Google, la pubblicità dei big spender nel mirino della Gdf

Contratto in Italia ma fattura a Dublino per clienti di Mountain View con grosse disponibilità finanziarie. La procura stringe il cerchio.

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04 Febbraio 2016

Il logo di Google.

(© Ansa) Il logo di Google.

I clienti italiani con grosse disponibilità finanziarie non dovevano andare in Irlanda, dove Google ha sede fiscale, per trattare accordi pubblicitari particolari e vantaggiosi.
I big spender del web, quelli che acquistano banner per milioni di euro, e che hanno bisogno di essere posizionati sempre in cima alle ricerche, negoziavano i contratti in Italia e poi li ricevevano già siglati dalla controparte, con tanto di fattura emessa a Dublino.
Questo è il quadro che la procura di Milano ha potuto ricostruire sulle base delle verifiche condotte dalla Guardia di finanza, che ha setacciato il business di Big G nel nostro Paese nel periodo compreso tra il 2009 e il 2013.
Le Fiamme gialle, com'è noto, hanno notificato a Google Ireland Ltd un processo verbale di constatazione, rilevando una presunta evasione fiscale di 227 milioni di euro.
TIM E VODAFONE ASCOLTATI DAI PM. L'evasione sarebbe stata realizzata attraverso una «stabile organizzazione», composta da manager e dipendenti che lavorano a Milano negli uffici di Google Italia. Quello che ancora non è noto, però, è il modus operandi di tale presunta organizzazione.
Secondo quanto risulta a Lettera43.it gli investigatori, non credendo alla magia, hanno ascoltato clienti del calibro di Tim e Vodafone, analizzato documenti, sequestrato e-mail.
IL CANALE DSO DEI CLIENTI GOOGLE. In altre parole, oggetto delle verifiche non sono stati i contratti pubblicitari sottoscritti da piccole imprese o da singole persone fisiche, ma il cosiddetto «canale Dso» (Days sales outstanding) dei clienti Google, cioè le aziende più grandi, cui vengono concessi termini medi di pagamento più lunghi nel tempo.
L'esistenza stessa di un settore di questo tipo, tra i clienti di Google, è già una notizia. Ma i dettagli più interessanti devono ancora arrivare.
QUEI CONTRATTI TRA MILANO E DUBLINO. Secondo fonti vicine all'inchiesta, infatti, tutte le trattative con gli inserzionisti più danarosi e la relativa contrattualistica sarebbero state curate nel nostro Paese da Google Italia.
I contratti, una volta negoziati, sarebbero stati spediti via mail sotto forma di copie a Google Ireland Ltd, per poi tornare a Milano provvisti di firma ed essere successivamente siglati anche dai clienti italiani.
In Irlanda Big G altro non avrebbe fatto che emettere la fattura, mentre l'intera attività di preparazione sarebbe riconducibile alla sua «stabile organizzazione» italiana, cioè a Google Italia. I cui dirigenti e dipendenti, di fatto, lavorerebbero per conto della sede di Dublino.
L'IRES OMESSA E IL GIRO DELLE ROYALTIES. L'escamotage avrebbe consentito a Mountain View di omettere la dichiarazione Ires su redditi per circa 100 milioni di euro, con una presunta imposta evasa di 27 milioni.
Gli altri 200 contestati dalla Guardia di finanza riguardano invece il giro delle royalties, cioè i costi della società irlandese. Che come tutte quelle del gruppo Google, deve pagare i diritti per l'utilizzo del marchio.
Le Fiamme Gialle, però, hanno riscontrato che Google Ireland Ltd avrebbe versato circa 600 milioni di euro di royalties alla sede di Big G di Amsterdam, che a sua volta avrebbe girato la cifra di nuovo in Irlanda, alla Google Ireland Holdings.
La Holdings non solo controlla la prima società, ma ha domicilio fiscale alle Bermuda, un paradiso fiscale dove la tassazione è irrisoria.
Per tutti questi passaggi, Google Ireland Ltd avrebbe dovuto pagare al Fisco italiano una ritenuta del 30%, pari a 200 milioni di euro. Totalmente evasa secondo gli investigatori.
VERSO UN ACCORDO CON IL FISCO. Sul fronte amministrativo, secondo quanto risulta a Lettera43.it, al di là del commento ufficiale della società - «Google rispetta la normativa fiscale di tutti i Paesi in cui opera e continua a collaborare con le autorità» - l'azienda  avrebbe manifestato l'intenzione di voler pagare, trovando un accordo con l'Agenzia delle entrate.
Sul fronte penale, invece, le accuse delle procura di Milano non sono ancora state formalizzate, ma lo saranno a breve, nel giro di pochi giorni.
Il fascicolo è stato assegnato al pubblico ministero Isidoro Palma, che fa parte del pool per i reati finanziari guidato dal procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco.

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