Massimo Del Papa

Sanremo, emblema di una discografia di sordi

Fantasmi evanescenti e rapper di gommapiuma: questa è la discografia odierna. Orgogliosamente incapace d'intercettare i veri talenti. Che rimagono soli.

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09 Febbraio 2016

La disillusione planetaria di Caro Umanesimo, l'impotenza di una constatazione di impotenza che sfocia nella tenerezza offesa, cicatrizzata, che porta a riconoscere: Soltanto Tu.
E sangue, e sangue, e invettiva sboccata, e sangue, batticuore e sangue, «anni come chiodi», il dolore di crescere e di capire e di arrendersi e di morire e non sapere come fare a rivivere.
Signori, ecco a voi Giorgia Del Mese. Che in aprile, il primo aprile, come per uno scherzo di verità, ritorna con Nuove Emozioni Post-ideologiche. Che rispetto all'ottimo Di Cosa Parliamo ha fatto uno, tre, dieci passi avanti.
Che fa esplodere tra le righe e tra le rughe commozioni perforate da coltelli di parole. Che cresce come una donna di quarant'anni senza più alibi - la post-ideologia del titolo è ammissione programmatica, fuga inevitabile in riscatti d'emozioni.
Che recupera, non potrebbe essere diversamente, le Lacreme con Francesco Di Bella già licenziate in squisita versione acustica, ora rivestite di pulsazioni elettriche, quelle che innervano l'intero lavoro e qui va accolta una digressione.

 

  • Lacreme, Giorgia Del Mese feat. Francesco Di Bella.

 

SOLUZIONI SEMPRE SPIAZZANTI. Andrea Franchi, già col gruppo di Paolo Benvegnù, è strumentista e produttore di rara creatività in Italia, di misura speciale, le sue soluzioni elettropop sempre spiazzanti hanno saputo trasfigurare un disco che partiva da tutt'altri presupposti, stravolgendo i provini con sensibilità mercuriale.
Il risultato è un gioiellino tutto da lui suonato, arrangiato, assemblato, che, in barba all'economia dei mezzi, sviluppa un nuovo livello di suono, impressionante per timbriche, profondità, rotondità, che imbarazza tanti prodotti inutilmente dispendiosi e di fallimentare presunzione.
Il resto è di Giorgia, che negli ultimi due anni ha affinato scrittura, bersagli, la sua stessa rabbia. Ha trovato nuovi amici – Andrea Mirò, Peppe Voltarelli, lo stesso Di Bella, che salgono sul suo treno, l'accompagnano per una stazione, scendono come viaggiatori di Giorgio Caproni.
UN ALTRO PIANETA DI VERITÀ MUSICALE. Sentiremo Sanremo, e poi sentiremo chi non ci va, non può e non ci pensa, sta su un altro pianeta di verità musicale.
Sentiremo e confronteremo le meringhe e le melasse con la poesia stracciata di È Stato Bello Trovarsi, col punto e di seguito di Nuova Visione che riparte là dove Di Cosa Parliamo s'interrompeva.
Sentiremo il gorgo malinconico di Fuoco Tutto, le cui discendenze, non sembri una bestemmia, riportano a spasso per una Firenze desolata, da Amici Miei.
E sentiremo le interferenze di suoni e di esistenze di Strana Abitudine, c'imbatteremo nell'insofferenza indie rock di Senza Più Scuse, senza avere timore che tanto, prima o poi, va Tutto a Posto, amaramente, inesorabilmente, con elettronica precisione.
Infine ce ne andremo a dormire nella buonanotte sibilante di 11 dopo l'ultima commozione ossuta de La Cosa Da Dire, dove l'anima di Giorgia ritrova quella del Pino Daniele di Acqua 'e Rose ed è acqua di pianto, che consola, che conforta. Frammento purissimo, che forse poteva trovare un altro posto in scaletta.

 

  • Spengo, di Giorgia Del Mese, dall'album Di Cosa Parliamo.

 

BUSINESS IN MANO A INCOMPETENTI. Sì, ascolteremo questo disco pensando che è proprio una roba fenomenale questa discografia di sordi, che non sa più scovare i suoi talenti, che proietta in alto fantasmi evanescenti, li brucia subito, un Sanremo alla volta, un talent alla volta, siamo qui per far soldi, sì, è proprio curioso questo andazzo discografico che sembra avere orrore dei bravi, orgogliosamente incapace d'intercettarli, un business in mano ad agrari, ingegneri, astronauti, pistoleri, trafficoni, tutto ma per carità non chi s'intenda di musica, non chi sappia suonare uno strumento, riconoscere una melodia, apprezzare una lirica.
Ma che importa? Dopo la musica da sentire di tanti, tanti anni fa non siamo passati alla musica da vedere e poi a quella da parlare, da rinnegare, da spogliare, da masturbarsi?
E allora, ciascuno si trovi un manager, una Maria, un trauma, una storia piccante, un precedente, uno sponsor, una menzogna, va bene tutto, ma non parliamone più; poi, sulla mistica della “qualità”, canzoni di qualità, giurie di qualità, ce la raccontiamo fra noi e magari finisce pure che ci crediamo.
QUEI RAPPER ALLA GOMMAPIUMA. Sono di qualità anche i rapper alla gommapiuma, gli antisistema dei Baci Perugina, gli antagonisti da discoteca avvolti dai gorilla che spendono in un aperitivo quello che altri investono in un disco intero.
Quanto agli Andrea Franchi, alle Giorgia Del Mese, si arrangino, hanno voluto loro fare gli artisti, hanno addirittura preteso di far musica per davvero, di spremere poesia sul serio? E allora che se ne andassero pure dove debbono andare, non parliamone più, ma che altro vogliono questi?
Niente vogliono. Vogliono esistere. Fino a nuovo ordine. Giorgia a marzo parte per i suoi concerti, condannata a stupire chi non la conosceva, a conquistare un ascoltatore alla volta.
Ma se cercavamo, e Dio sa se la cercavamo, se ne avevamo bisogno, una Gabriella Ferri del nuovo secolo, ecco, ce l'abbiamo.
La stessa sensibilità feroce, la stessa capacità di medicare ferendo, di consolare sconsolando, lo stesso dono di salvare una giornata storta, senza compromessi, senza più scuse.  

 

Twitter @MaxDelPapa

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