Transport & Environment: «Renault e Vw sono solo la punta dell'iceberg»

L'Ong francese a L43: «Pubblicammo un report. Fu messo a tacere dalle lobby automobilistiche».

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14 Gennaio 2016

Il 14 settembre 2015, appena quattro giorni prima che scoppiasse il Dieselgate aveva pubblicato un report che anticipava la tempesta che si sarebbe abbattuta sulle case automobilistiche. Ma l'Ong Transport & Environment aveva già denunciato nel 1998 che le aziende dell'automotive manipolavano i risultati dei test.
COINVOLTE TUTTE LE CASE AUTOMOBILISTICHE. Il 14 gennaio 2016, giorno in cui gli agenti francesi hanno perquisito quattro sedi della Renault nell'ambito di un'indagine per sforamento delle norme sull'emissione di CO2 e ossido di azoto, l'associazione ha confermato a Lettera43.it che «Volkswagen e Renault sono solo la punta dell'iceberg, tutte le aziende sono coinvolte».
IL GOVERNO ESCLUDE LA FRODE. A seguito degli accertamenti, il governo francese ha negato la possibilità di una frode come quella perpetrata da Volkswagen, ma la violazione delle norme sull'inquinamento resta, e il rapporto del 1998 metteva già in evidenza come i risultati presentati dalle compagnie non fossero reali, con appena un'auto diesel su 10 in grado di rispettare il limite.
«Il report si concentrava su problemi di emissioni di Co2. Al momento Renault è messa all'indice per le emissioni di ossidi di azoto (Nox). Di fatto il principio con cui si compie l'imbroglio è lo stesso».
L'INDIPENDENZA DELL'ENTE CERTIFICATORE IN DUBBIO. Ma se si sapeva, come mai non si è fatto nulla? Transport e Environment ritiene che, nonostante i report siano stati divulgati da tempo, siano rimasti sostanzialmente inascoltati perché «il potere delle corporation automobilistiche è troppo forte: le aziende fanno fare test a società terze e presentano i risultati all'autorità nazionale. Una volta ottenuto l'ok hanno la possibilità di vendere i loro veicoli in tutta Europa. Nascono quindi dubbi sull'indipendenza dell'ente certificatore».
I TEST SIANO FINANZIATI CON UN'IMPOSTA SULLA VENDITA. Il direttore della sezione veicoli puliti di Te, Greg Archer, propone quindi che sia la «Commissione europea a valutare le approvazioni rilasciate dalla autorità nazionali» per assicurare indipendenza e validità scientifica del loro lavoro.
L'esecutivo europeo dovrebbe anche avere il potere di imporre uno stop alle vendite dei veicoli che potrebbero creare danni all'ambiente. Mentre per garantire l'indipendenza dei certificatori ritiene che «tutti i test debbano essere finanziati con un'imposta sulla vendita di nuovi veicoli di 20 euro per auto».

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