Iran, l'Italia è prima in Ue per maxi appalti

Fs esporta l'alta velocità a Teheran. Saipem-Eni in prima fila per le pipeline. Mentre le Pmi sono pronte a un nuovo indotto. Roma fa il pieno di commesse.

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17 Febbraio 2016

Dopo la fine delle sanzioni in Iran il brent è sceso, per la prima volta dal novembre 2003, sotto i 28 dollari al barile cedendo il 4,4% a 27,67 dollari.

(© Ansa) Dopo la fine delle sanzioni in Iran il brent è sceso, per la prima volta dal novembre 2003, sotto i 28 dollari al barile cedendo il 4,4% a 27,67 dollari.

Il primo maxi appalto italiano in partenza nella Repubblica islamica è l’alta velocità del trasporto ferroviario Fs a Teheran, a poco più di due settimane dalla visita del presidente iraniano Hassan Rohani a Roma.
Alta velocità anche nelle trattative e nelle procedure legali, a quanto pare.
Mentre i primi carichi di greggio persiano dalla fine dell’embargo viaggiano sulle petroliere in rotta verso l’Europa (4 milioni di barili acquistati dai francesi, dai russi e dagli spagnoli), l’Italia esporta nell’ex Persia 5 miliardi di euro tra materiale, progetti e know-how, per le grandi infrastrutture su rotaia.
FS LEADER IN IRAN. Il 26 gennaio scorso il ministro dei Trasporti Graziano Delrio aveva firmato un memorandum con l’omologo iraniano Abbas Akhoundi, nella delegazione di Rohani, per «creare le condizioni» affinché «Ferrovie dello Stato, con una forte leadership», diventassero il «principale partner dello sviluppo della rete ferroviaria iraniana».
A febbraio il viaggio dell’amministratore delegato di Fs Renato Mazzoncini a Teheran, volato a incontrare il presidente delle ferrovie iraniane Rai Our Sayed Aghaei, ha concretizzato un pacchetto che prevede la «progettazione, la costruzione e la messa in servizio delle linee alta velocità Teheran-Hamadan e Arak-Qom».
LA TORTA DELL'ALTA VELOCITÀ. Poi il test center delle ferrovie iraniane, per le prove sia infrastrutturali sia dei treni, progettato dalla Italcertifer. Italferr, altra società del Gruppo Fs, assisterà inoltre la Rai nella costruzione della tratta dell’alta velocità Teheran-Qom-Isfahan, di circa 400 km.
Le due grandi società statali collaboreranno anche nella ricerca di materiale rotabile, per tutte le linee, e nella formazione del personale delle ferrovie iraniane.

Ferrovie e petrolchimico: i grandi gruppi italiani investono in Iran

Hassan Rohani e Matteo Renzi.

(© Ansa) Hassan Rohani e Matteo Renzi.

Entro il 2025 l’Iran, che il 26 febbraio si appresta a votare il nuovo Parlamento, programma di estendere i collegamenti su rotaia da 10 mila a 25 mila km, 7.500 dei quali già in costruzione, ampi deserti e montagne da solcare per i Frecciarossa.
Ma, ha dichiarato anche il premier italiano Matteo Renzi, «con l'Iran è solo l’inizio di un cammino», è in dirittura d’arrivo una catena di contratti con le grandi aziende energetiche e della difesa e i colossi della cantieristica e della siderurgia italiane.
«Molte banche iraniane hanno attivato il code swift (il codice standard per i trasferimenti di denaro nelle transazioni internazionali, ndr), ma concretamente non è ancora operativo, bisognerà attendere un altro mese per far ripartire tutti i movimenti, c'è grande attesa perché davvero tutto si sblocchi», racconta a Lettera43.it Hooman Mirmohammad Sadeghi, esperto iraniano di economia e commercio internazionale e consulente per le imprese che vive in Veneto.
L'ATTESA DELLE PMI. A gennaio era a Teheran per l’esposizione Contract Made in Italy di Pordenone Fiere per sondare il terreno e «se decolleranno gli affari dei grandi gruppi, i contratti con l’Iran si estenderanno a pioggia alle piccole e medie imprese italiane. Ma tra questi indotti e la filiera persiana bisognerà creare almeno un ente di raccordo e di pianificazione di marketing custruito su quel tipo di mercato», spiega.
Si parte innanzitutto dal petrolchimico. Se sulle forniture di greggio Eni si è fatta scavalcare dai francesi di Total, dai russi di Lukoil e dagli spagnoli di Cepsa, preferendo definire bene gli accordi sui crediti pregressi (circa 800 milioni di dollari, per impianti costruiti negli Anni 90) e la contrattualistica, Teheran ha ribadito la «posizione di privilegio della compagnia italiana», a fronte di una concorrenza folta e agguerrita.
DUE FILONI PER SAIPEM. Il Cane a sei zampe, dicono gli iraniani, «non ha interrotto» mai completamente i rapporti con l’Iran, neanche durante le sanzioni, e «ha sempre rispettato gli impegni presi».
Sulle pendenze l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha anticipato che è stato trovato un «accordo di compromesso soddisfacente tra le parti».
E non a caso Saipem, colosso di perforazioni e montaggi dell’Eni, ha siglato come Fs due protocolli d’intesa di «potenziali cooperazioni» per circa altri 4 miliardi in investimenti con la National iranian gas company (Nigc) e la Persian oil & gas company iraniane.

Germania indietro sugli appalti. Khamenei blocca gli Usa

La mappa del maggiore giacimento mondiale di gas tra Iran e Qatar, nel Golfo persico.

(© Wikipedia) La mappa del maggiore giacimento mondiale di gas tra Iran e Qatar, nel Golfo persico.

Sul piatto, l’ammodernamento delle raffinerie di Pars Shiraz e Tabriz e soprattutto la realizzazione di gasdotti della rete Igat (Iran Gas Trunkline) per quasi 2 mila km, nell’ambito del maxi piano di Teheran - affossato dall’embargo degli Usa - per trasportare verso il Nord del Paese e all’estero il gas naturale degli immensi giacimenti del North Dome-South Pars: a oggi i maggiori al mondo, condivisi con il Qatar nel Golfo persico, circa 14 trilioni di gas naturale e 18 miliardi di barili di gas condensato, secondo le stime dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iae).
I protocolli preliminari tra Saipem e la Nigc riguardano la cooperazione per l’Igat9, la pipeline progettata dagli ingegneri iraniani per esportare il gas in Europa dal terminal del South Pars nel porto di Asaluyeh (attraverso l’Azerbaijan, il Kurdistan e la Turchia), e per l’Igat 11, la conduttura per il fabbisogno interno verso Teheran e Mashhad (attraverso Bushehr, Fars, Yazd, Isfahan and Semnan).
IL PRIMATO DELL'ITALIA. Grandi competitor sono la Germania, primo partner commerciale dell’Iran nell’Ue dopo l’Italia, la Francia, seconda tappa del viaggio europeo di Rohani, e gli Usa, pronti a sbarcare nella Repubblica islamica come a Cuba con le loro multinazionali delle comunicazioni.
«Chi però ha ottenuto di più dalla caduta delle sanzioni per ora sono gli italiani», conferma Sadeghi, «con un elenco la Guida Suprema Khamenei ha stoppato alcuni business degli Usa in Iran. La Germania resta leader nell’export ma è indietro nelle commesse e la Francia ha stretto accordi commerciali soprattutto nel comparto automobilistico e dell’aviazione civile. Il grosso degli appalti delle grandi infrastrutture e del comparto industriale è andato ai gruppi italiani».
DALLA SIDERURGIA ALL'AVIAZIONE. Nell’ordine, il colosso siderurgico Danieli di Udine ha chiuso accordi per 5,7 miliardi di fornitura di macchine e impianti ad aziende iraniane nella joint venture Persian Metallic. La controllata di Fincantieri Isotta Fraschini si è aggiudicata una commessa di 400 milioni per 600 propulsori marini e 70 locomotori ferroviari.
Anche il gruppo Gavio, attraverso la società di costruzioni Itinera, ha firmato appalti nel settore del trasporto su rotaia. E ha infine irritato gli americani (che hanno in Iran hanno grossi piani d’investimento della Boeing) la maxi commessa di Atr, società aeronautica controllata da Finmeccanica ed Airbus, con Iran air per la fornitura di 20 Atr 72-600 di nuova generazione e un’opzione per altri 20.
In fieri ci sono memorandum d’intesa tra i dicasteri italiani e il ministero del Petrolio, dell’Industria e delle Miniere, dell’Agricoltura e della Salute della Repubblica islamica. La milanese Pessina costruzioni ha siglato un’intesa preliminare per costruire e gestire in project financing, per la parte non sanitaria, cinque ospedali iraniani. E ci sono tre protocolli d’intesa tra Teheran e il porto di Trieste.

 

Twitter @BarbaraCiolli

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adl 17/feb/2016 | 12 :53

QUALE STRATEGIA E' ...................................................
...IN CAMPO ENERGETICO E quindi necessariamente geopolitico, mandare all'aria il progetto SOUTH STREAM per obbedire da brave pecorelle ai diktat OBAMUEIANI coerenti con le sanzioni alla Russia, per poi correre in IRAN per cercare di far recuperare con i nuovi contratti le miliardate perse con LA RUSSIA ???????
Nel durante mentre FINMECCANICA vendeva a piene mani armi ai SAUDITI, SAIPEM perdeva miliardi di commesse dalla RUSSIA, creando ad ENI qualche problemino di recupero crediti per i finanziamenti erogati alla controllata, recuperati poi con l'aumento di CAPITALE di SAIPEM, ovvero per dirla in gergo dantesco, CON IL SUPERBO STRUPO dei piccoli azionisti in favore degli ingegneri finanziari delle banche d'affari che ne hanno architettato l'operazione.
QUANTI DEI 57 MILA AZIONISTI FOXXUTI NEL SILENZIO ASSOLUTO ED ASSORDANTE DEL SISTEMA MEDIATICO POLITICAMENTE CORROTTO, TORNERANNO A FARSI FOXXERE IN BORSA ?????????

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