IL CASO

Malvestiti, l'innovazione non va in crisi

Nella Brianza che affonda, l'azienda meccanica è una mosca bianca. Scelta dal Cern per realizzare i componenti del superacceleratore Lhc, conta 220 dipendenti e ha un fatturato da 57 milioni di euro.

di Silvia De Bernardin

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23 Dicembre 2012

Imparare a precorrere i tempi. Perché la concorrenza si batte solo arrivando prima degli altri. Una regola semplice che, in tempi di crisi, può costituire un’ancora di salvezza.
Così è stato per la Malvestiti, azienda brianzola specializzata in produzione di stampi industriali che continua a ottenere utili in una provincia pesantemente indebolita dalla congiuntura negativa.
UN'ECCEZIONE IN BRIANZA. Lo dimostrano le ultime rilevazioni della Camera di Commercio che, per il terzo trimestre del 2012, hanno registrato performance negative dell’intero comparto dell’industria manifatturiera locale.
Rispetto allo stesso periodo del 2011 sono calati tutti gli indicatori: fatturato (-0,2%), produzione (-3,8%) e occupazione (-0,9%). E un sondaggio di Confapi Industria Monza e Brianza, l’associazione di categoria che riunisce le piccole e medie imprese del territorio, rileva come per l’ultimo periodo del 2012 le imprese prevedano un calo degli ordini del 40% con un effetto a catena su produzione (-36%) e fatturato (-38%).
SCELTA DAL CERN. Ma lo scenario sembra non sfiorare la Malvestiti il cui fatturato è cresciuto del 12% nel 2011.
L'azienda è stata scelta dal Cern di Ginevra per realizzare il 70% della componentistica strutturale dei magneti che costituiscono il superacceleratore Lhc, il tunnel nel quale per quattro anni si sono rincorse le particelle che lo scorso luglio hanno portato all’eccezionale scoperta del bosone di Higgs.
«Il nostro segreto sono l’innovazione e la ricerca. Da sempre cerchiamo di essere aggiornati sulla tecnologia per non doverla subire. Facciamo quello che gli altri non sanno fare, lavoriamo sulle nicchie ad alta precisione. E la strategia finora si è rivelata vincente», racconta a Lettera43.it il presidente Gianfranco Malvestiti, figlio del fondatore, che ora guida la società assieme ai fratelli Claudio e Alberto, tutti ingegneri.
FATTURATO DA 57 MLN DI EURO. Il padre, Ernesto Malvestiti, era un operaio della Magneti Marelli. Nell’aprile del 1945, a guerra appena conclusa, decise di mettersi in proprio e specializzarsi nella costruzione di stampi per le industrie milanesi impegnate nella ricostruzione.
Ora la sua azienda conta due stabilimenti, a Cinisello Balsamo e Muggiò, 220 dipendenti e un fatturato da 57 milioni di euro, in crescita rispetto all’anno precedente. Fu grazie alla lungimiranza di Ernesto, raccontano i figli, che a metà degli Anni ’50 la Malvestiti riuscì a introdurre nella produzione industriale italiana le parti trancianti in carburo di tungsteno e, una decina di anni dopo, la tranciatura fine a altissima precisione. Una rivoluzione per il settore.

L’upgrade della macchina che ha scoperto la “particella di Dio” è previsto per il 2018

Nel corso dei decenni la fabbrica è cresciuta, ha puntato sull’automazione per ridurre i costi ma, per politica aziendale, ha deciso di non tagliare il personale.
Nel 2009, i primi contraccolpi della crisi si sono affacciati anche alle porte dei due stabilimenti di Cinisello e Muggiò. «Abbiamo avuto un leggero calo di ordini, ma siamo riusciti a risolvere la situazione con un mese di cassa integrazione a turno per tutti i lavoratori», spiega l'industriale, «e anche questa è una lezione di nostro padre. L’azienda è della famiglia ma anche i dipendenti ne fanno parte: se funziona, infatti, è merito dei suoi collaboratori. Per questo abbiamo sempre evitato i tagli al personale che, anzi, è costantemente cresciuto nel corso del tempo».
UNA SCUOLA PER I GIOVANI. Senza contare che la Malvestiti ha rappresentato anche un'ottima occasione di formazione: «Abbiamo cercato il personale negli istituti della zona per formare dipendenti giovani, che potessero crescere professionalmente assimilando la nostra mentalità aziendale».
Ed è stato anche grazie all’alta specializzazione dei suoi operai se - all’inizio degli Anni ’90 - la Malvestiti ha iniziato a collaborare con il Cern per il progetto del superacceleratore.
TECNICHE INNOVATIVE. Dieci anni segnati da studi sui materiali, prototipi e soluzioni tecniche innovative che, elaborate inizialmente per l’Lhc, sono nel frattempo diventate patrimonio del settore a livello mondiale.
Nel 1998 è arrivato il bando internazionale per la produzione in serie dei collari d’acciaio che costituiscono il tunnel. Forte dell’esperienza maturata, la Malvestiti ha sbaragliato la concorrenza estera portandosi a casa l’85% della fornitura.
Una commessa da 10 milioni di euro per la realizzazione di 15 milioni di pezzi tranciati ad altissima precisione. «Abbiamo messo a disposizione le nostre conoscenze sui materiali e siamo molto orgogliosi di aver preso parte a questo progetto», racconta con soddisfazione Malvestiti.
ELETTROMECCANICA D'ECCELLENZA. L’upgrade della macchina che ha scoperto la “particella di Dio” è previsto per il 2018 e l’azienda brianzola è già stata contattata per partecipare al progetto.
Intanto, insieme con l’Istituto nazionale di fisica nucleare, lavora anche sul secondo prototipo di un magnete superconduttore per la cura dei tumori.
«L’elettromeccanica di eccellenza costituisce il 30% della nostra produzione ed è un fiore all’occhiello per l'azienda. Il restante 70% al settore automobilistico. Se si calcola che in Europa sono state immessi sul mercato 2 milioni di auto in meno, si capisce che la situazione non è facile. Ma noi», sorride Malvestiti, «continuiamo a rimanere ottimisti».

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