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Economia 

Stampa, chiude il Ft tedesco

Dopo 12 anni, il 7 dicembre l'ultima copia del Financial Times Deutschland. Colpiti 330 collaboratori.

CRISI EDITORIA

di

da Berlino

Scivolano uno dopo l'altro gli appelli malinconici dei lettori sul sito online del Financial Times Deutschland: «La Germania ha bisogno del Ftd, ci mancherà il suo giornalismo anglosassone con fatti e opinioni nettamente separate», fino a un commovente «sono senza parole, anche i miei figli leggono ogni giorno il vostro quotidiano», vergato da una disperata lettrice di Mainz.
FTD: PUBBLICAZIONI SOSPESE. Ma più che testimonianze di solidarietà, sembrano annunci di condoglianze, giacché la sorte del quotidiano finanziario è ormai decisa: «Il consiglio di amministrazione di Gruner + Jahr, riunito ad Amburgo il 21 novembre, ha deciso la sospensione delle pubblicazioni del Financial Times Deutschland», ha scritto la Süddeutsche Zeitung, «oltre che la messa in vendita dei magazine Börse Online e Impulse».
COLPITI 330 COLLABORATORI. Colpiti 330 collaboratori delle testate economiche del gruppo anseatico che perderanno il lavoro all'inizio del prossimo anno, dopo che la proprietà avrà trovato l'accordo per le liquidazioni, un costo stimato attorno ai 40 milioni di euro.
Sempre meglio che continuare a perdere soldi in un'impresa da tempo deficitaria. Dopo 12 anni di attività, l'ultima copia del quotidiano color salmone raggiungerà le edicole il 7 dicembre 2012 e ormai nessuno crede più nel miracolo estremo di trovare un nuovo acquirente.
«Con la chiusura del Ftd», ha proseguito il quotidiano di Monaco, «giunge al capolinea la vicenda decennale di un giornale che ha rappresentato il fiore all'occhiello di un gruppo editoriale che ha costruito la propria ricchezza su periodici di intrattenimento come Brigitte, Stern, Neon e Schöner Wohnen. Ma fin dalla sua fondazione, nel 2000, non ha mai prodotto utili e il suo futuro è apparso già segnato nel biennio 2007-2008, quando dalla joint-venture si sfilò il partner britannico Pearson (proprietario dell'originale Financial Times) e Gruner + Jahr affrontò una prima ristrutturazione accorpando tutte le redazioni delle testate economiche».
L'auspicio di portare i conti in attivo non è mai diventato realtà ed è rimasto soltanto l'imbarazzo di un giornale che spiegava ai lettori le regole dell'economia senza riuscire a praticarle al suo interno.

Procedura di insolvenza per la Frankfurter Rundschau

Il novembre 2012 verrà ricordato come un mese nero per la carta stampata tedesca. Prima del Financial Times Deutschland, un altro quotidiano storico, la Frankfurter Rundschau di proprietà della DuMont Schauberg, ha annunciato una procedura di insolvenza nella speranza di poter ancora salvare la baracca, mentre il periodico di costume e spettacoli Prinz emigrerà all'inizio del prossimo anno dal cartaceo al web.
VENDITE CROLLATE DI UN TERZO. «L'insuccesso del Financial Times Deutschland è in parte dovuto alla concorrenza dell'altro quotidiano economico tedesco, l'Handelsblatt, che è apparso sempre più tempestivo e brillante», ha scritto la Tageszeitung, «ma negli ultimi tempi anche il quotidiano di Düsseldorf ha cominciato a registrare conti in rosso, tanto che negli ultimi 10 anni le vendite complessive delle due testate economiche sono crollate di un terzo.
Le fortune della Borsa e dei quotidiani economici hanno camminato di pari passo.
Quando nel 2000 il Ftd iniziò la sua avventura, la Germania viveva la sua euforia borsistica, oggi c'è da chiedersi se, al di là della concorrenza del web, il Paese sia in grado di assorbire l'overdose di informazioni economiche che il mercato giornalistico tedesco offre.
L'informazione finanziaria è stata accusata di preferire il sensazionalismo delle sparate alla prudente descrizione dei rischi borsistici e i tedeschi, dopo lo scoppio della bolla delle dot.com, delle banche e della crisi dei debiti pubblici, si sono stufati delle azioni e delle notizie economiche».
MORIA DI TESTATE. Più preoccupata l'analisi del settimanale Zeit, che nel numero in edicola il 22 novembre affronta il tema della crisi del giornalismo in Germania: «Per i quotidiani la questione si fa seria, la lunga crisi dei media potrebbe sfociare in una moria di testate. Ci si chiede ormai chi sarà il prossimo a dover chiudere i battenti, quali testate riusciranno a sopravvivere e se, in breve tempo, non avremo più un giornale di carta sul tavolo della prima colazione».

Con la crisi pubblicità crollata di 44 miliardi di euro

Le recenti indagini di mercato hanno confermato che ancora 47 milioni di tedeschi leggono ogni giorno un quotidiano cartaceo, mentre più di 50 milioni si aggiornano cliccando sugli articoli delle edizioni online.
Il sorpasso è già avvenuto, le conseguenze sono tutte da valutare. Le due testate minacciate dalla chiusura registrano ancora vendite nelle edicole che altrove sarebbero di tutto rispetto: 150 mila copie giornaliere la Frankfurter Rundschau, 120 mila il Financial Times Deutschland.
«Ma il settore pubblicitario resta molto debole: dopo il crollo di 44 miliardi di euro delle inserzioni negli anni della crisi globale, fra il 2007 e il 2009, la ripresa economica tedesca non ha prodotto un'inversione di tendenza. Gli inserzionisti sono rimasti alla larga».
Gli editori sono convinti: i bei tempi passati non torneranno. Le uniche strade percorribili sono due: tagliare e ridurre i costi o cercare nuove fonti di entrate. «La prima strada è un vicolo cieco», ha concluso la Zeit, «perché i tagli comportano un abbassamento della qualità giornalistica, esattamente l'opposto di quel che serve per attirare lettori. Resta la ricerca di nuove fonti, una strada su cui si è incamminata da tempo la Axel Springer Verlag, addentrandosi però su un terreno che ha poco a che fare con il giornalismo».
La crisi dell'editoria morde anche il ricco mercato editoriale tedesco e la ricerca della ricetta vincente è ancora in corso.

Giovedì, 22 Novembre 2012 © RIPRODUZIONE RISERVATA


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