Greggio in calo, le perdite in Borsa dei petrolieri

Da metà 2014, i gruppi dell'oil&gas hanno bruciato 250 mld di capitalizzazione. Shell la più colpita. Soffre anche Eni: -25 mld. E l'Opec prova a correre ai ripari.

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26 Gennaio 2016

La caduta del barile di petrolio da 115 a 30 dollari nell'ultimo anno e mezzo ha schiacciato il valore di Borsa delle grandi compagnie petrolifere europee, che hanno visto evaporare ben 250 miliardi di capitalizzazione.
Per dare un ordine di grandezza, scrive il quotidiano iberico El Mundo, la cifra equivale approssimativamente a un quarto del prodotto interno lordo spagnolo.

 

  • Il valore in Borsa delle compagnie petrolifere europee (in milioni di euro).

 

REPSOL, -51% DI CAPITALIZZAZIONE. Tra le compagnie più colpite dal ribasso del Brent, il petrolio del Mare del Nord, c'è la spagnola Repsol, che ha bruciato il 51% della sua capitalizzazione e ha visto ridurre il suo valore di 13,03 miliardi di euro da giugno 2014. 
Il gruppo Shell ha patito una perdita 73,14 miliardi dal secondo trimestre 2014, quando il petrolio toccava i 115 dollari al barile. Il gigante del settore oil&gas è stato protagonista ad aprile 2015 di una delle più grandi operazioni nel campo dell'energia annunciando la fusione con British Gas, permettendole di diventare il terzo operatore al mondo con un valore di Borsa superiore a 200 miliardi di euro. Oggi la sua capitalizzazione è scesa a 118,46 miliardi. 
ENI HA PERSO 25,6 MILIARDI. Dall'emorragia borsistica non sono esenti l'Eni, con una perdita di 25,6 miliardi, la francese Total (-30,32 miliardi), la norvegese Statoil (-35,51), la britannica Bp (-33,92) e le russe Lukoil e Rostnef, con cali rispettivamente di 9,76 e 25,76 miliardi. 
L'agenzia di rating Fitch ritiene che la soglia dei 30 dollari sarà il punto di non ritorno per molte società: «Sotto quel livello il greggio non è più remunerativo e porterà molti gruppi a chiudere».
Fitch sottolinea che i rating delle aziende sono alti rispetto al livello di indebitamento di Repsol, Total, Shell, Eni e dell'austriaca Omv. Rating che però, garantisce l'agenzia, non saranno toccati se si proseguirà con i tagli alle spese. 
L'OPEC VUOLE RIDURRE LA PRODUZIONE. Intanto l'Opec, l'organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, è corsa ai ripari proponendo all'Unione europea e alla Russia di negoziare un meccanismo di rialzo dei prezzi, il che comporta un accordo per la riduzione della produzione.

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