Milan, 30 anni di Berlusconi: il club adesso è a un bivio

La trattativa con Bee è ferma. Ora spunta Alibaba. Ma gli ostacoli non mancano. Dopo 30 anni di Cav, il club è in crisi di identità: rinascita o declino definitivo?

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20 Febbraio 2016

Sabato 20 febbraio Silvio Berlusconi e il Milan festeggiano 30 anni di matrimonio.
Tanti bei ricordi, 28 titoli inclusi otto scudetti e cinque Champions League, ma anche un recente declino sfociato nell'apertura di trattative per la vendita di quote di minoranza del club rossonero.
L'imprenditore Berlusconi ha avuto il merito di prendere nel 1986 una società fortemente indebitata e a rischio fallimento trasformandola in una delle squadre più vincenti della storia calcistica.
LA RIVOLUZIONE DEL CAV. Una rivoluzione avvenuta nel nome di bel gioco, investimenti milionari e abilità comunicativa, e che ha toccato con Arrigo Sacchi, Fabio Capello e Carlo Ancelotti i suoi punti più alti.
Ma negli ultimi anni la progressiva disaffezione dello stesso Berlusconi e le scelte societarie discutibili (dal doppio amministratore delegato Barbara Berlusconi-Adriano Galliani fino alle sessioni di mercato votate al risparmio) hanno contrbuito a sbiadire i ricordi del passato.
Nel frattempo, gli equilibri del calcio internazionale si sono spostati sempre più verso il Dio denaro orientale. Lo stesso che ora bussa anche alla porta di Arcore.
TRATTATIVA CON BEE IN STALLO. Chi si è fatto avanti finora in maniera più decisa è il broker thailandese Bee Taechaubol.
Ma i manager di Fininvest che sono volati in Cina a gennaio per incontrarlo non sono tornati con in tasca l'accordo sulla base di 480 milioni di euro per il 48% della società (come era stato stabilito a giugno 2015).
Irritata da questa situazione, la holding della famiglia Berlusconi ha ascoltato nuovi potenziali investitori interessati all'affare, sempre per le stesse cifre.
FUTURO DEL CLUB IN BILICO. Ma i dubbi legati al reale valore del Milan, alle turbolenze dei mercati asiatici, ai risultati sportivi di questa stagione e alla mancanza di uno stadio di proprietà hanno 'raffreddato' qualsiasi trattativa in corso.
Lasciando un grande punto di domanda sul futuro del club, soprattutto se dovesse rimanere interamente nelle mani dei Berlusconi.
MR. BEE, IL TEMPO STA PER SCADERE. Fonti vicine a Fininvest contattate da Lettera43.it hanno fatto sapere che il negoziato con Mr. Bee non è ancora saltato, ma i tempi si sono allungati a causa dei ripetuti passi indietro del broker thailandese che hanno portato a questa fase di stallo.
Taechaubol ha preso tempo, rinviando più volte il closing, per cercare nuovi partner in grado di aiutarlo a sostenere la spesa di 480 milioni di euro.
FININVEST SI GUARDA INTORNO. Un indizio sul fatto che qualcuno nella sua cordata (che comprende Ads Securities, società di brokeraggio con sede ad Abu Dhabi, e China Citic Bank, banca commerciale che fa capo al governo di Pechino) starebbe seriamente ripensando all'ipotesi di pagare quella cifra o, almeno, vorrebbe ridurre l'investimento.
Ora però la holding di casa Berlusconi, da sempre molto cauta sull'esito del negoziato, pretende a breve garanzie di copertura economica per chiudere l'affare, probabilmente entro l'estate 2016, altrimenti è pronta a dire addio al cosiddetto piano Bee.

Gli investitori interessati: uno è cinese (Alibaba), l'altro mediorientale

Il numero uno di Alibaba, Jack Ma.

(© GettyImages) Il numero uno di Alibaba, Jack Ma.

Le alternative comunque non mancano.
Negli ambienti di Fininvest, al di là dei «no comment» ufficiali, si parla di almeno altri due soggetti stranieri che potrebbero acquistare una quota di minoranza del club.
Uno di questi, rivelano le fonti di Lettera43.it, è cinese.
Si tratterebbe del colosso dell'e-commerce Alibaba, che tramite la sua divisione dedicata agli investimenti nello sport ha già acquistato il 50% del Guangzhou Evergrande, da anni ai vertici del calcio cinese e asiatico.
IN CORSA ANCHE LA CONGLOMERATA FOSUN. Inizialmente sul tavolo c'era solo un accordo commerciale, non la cessione di quote azionarie, ma Alibaba avrebbe chiesto di iniziare una due diligence sul Milan per valutare l'affare.
L'altro possibile acquirente, secondo il Sole24Ore, viene dal Medio Oriente, anche se non è ancora nota l'identità.
In corsa c'è anche la conglomerata cinese Fosun, che spazia dall’immobiliare alle assicurazioni fino all'intrattenimento.
TURBOLENZE SUI MERCATI ASIATICI. Restano però diversi fattori di preoccupazione: in primo luogo le fibrillazioni dei listini orientali hanno creato un clima di panico e incertezza generale per cui sarebbe più difficile «la valorizzazione e la commercializzazione del marchio Milan in particolare nei Paesi asiatici», come concordato nell'ipotesi di accordo di giugno 2015, anche attraverso la quotazione in Borsa a Hong Kong o Singapore.
Lo stesso Berlusconi ha confermato che «la crisi sui mercati cinesi ha influito» sul rinvio delle trattative con Bee.
VALUTAZIONE DI 1 MILIARDO TROPPO ALTA. In secondo luogo, la valutazione del club pari a 1 miliardo di euro continua a sembrare eccessiva a esperti e non (secondo Forbes il valore del Milan, a maggio 2015 si attestava a circa 690 milioni di euro).
Ma Fininvest al momento non intende scendere dalla cifra di 480 milioni per il 48% della società rossonera.
Una richiesta di fronte alla quale le nuove realtà finanziarie interessate al Milan potrebbero fare un passo indietro.

Stadio, conti e risultati: quante incognite se il Milan resta ai Berlusconi

Marina Berlusconi, primogenita di Silvio.

(© Imagoeconomica) Marina Berlusconi, primogenita di Silvio.

Un altro freno è rappresentato dalla decisione del Milan di rinunciare all'area del Portello dove sarebbe dovuto nascere il nuovo stadio di proprietà su cui puntava l'amministratore delegato Barbara Berlusconi.
Ora sarà difficile trasformare San Siro (gestito insieme all'Inter e di proprietà del Comune) in un business redditizio e chi vorrà acquistare quote di minoranza del Milan dovrà quindi farsi carico del problema-stadio, coi relativi costi, che altrimenti graveranno ancora sulle casse dei Berlusconi.
LA CHAMPIONS È LONTANA 6 PUNTI. Inoltre rischiano di essere molto importanti i risultati sportivi di questa stagione, con gli aspiranti nuovi soci che potrebbero decidere di sfilarsi se la squadra non dovesse andare in Champions League (i rossoneri al momento sono sesti, a -6 dal terzo posto della Fiorentina), sia per questioni di guadagno economico - la qualificazione vale circa 30 milioni di euro - sia di visibilità.
MARINA SPINGE PER CEDERE IL CLUB. Berlusconi, tra l'altro, vuole restare azionista di maggioranza, ma secondo indiscrezioni la figlia Marina spinge per cedere tutto il club, così da non dover più far fronte al rosso in bilancio (nel 2014 perdita netta di 91,28 milioni e debiti per 246,8 milioni) né investire nella campagna di rafforzamento della squadra (86 milioni spesi la scorsa estate).
IL RISCHIO DI UNA CRISI D'IDENTITÀ. «Presidente a vita? Stiamo a vedere come andranno i prossimi 30 anni e poi decideremo», ha scherzato Silvio in un'intervista alla Gazzetta dello Sport. «Voglio due finali di Champions in cinque anni». Ma poi ha fatto un'affermazione più realistica: «L’apporto di energie e capitali freschi è necessario».
Anche perché l'alternativa - poco gradita ai tifosi - è quella di prolungare a oltranza una crisi di risultati, dentro e fuori dal campo, che dura già da anni.
E che alla lunga può diventare una 'pirandelliana' crisi d'identità.

 

Twitter @gperrone86

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