Derivati, firmata intesa tra banche e Comune

21 Marzo 2012

Firmato l'accordo tra Comune di Milano e banche sulla questione derivati. L'intesa tra l'amministrazione,  rappresentata dal pool legale guidato da Valerio Menaldi e Daniele Portinaro, entrati in scena a novembre 2011 affiancando Giuseppe Lombardi e Carlo Federico Grosso (che sino a quel momento avevano seguito il caso da soli) e Deutsche Bank, Depfa, JP Morgan e Ubs, affiancate rispettivamente dai legali di Allen & Overy, Nctm, Riolo Calderaro Crisostomo e Macchi di Cellere Gangemi, riguarda il bond trentennale da 1,6 miliardi, su cui il Comune, assistito dallo studo Chiomenti, aveva aperto nel 2005 una serie di derivati per garantirsi un tasso variabile. Il primo passo dell’operazione ora prevede proprio l'abbandono del tasso variabile (che per l’ente oscilla tra il 3,48% e il 6,19%) e un passaggio a un tasso fisso di poco superiore al 4%. Questo passaggio dovrebbe produrre immediatamente un saldo positivo per il Comune di 250 milioni. ACCORDO SOLO SULLO SWAP. Tre le componenti legate al bond del 2005: lo swap sui tassi (rinegoziato venerdì 17 febbraio), un fondo di accantonamento del capitale e infine una assicurazione contro il fallimento dell’Italia (il credit default swap). L’accordo sancisce la chiusura solo della prima componente, che prevede per il Comune una entrata di cassa di circa 450 milioni di euro. L’ente pubblico, infatti, grazie all’oscillazione dei tassi a suo favore si trova a incassare una plusvalenza, che non verrà utilizzata, ma vincolata al ripagamento del debito stesso e depositata presso le stesse banche (parte in contanti parte in titoli di Stato). Se prima il Comune pensava di guadagnarci col tasso variabile (come effettivamente è avvenuto, lo dimostra l’incasso di 450 milioni), ora pensando che convenga di più il tasso fisso, scommette che da qui al 2035 i tassi saranno superiori al tasso fisso che si è assicurato, ovvero il 4%. IL FONDO NON SARÀ TOCCATO. Restano in piedi, invece, gli altri due pilastri su cui era stata costruita l'emissione obbligazionaria. Palazzo Marino continuerà a versare nel fondo di accantonamento la quota di capitale che alla fine dovrà restituire alla banche. Il prestito da 1,6 miliardi, infatti, prevede che la restituzione del capitale avvenga non mese per mese, come gli interessi e i normali mutui, ma in una sola volta (bullet), alla fine dei trent’anni (2035). IL CREDIT DEFAULT SWAP NON SARÀ CHIUSO. Per quanto riguarda il contratto di assicurazione, il Comune di Milano, al momento di emettere il bond, aveva sottoscritto con le banche un accordo che tutelasse il Comune stesso dal possibile fallimento dell’Italia, attraverso un credit default swap. Al momento, il cds ha un valore negativo di circa 200 milioni di euro. Il Comune non chiuderà questa parte del contratto, ma lo lascerà in essere, mettendo però parte della plusvalenza incassata (450 milioni) a garanzia delle banche, che vantano un credito di 200 milioni. L’accordo, pertanto, dovrebbe produrre un saldo positivo attorno ai 250 milioni di euro. ACCOLTA ISTANZA DI DISSEQUESTRO. Dopo la firma dell'accordo i legali delle banche hanno depositato istanza di dissequestro dei 108 milioni di euro congelati dal pubblico ministero Alfredo Robledo, nell'ambito del procedimento penale. L’accusa ritiene che le banche avrebbero intascato commissioni occulte per 100 milioni di euro, truffando Palazzo Marino. Il Comune di Milano, però, in virtù di questo accordo, rinuncerà a costituirsi parte civile. Nel pomeriggio del 21 marzo,  il giudice Oscar Magi ha disposto il dissequestro dei 108 milioni di euro a suo tempo bloccati.

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