Banche: dopo lo stress c'è la fusione

24 Ottobre 2014

Giovanni Bazoli Giovanni Bazoli, il presidente del consiglio di Sorvegliana di Intesa Sanpaolo ha previsto una nuova stagione di fusioni del sistema creditizio italiano.
La campanella suona alle 12 del 26 ottobre. A quell'ora è prevista la comunicazione da parte della Bce degli stress test voluti dall'istituto centrale europeo per misurare lo stato di salute delle prime 128 banche europee. Per l'Italia quel suono è anche il fischio di inizio di un’altra, e definitiva, stagione di consolidamento del settore. Almeno né è convinto l’ultimo grande vecchio del sistema creditizio, Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di Sorveglianza di IntesaSanpaolo. L’Eurotower ha smentito sia le indiscrezioni che vogliono sottocapitalizzate Mps, Carige e la Popolare di Milano sia un più generale gap di risorse complessivo per tutto il settore di circa 13 miliardi di euro. Ma i dubbi restano. E gli analisti di Equita sim hanno messo nel mirino anche la Popolare di Sondrio, il Credito Valtellinese, la Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Così, mentre il mercato è preda di innumerevoli rumors, Bazoli ha fatto sapere: «Dagli esami della Bce è probabile che ci possano essere situazioni meno favorevoli, in conseguenza di cui le aggregazioni sono una delle cose possibili». E tanto è bastato per dare il là a una nuova stagione del risiko bancario. BANCA INTESA SI CANDIDA A POLO AGGREGANTE Proprio Intesa potrebbe essere al centro delle operazioni di consolidamento. Carlo Messina, consigliere delegato di Ca’ de Sass, prima ha richiamato alla calma i colleghi e gli operatori, ricordando che «il mercato sta reagendo in maniera scomposta nell'attesa della pubblicazione degli stress test sugli istituti europei». Quindi ha candidato il suo istituto a «essere un polo aggregante nel settore bancario». Si frega le mani un altro dei più famosi allievi di Bazoli, Victor Massiah (Ubi Banca): «Nel caso in cui dopo lo stress test ci fossero banche in difficoltà, molti osservatori di mercato hanno scritto che noi dovremmo fare da aggregatori, visto che la nostra banca è tra le più solide e sarebbe contradditorio se fossi in disaccordo con questo giudizio». E Bergamo potrebbe guidare la stagione di concentrazioni nelle popolari. Ma non mancano analisti che sono interessati agli esiti degli stress test su Unicredit per capire quanto incidono in negativo le attività in Ucraina e nell’est europeo. Tanto che c’è scommette sull’ingresso di nuovi soci o sulla cessione degli asset meno remunerativi. MONTE DEI PASCHI, LA PREDA PIÙ AMBITA, E LE ALTRE Questo per quanto riguarda i predatori. Sul versante delle prede tutti gli occhi sono puntati sul Monte dei Paschi di Siena. Dietro i massicci acquisti di questi giorni - e che hanno riportato la capitalizzazione di Borsa dell’istituto sopra i cinque miliardi - c’è la convinzione che Mps si ritrova da lunedì una cifra tra i cinquecento e i due miliardi di euro. Nel primo caso è prevista un’altra cessione di quote delle Fondazione, nell’altro un aumento di capitale (dopo quello dei mesi scorsi di 5 miliardi), una semplice emissione di bond, oppure un matrimonio con un’altra realtà medio piccola come Popolare Vicenza e Veneto Banca. PER CARIGE UN MATRIMONIO POPOLARE Non poco interesse sul futuro di Carige. Anche per l’istituto genovese travolto da inchieste giudiziarie e deficit di capitale si parla di un nuovo intervento dopo l’aumento da 800 milioni di euro realizzato nel 2014 e la cessione (per 300 milioni) del ramo assicurativo al fondo Usa Apollo. Gli analisti scommettono su un matrimonio con una popolare (Bper, Bpm e Banco Popolare), forti del fatto che Bankitalia si mostrerà flessibilità sulle differenze di governance, pur di limitare il peso delle Fondazioni nel sistema creditizio. Da notare poi le avance di un’altra realtà a rischio (il Banco Popolare) sulla regina delle cenerentole post stress: la Popolare di Milano. L’ad veronese Pier Francesco Saviotti ha fatto sapere: «Se potessi scegliere con chi fonderci, allora indicherei Bpm». L'offerta sarebbe stata già stata respinta al mittente dai vertici di piazza Meda, visto che il neo a.d. Giuseppe Castagna punta a mantenere l’istituto «autonomo e forte». Qualcosa in più si capirà da lunedì 27 ottobre. Senza dimenticare che la Bce darà sette mesi alle realtà banche sottocapitalizzate per rimettersi in sesto. E anche l’attivismo di Ignazio Visco sulle fondazioni per limitare il loro peso fa pensare che entro quella data il mercato bancario possa essere diverso.

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