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Economia 

OCCUPAZIONE

Lavoro, Berlino inizia a tagliare

Anche in Germania alcune aziende prevedono riduzione del personale. Ma le previsioni per il 2013 sono meno nere.

di Pierluigi Mennitti

da Berlino

Un'ondata di licenziamenti in molte imprese di rilievo sembra mettere in discussione le cifre ottimistiche che accompagnano l'economia tedesca, finora risparmiata dai venti di crisi che spirano quasi ovunque nel resto d'Europa. Consorzi di primo piano, nell'industria e nel commercio, hanno annunciato nei giorni scorsi la necessità di provvedere a sfoltire gli organici. Alcuni di essi hanno scritto la storia del successo economico post-bellico della Germania e il fatto che oggi siano costretti a inviare lettere di licenziamento suscita più di qualche preoccupazione.
I MANAGER MESSI ALLA PORTA. Opel, dopo aver liquidato il 12 luglio l'amministratore delegato Karl-Friedrich Strake per non essere riuscito a invertire la rotta negativa dell'azienda, ha ora comunicato la decisione di voler mettere alla porta centinaia di manager, mentre crescono le preoccupazioni sulla sorte di alcuni stabilimenti tedeschi.
MIGLIAIA DI LAVORATORI A RISCHIO. La società di spedizioni Neckermann ha avviato la procedura di insolvenza e 2.400 lavoratori tremano per il loro futuro. Il consorzio energetico Rwe, penalizzato dalla decisione del governo di abbandonare l'energia nucleare, ha appena avvisato che agli 8.000 esuberi già in cantiere sarà necessario aggiungere almeno 2.000 ulteriori licenziamenti. E i grandi magazzini Karstadt, acquisiti appena due anni fa dall'investitore tedesco-americano Nicolas Berggruen salutato come il salvatore della patria (merceologica), è pronto a tagliare 2.000 posti di lavoro entro il 2014. A tutto questo si aggiunge la catastrofe di Schlecker che ha mandato a spasso i 20 mila lavoratori sparsi nelle filiali di tutto il Paese.

Nessun allarme: non si tratta di una crisi diffusa

Messi uno in fila all'altro, questi numeri fanno venire i brividi. Ma gli esperti, interpellati dal Berliner Morgenpost, invitano a non drammatizzare e rassicurano: si tratta di casi specifici, legati alle difficoltà contingenti di determinate aziende, non è alle porte alcuna ondata massiccia di licenziamenti. «Sono vicende che non hanno nulla a che fare con una tendenza congiunturale in economia e nel mercato del lavoro», ha detto Kai Carstensen dell'Ifo Institut di Monaco di Baviera, «anche se quest'ultimo ha mostrato segnali di minor dinamismo rispetto al boom degli ultimi anni. La tendenza resta tuttavia improntata a una crescita dei posti di lavoro, sebbene con uno slancio più affievolito».
RAPIDE ALTERNATIVE A CHI PERDE IL LAVORO. Finora il mercato ha attenuato bene le difficoltà di alcuni settori imprenditoriali, offrendo rapide alternative a chi perdeva lavoro. È stato anche il caso di alcuni licenziati di Schlecker: specie nelle regioni più dinamiche molti di loro sono già riusciti a trovare un nuovo impiego.
«La costruzione di occupazione è un processo lento mentre nelle grandi imprese la scelta di licenziare migliaia di addetti avviene spesso in un solo giorno», ha affermato Oliver Stettes dell'Istituto tedesco di economia di Colonia enfatizzando gli aspetti emozionali con cui si seguono queste vicende, «per questo l'opinione pubblica percepisce con maggiore impressione la notizia di un licenziamento di massa. Quel che sta avvenendo a karstad, Opel o Rwe non può essere preso come misura per giudicare l'evoluzione complessiva del mercato del lavoro tedesco».
IL BOOM DELL'OCCUPAZIONE NEL 2008. Dal 2008, anno dell'ultima crisi congiunturale che ha colpito la Germania, il Paese ha vissuto un vero e proprio boom dell'occupazione. «Da aprile 2010 ad aprile 2012 le imprese hanno creato 1 milione 300 mila posti di lavoro contrattualizzati», ha contabilizzato la Morgenpost, «41 milioni e 600 mila tedeschi risultano in attività (un record) e il numero dei disoccupati è sceso a 2 milioni 800 mila, miglior risultato dai tempi della riunificazione».
IL MIRACOLO ECONOMICO NON È MORTO. Questo miracolo economico non è giunto al capolinea, almeno secondo gli esperti, nonostante i licenziamenti di alcune grandi aziende facciano pensare il contrario. L'agenzia federale per il lavoro, lo speciale organismo statale che segue l'andamento del mercato, ha concordato con le analisi degli istituti privati: «Il dinamismo è scemato negli ultimi tempi, come hanno indicato anche le statistiche mensili, ma non vi è alcun segnale di un'inversione di tendenza nella crescita dell'occupazione. Anche in periodi di vacche grasse si è sempre in presenza di fenomeni di licenziamento legati al cattivo andamento contingente di alcune imprese».
MANCA LA MANODOPERA SPECIALIZZATA. Quel che appare invece evidente è che il settore commerciale sembra soffrire più di altri un momento delicato, dovuto probabilmente a grandi cambiamenti che lo interessano a livello strutturale. «Il problema vero nel mercato del lavoro resta di tutt'altro segno», ha sostenuto Peter Englisch, partner di Ernst&Young, «ed è rappresentato dalla mancanza della richiestissima manodopera specializzata. Le imprese tedesche si sono ormai in gran parte orientate alle esportazioni e cercano, senza trovarli, ingegneri, tecnici e operai altamente qualificati».
PREVISIONI OTTIMISTICHE PER IL 2013. Stettes si è lanciato in una previsione rosa: «Siamo convinti che nel 2013 il numero dei disoccupati in Germania scenderà ancora di 200 mila unità fino a 2 milioni 600 mila». L'unica cosa che potrebbe davvero spegnere l'ottimismo è un ulteriore peggioramento della crisi europea, specie se questo dovesse riflettersi sulle economie dei Paesi asiatici. È lì, più che in Europa, che risiede la vera cassaforte dell'attuale miracolo economico tedesco.

Venerdì, 20 Luglio 2012


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