Economia
TIVÙ
Rai, il baratto del Prof
In viale Mazzini arriva l'austerity. Il Pdl protesta. Ma il Cav ottiene l'ok sulle frequenze del digitale terrestre.
di Renato Stanco
Altro che vento Monti. A Viale Mazzini è arriva la Bora. E come il vento che spazza Trieste, costringendo i cittadini a reggersi agli scorrimano, il tandem Gubitosi-Tarantola (direttore generale il primo, presidente del consiglio di amministrazione la seconda) ha fatto pulizia delle vecchie regole, imponendo al board della Rai un nuovo modo di operare, in linea con la logica di un’azienda che vuole essere competitiva sul mercato.
I CONSIGLIERI CHE SI SONO ASTENUTI. Ma che non piace affatto ai consiglieri di amministrazione indicati dal Pdl che, fedeli alla propria linea, si sono astenuti al momento del voto. Un’azione dimostrativa, quella degli uomini del Cavaliere, più che di sostanza, visto che il quarto amministratore in quota Pdl e Lega, ovvero l’imprenditrice stregata dalla politica Luisa Todini, ha votato con la maggioranza, sposando la linea dettata dal governo.
LA LIBERTÀ DEI NUOVI VERTICI DI VIALE MAZZINI. Insomma, come aveva chiesto il premier Mario Monti, i nuovi vertici di viale Mazzini potranno fare e disfare a loro piacimento, avendo ridotto ai minimi termini il margine di azione del consiglio di amministrazione. Consiglio che, fino a ieri, aveva un forte potere d’interdizione, che hanno sperimentato Mauro Masi prima e Lorenza Lei poi.
Anzi, giova ricordare che Masi, manager della politica portato a viale Mazzini da Berlusconi, lasciò la Rai proprio perché non poteva agire in autonomia, vista l’azione di boicottaggio del consiglio di amministrazione.
La firma di contratti fino a 10 milioni di euro
Ora gli uomini di Monti hanno completato il lavoro iniziato dall’ex direttore generale, oggi amministrazione della Consap. In sostanza il presidente Anna Maria Tarantola e il direttore generale Luigi Gubitosi potranno firmare contratti fino a 10 milioni di euro, con un’operazione congiunta, mentre il direttore generale potrà operare in proprio sino a 2,5 milioni di euro.
IL NUOVO METODO PER LE NOMINE. Ma la vera rivoluzione riguarda le nomine, elemento attorno al quale il Pdl berlusconiano ha costruito il proprio potere a viale Mazzini. Da oggi cambia tutto. Il consiglio di amministrazione, infatti, ha approvato il conferimento di maggiori deleghe al presidente: ha votato per parti separate le deleghe concernenti i limiti di spesa (6 voti favorevoli e 2 astenuti, ovvero i consiglieri in quota Pdl) e quelle riguardanti le nomine dei dirigenti di primo e secondo livello dei settori non editoriali (5 voti favorevoli e 3 astenuti, Verro, Rositani e Piliati indicati dal Pdl).
TARANTOLA NON HA VOTATO. E per dimostrare quanto sia forte il peso del vento Monti a viale Mazzini, il presidente Tarantola non ha preso parte alla votazione. E non è un fatto da poco. In questo modo l’ex direttore generale di Bankitalia ha dimostrato di rispondere solo a Palazzo Chigi e non alle segreterie di partito, e di non aver affatto timore della legge Gasparri, usata come una clava dal Pdl per bloccare il cambio delle regole.
NIENTE PIÙ MEGAFONO DELLA MAGGIORANZA. Il punto è che l’attuale board non ha agito sulla legge ma ha fatto leva sullo Statuto della Rai. Un dettaglio che rafforza l’azione dei tecnici a viale Mazzini. La sensazione, a questo punto, è che il governo vuole davvero “normalizzare” la Rai, riportandola ad essere un vero servizio, e non il megafono della maggioranza di turno.
Il rischio, semmai, è l’eccesso di normalizzazione. Ovvero far diventare la tivù pubblica l’house organ di Palazzo Chigi.
A vedere come si è già riposizionato il Tg1, con servizi a tutto tondo sull’operato del governo, il rischio è più che concreto. Anche perché Monti, nel caso in cui dovesse correre per il Quirinale dopo la parentesi di Palazzo Chigi, ha bisogno di una Rai piegata ai suoi voleri, e non contraria se non proprio ostile.
LE FREQUENZE DEL DIGITALE TERRESTRE. Il contrappasso di tutto questo, ovviamente, riguarda Silvio Berlusconi che ha ottenuto il via libera sulle frequenze del digitale terrestre, per 20 anni, dal ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera. Un bel premio per aver aperto le porte di viale Mazzini agli uomini di Monti che, molto sobriamente, l’hanno occupata. Anzi, commissariata, come si addice ai tecnici che fanno i politici.
Giovedì, 19 Luglio 2012
(3)
antonioc 20/lug/2012 | 10:24
MONTI
questo MONTI sta distruggendo abbastanza questo paese , lui e tutti quelli come lui. facciamo piazza pulita su questo paese di merd..... altrimenti i nostri figli sempre più se ne andranno
DEMARIAELIO 19/lug/2012 | 22:42
Stipendi
Perche' non parlate degli stipendi del D.G. nominato da Montii e di quella precedente?
feltrin 19/lug/2012 | 20:41
HEI REDAZIONE, DEL FISCAL COMPACT NEANCHE UN ACCENNO?
Oggi abbiamo consegnato lo stato Italiano ai magnacci Europei, abbiamo perso la sovranità di casa nostra e tutti i media tacciono......siamo vicini alla guarra civile!
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