Vittorio Friz e il business degli allevamenti di insetti

Vittorio Friz è il primo italiano a puntare sui grilli. Un business globale da 290 milioni entro il 2019.

di

|

16 Marzo 2016

Vittorio Friz, ex manager del settore alimentare e realizzatore di una start-up per allevamento grilli in un maso sul Monte Bondone.

(© Ansa) Vittorio Friz, ex manager del settore alimentare e realizzatore di una start-up per allevamento grilli in un maso sul Monte Bondone.

I pascoli verdi del Monte Bondone hanno nuovi inquilini. Tra le mucche, infatti, spuntano i 4 mila grilli di Vittorio Friz, ex manager del settore alimentare che ha deciso di cambiare vita.
La svolta è arrivata dopo l'infarto. Risvegliatosi da un coma lungo un mese, Friz è tornato al maso di Garniga Terme ereditato dai genitori per coltivare frutta e ortaggi a chilometro zero. E diventare pioniere italiano dell'allevamento di insetti.
FINANZIATO DALLA PROVINCIA. La sua start-up 'Insecta', nata nell'autunno 2015 collabora con la Libera università di Bolzano, ha ricevuto un finanziamento per l'innovazione della Provincia autonoma e ha deciso di partecipare a un bando europeo.
Le istituzioni continentali, infatti, cominciano a credere nel mercatto degli insetti edibili, e a dar seguito alle raccomandazioni della Fao, che vi vede la possibile soluzione della fame nel mondo.
Secondo quanto riportato da Fortune, nutrirsi di insetti è comune nell'80% dei Paesi mondiali, e sarebbero circa 2 miliardi le persone che seguono questa dieta che, in quanto a valori nutrizionali, non ha niente da invidiare alla carne più comune nel mondo occidentale. Per 100 grammi di grilli, infatti, ce ne sono 21 di proteine, non molti meno dei 26 che si contano in un etto di manzo.
ALLEVAMENTI SOSTENIBILI. In compenso gli allevamenti sono molto più sostenibili: emettono molto meno gas serra, sono contenuti in spazi molto più ridotti (quello di Friz è contenuto in un terreno di 1.500 metri quadri), e richiedono 1 dodicesimo del cibo necessario per allevare una mandria o la metà di quello utili a ottenere una quantità di proteine simile da maiali o polli.
Secondo un report pubblicato nel 2014 dagli analisti di 'New nutrition business', l'industria degli insetti commestibili supererà i i 290 milioni di euro entro il 2019.
Un business potenziale che in molti Paesi è già una realtà. Negli Stati Uniti, per esempio, sono stati fatti passi da gigante da quando, negli Anni 60, la North american company reese finer foods di Chicago iniziò a vendere come cibo esotico formiche, bruchi, cavallette ricoperti di cioccolato, patatine fritte alle cavallette e ai bachi da seta, bruchi arrosto.
IN USA 25 STARTUP IN TRE ANNI. Nel gennaio del 2014, i fratelli Jarrod, Ryan e Darren Goldin hanno fondato la 'Nex millennium farms' ispirandosi alle raccomandazioni della Fao. Sono partiti con 465 metri quadri dedicati all'allevamento di vermi della farina e hanno chiuso il primo anno con vendite 65 mila dollari. Da allora hanno aggiunto altri 5.500 metri quadri e nel 2015 sono arrivati a superare i 100 mila dollari al mese.
Secondo quanto riportato da Fortune, dal 2012 sono più di 25 le startup nate nel settore tra Stati Uniti e Canada. Anche grazie ai finanziamenti arrivati da organizzazioni filantropiche come la Gates Foundation.
'All things bugs', leader di settore negli Usa, ha venduto nel 2014 4,5 tonnellate di farina di grillo alle startup. Nel 2015 ha raggiunto le 11 tonnellate. Il fatturato, nel 2014, ha raggiunto i 200 mila dollari, e a metà 2015 il suo fondatore Aaron Dossey prevedeva di «superare facilmente» i 600 mila per la fine dell'anno.
MILLE SPECIE COMMESTIBILI PER LA FAO. In un dossier in cui ha stilato un elenco di 1.000 specie di insetti commestibili, la Fao ha riportato esempi di prezzi nel mondo: in Kenya, un chilo di termiti costa 10 euro. Nel Regno Unito si possono acquistare su internet 70 grammi di pupe di formica tessitrice per 7,50 euro. In Olanda, 50 grammi di verme della farina costano 4,85 euro, e 35 cavallette migratrici vengono vendute online al prezzo di 9,99 euro. In Cambogia, nei mercati, si possono acquistare barattoli da 150-200 grammi di grilli fritti per un prezzo che varia tra i 40 e i 70 centesimi di euro.
E mentre in Olanda una catena di supermercati ha già iniziato a commerciare hamburger di vermi della farine e cracker di larve, in Svizzera ci si è avviati sulla stessa strada. Il Belgio ha approvato 10 specie idonee al consumo umano, Francia e Regno Unito permettono l'importazione di insetti, ma solo in seguito a procedure burocratiche lente e costose.
L'OK DELL'UE NELL'OTTOBRE 2015. Persino uno chef stellato e televisivo come Carlo Cracco li ha introdotti come ingrediente nella sua cucina. Ma l'Italia è tremendamente indietro. A giugno, in pieno Expo 2015, i padiglioni di Olanda, Belgio e Angola furono costretti a smettere di servire insetti ai loro visitatori. Nel nostro Paese è ancora illegale venderli, salvo eccezioni legate a permessi speciali. Così, per poterli assaggiare nell'Esposizione universale dedicata all'alimentazione sostenibile, si è dovuto aspettare il 27 ottobre 2015 e gli ultissimi giorni prima della chiusura della manifestazione.
Il 28 ottobre è arrivato il via libera definitivo del parlamento Ue, aprendo ufficialmente a un nuovo business responsabile ed ecosostenibile. Con Vittorio Friz pronto a partire in pole position in Italia.

 


Twitter @GabrieleLippi1

© RIPRODUZIONE RISERVATA

new zealand 17/mar/2016 | 17 :50

Concordo
Concordo: non è che coltivando grilli sul Monte Bondone in Sahel avranno meno fame o sete. Ma può essere che i clienti di qualche ristorante vip, gente ultranutrita e annoiata, siano disposti a pagare bene per assaggiarli.

Canoi 17/mar/2016 | 09 :13

In realtà noi mangiamo già insetti ma prodotti in mare o meglio in laguna a Venezia, sono le schie (palaemon serratus) un gambero poco carnoso ma molto succulento fatto fritto con la polenta bianca. Magari questi grilli saranno migliori in padella che in politica ma non servono certo per la fame nel mondo perché di alimenti tradizionali siamo eccedentari su tutto il globo. La fame c'è perché molti non hanno i soldi per comprare il cibo per ragioni culturali, religiose e quindi politiche.

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Angela Merkel e Matteo Renzi a Maranello. Nel riquadro, l'analista politica Rosa Balfour.
Flessibilità, perché l'asse italo-tedesco …

Il premier vede Merkel. Ma per allentare il patto di stabilità «serve un progetto coi socialisti Ue», dice l'analista Balfour. Come su migranti e Brexit. Lo spunto.

Vestager, la donna incubo delle multinazionali

Vuole scucire ad Apple 13 miliardi. E inchioda Google, Fiat, Starbucks, Gazprom. Così la commissaria Vestager prova a dimostrare che l'Ue non è solo burocrazia.

prev
next