Non solo Oldani: gli chef stellati si danno allo spot

Oldani presta il proprio volto alla pubblicità Tim. Prima di lui Cracco, Marchesi, Barbieri. Lo chef Scibilia a Lettera43: «Così depauperano il nostro mestiere». 

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13 Marzo 2016

L'ultimo a cedere alle lusinghe dei pubblicitari è stato Davide Oldani.
Da domenica 6 marzo 2016 il guru delle cipolle caramellate è protagonista del nuovo spot tivù di Tim Impresa Semplice.
Non è una prima assoluta: già nel 2014 il proprietario del ristorante D'O aveva prestato il proprio volto a Samsung, destreggiandosi, tra un manicaretto e l'altro, tra tablet e smartwatch.
PUBBLICITÀ COME ANTI-CRISI. Insomma, da Cracco a Bottura, nessun grande cuoco sembra insensibile al richiamo delle sirene pubblicitarie.
«C'è grande crisi nel settore perché l'alta cucina ha costi elevati: più sono le stelle più il locale costa. E l'unica soluzione, spesso, è darsi alle réclame», spiega a Lettera43.it lo chef Matteo Scibilia dell'Osteria della Buona Condotta di Ornago, nel 2009 consigliere del ministro dei Beni culturali per la tutela della cucina italiana.  

Gli chef negli spot: Marchesi, Bottura e le patatine di Cracco 

Davide Oldani per Tim.

Davide Oldani per Tim.

Anche il padre nobile della nuova generazione di chef, Gualtiero Marchesi, fondatore della cucina italiana moderna, nel 2011 scese dall'Olimpo dell'haute cuisine per mettersi al servizio di una multinazionale del fast food.
L'ideatore del risotto oro e zafferano, tristellato Michelin, creò due panini, Vivace e Adagio, e un dolce, Minuetto, per McDonald's.
Un'operazione di marketing durata appena tre settimane, ma tanto bastò a far storcere il naso ai puristi.
CRACCO TRA BAGNI E MODA. Il suo discepolo Carlo Cracco è un altro habitué del mondo pubblicitario.
Ormai celebri le sue patatine San Carlo reinventate e guarnite come per essere servite a un ricevimento.
Ora lo troviamo anche a mollo in una vasca da bagno Scavolini.
Ma Cracco, algido idolo delle donne, non disdegna neanche la moda sportiva e si infila tute e scarpe Diadora esibendo una serie di sguardi da bel tenebroso.
BARBIERI E I CORSI ONLINE. Non si nega ai pubblicitari neanche il suo collega di Masterchef Bruno Barbieri. Anzi.
Dopo aver infilato l'indice nei barattoli di datterino giallo e pomodorino ''Così Com'è'' con esibita golosità, ha prestato il suo volto (che è finito nelle etichette delle bottiglie) all'Olio d'oliva Francescano.
Barbieri, dopo aver approvato ricette a base di Robiola Osella, è stato anche testimonial di Amadori realizzando un corso online su come cucinare le carni bianche. 
E se Cracco ha vestito il ruolo del più amato dagli italiani già ricoperto dalla Cuccarini, Barbieri ha fatto di più, mettendo la firma (per davvero) sul piano cottura della cucina Franke. 
CANNAVACCIUOLO LUMBARD. Antonino Cannavacciuolo, novello giudice massiccio e verace del talent culinario di Sky, ha invece accettato di sponsorizzare, lui napoletano doc, un prodotto lumbard, il Gorgonzola, per il consorzio che ne tutela le caratteristiche. 
LE PATATINE DI VISSANI. La passione per le patatine fritte non ha però colpito solo Cracco.
Anche un peso massimo della categoria come Gianfranco Vissani ha deciso di promuovere le Crick Crock, lasciando che il suo faccione campeggiasse sorridente sulle buste. 
BOTTURA CON LAVAZZA. Lo chef Massimo Bottura, considerato una sorta di aristocratico nel mondo dei cuochi, è sceso in campo a sorseggiare la tradizione italiana dell'espresso Lavazza in un video patinato ed elegante. 

Scibilia: «Così si depaupera la figura del cuoco» 

Matteo Scibilia, proprietario dell'Osteria della Buona Condotta di Ornago.

(© Facebook) Matteo Scibilia, proprietario dell'Osteria della Buona Condotta di Ornago.

Scibilia non vede però di buon occhio la sovraesposizione mediatica degli chef.
E non usa mezzi termini: «È vero che la ristorazione di alto livello sta languendo, ma così stanno depauperando la figura del cuoco».
PASTI DA 100 EURO. Per far capire bene la situazione lo chef, che di stelle non ne ha, scodella alcuni numeri: un pasto senza grandi vini in ristorante con una stella oscilla tra i 100 e i 120 euro, in un due stelle si sale a 150-180 per poi arrivare ai 300 circa di un locale tre stelle.
«C'è poco da dire: le materie prime di qualità hanno costi alti», spiega il ristoratore.
«È chiaro che con prezzi del genere la ristorazione di livello non può essere alla portata di tutti e ai ristoratori non basta avere 30-40 coperti ogni sera per rientrare nelle spese».
Insomma, secondo Scibilia pubblicità e libri vengono in soccorso per far quadrare i conti. Lui invece ha scelto un'altra via: è consulente per la Star, dove è pagato per studiare ricette.
SNATURATO IL RUOLO DELLO CHEF. Per lo chef i suoi colleghi che vanno in televisione perdono la loro natura: «Quasi nessuno indossa più il camice professionale né la toque blanche, si trasfigurano in personaggi che non sono riconosciuti più per il loro ruolo, ma per il loro volto».
Per il cuoco il vero problema è che tutto questo clamore sul mondo della cucina non sta portando alcun beneficio per il settore.
I ristoranti di livello (ma non solo) hanno spesso le sale vuote, prova ne è il fatto che i locali sono sempre più frequentati da stranieri.
«La verità rimane una: con le dovute eccezioni», conclude Scibilia, «i cuochi che vanno in tivù lo fanno perché la clientela scarseggia».  
 

Twitter @PierLuigiCara

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