa) Philippe Donnet, neo ad di Generali.

L'esperienza di Donnet a capo di Generali Italia e il profilo internazionale hanno fatto superare anche i dubbi sul suo legame con il finanziere francese Vincent Bolloré, uomo forte di Mediobanca e soprattutto primo azionista di Telecom con Vivendi, attualmente in odore di matrimonio con Mediaset. Donnet non ha però sciolto il nodo della sua presenza nel consiglio di sorveglianza di Vivendi: «Deciderò nel momento opportuno e spero di fare la scelta opportuna».
Il piano industriale resta quello presentato a maggio 2015, già allora ambizioso e oggi ancora di più con l'attuale volatilità dei mercati. Generali per il 2016 si attende di continuare «a perseguire le azioni strategiche della nuova fase di sviluppo, confermando l'obiettivo di operating roe superiore al 13% (nel 2015 centrato al 13,2%, ndr) e migliorando la remunerazione degli azionisti in coerenza con il piano strategico presentato al mercato», spiega la nota del gruppo.
NESSUN COINVOLGIMENTO SU MPS. L'esposizione del Leone, nonostante la fase volatile delle Borse, non dovrebbe destare preoccupazioni: dei 440 miliardi di asset, meno dell'1% sono i titoli delle banche italiane, 45% in obbligazioni senior, e minore dell'1% è anche l'esposizione verso titoli energetici del settore delle commodities, 60 miliardi invece l'investimento in titoli di debito italiani. Il direttore generale Minali ha inoltre smentito l'interessamento del gruppo triestino a entrare in una cordata per Mps: «Non ci è mai stata proposta alcuna iniziativa sul Monte dei Paschi. Non rientra nel nostro piano strategico aiutare le banche». 

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