Ferrara: «Se riavessi i miei milioni»

30 Gennaio 2012

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

E se domani, e sottolineo se, all'improvviso non ci fosse più Il Foglio. È più o meno questo l'incipit dell'editoriale che si trova il 30 gennaio sul quotidiano diretto da Giuliano Ferrara. Che butta subito la palla avanti: «Nessuna lagna, ma i conti così non tornano più». Il problema per un giornale che, come ha verificato Economiaweb.it,  ha chiuso gli ultimi tre bilanci in sostanziale pareggio è che le sovvenzioni statali sono agli sgoccioli e le prebende editoriali non arriveranno più come in passato. Come dire: c'era una legge, adesso non c'è più. E tocca fare il conto della serva. QUASI 30 MILIONI IN NOVE ANNI. Già perché alla Cooperativa editoriale quotidiano il Foglio viene a mancare una stampella che negli ultimi nove anni ha garantito un tesoretto di qusi 30 milioni di euro, oltre 3 milioni di euro l'anno in media. Di quesi soldi resta ben poco nel bilancio. Il rendiconto 2010 della cooperativa editrice de Il Foglio parla di ricavi per 4,9 milioni di euro (in linea con il 2009) e contributi statali per 3,3 milioni di euro riferiti all'anno 2009 (contro i 3,4 milioni del 2009 riferiti all'anno 2008). I contributi dovuti nel 2010 per il giornale che, secondo dati dichiarati dall’editore, ha una tiratura di 15 mila copie e una vendita presunta di 1.800 copie, è pari a 2,9 milioni di euro. Ma per il momento questi soldi non sono ancora arrivati, per un cavillo. Arriveranno al più tardi entro la prima settimana di febbraio. UNA PERDITA DI SOLI 6 MILA EURO. Il bilancio 2010 mostra una gestione senza sprechi (anche il costo del personale si limita a 1,8 milioni) e pochi vezzi per lo più tecnologici, come l'acquisto per poco più di 6 mila euro di 12 Iphone per la redazione romana e milanese e di un Ipad per la redazione romana. L'esposizione verso le banche è di 2,6 milioni di euro, ma il debito è ampiamente coperto da una fidejussione per 9,8 milioni di euro indicata nei conti d'ordine. Il debito verso i fornitori, invece, ammonta a 1,4 milioni di euro. Ma anche in questo caso la cooperativa può contare su denaro a copertura: oltre 1 milione di crediti, principalmente riferiti alla vendita di spazi pubblicitari Alla fine il bilancio 2010 si chiude in perdita per 6 mila euro. Il risultato prima delle imposte era positivo per 155 mila euro. RESISTENZA DIGITALE.  Ferrara, in cuor suo, conta di non chiudere. Anzi, vuole rilanciare. E tenere duro, almeno per i prossimi due anni, diversificando con altri prodotti e nuovi mezzi. La prova è l'esperimento digitale che parte il primo febbraio in Sicilia e Sardegna per capire se, e anche qui si sottolinea se, la Rete può compensare il fatto di non essere più in edicola in queste due regioni. E per capire se Internet può essere il prossimo futuro del giornale dell'Elefantino, eliminando i costi di carta e stampa e sfuttando la crescita della racconta pubblicitaria online. Per andare avanti Ferrara conta sul «clima miracoloso di ribalda simpatia» che, dice, persiste intorno alla testata. E se dovesse andare male, secondo quanto recita l'editoriale, «sarà durato più di quanto ci saremmo aspettati». Il Foglio è nato nel 1996 con azionista di riferimento Veronica Lario, già Berlusconi, con una quota del 38% . La quota è stata ceduta nel luglio 2011 a Paolo Berlusconi, fratello di Silvio. Dal 2001, Il Foglio si è trasformato in cooperativa presieduta da Giuseppe Spinelli, ragioniere e tesoriere delle società chiave della galassia Fininvest di Silvio Berlusconi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati




Dalla nostra HomePage
prev
next