Fondi pensione, 5 consigli per sceglierli

19 Maggio 2014

00000245.jpgPer completare il discorso sulla previdenza complementare, dopo aver parlato di piani di accumulo del capitale e di piani di investimento a scopo pensionistico (qui l'articolo), l’altro grande tassello da aggiungere è quello relativo ai fondi pensione, che hanno costituto il fulcro della Giornata Nazionale della Previdenza che si è svolta la scorsa settimana presso la sede milanese della Borsa Italiana. Si tratta di strumenti finanziari del tutto simili a normali fondi di investimento, ma che si pongono obbiettivi di rendimento e di permanenza in portafoglio di lungo termine, in modo da garantire una rendita pensionistica integrativa ai sottoscrittori. A determinare l’efficienza di un fondo pensione è inevitabilmente il rapporto tra costi (inclusa l’imposizione fiscale) e rendimenti. A queste due variabili va inoltre unita una cosa di non poco conto, e cioè l’accessibilità del fondo stesso anche a chi non disponga di flussi di reddito regolari da impiegare in un simile investimento, il quale, per quanto necessario – non dimentichiamo mai che più passa il tempo e meno lo Stato sarà in grado di provvedere al nostro mantenimento dopo l’uscita dal mercato del lavoro – può non essere sempre materialmente possibile. Di seguito quindi alcune cose da sapere in generale sui fondi pensione. Fondi chiusi e aperti: cosa è meglio per i precari. I fondi negoziali si chiamano così perché hanno natura contrattuale: sono infatti istituiti in seguito ad accordi tra aziende e rappresentanti dei lavoratori dipendenti, tra soci, o tra categorie di professionisti autonomi, e sono dedicati esclusivamente a queste categorie di lavoratori. Per chi non abbia un contratto stabile, o sia un lavoratore autonomo, esistono i fondi aperti: si tratta di strumenti di solito istituiti da banche, sim o sgr gestiti come patrimoni separati. I fondi aperti sono comunque accessibili anche in forma collettiva, consentendo il versamento dei contributi da lavoro dipendente come i fondi chiusi. Contribuzioni minime di 25 euro al mese. I lavoratori dipendenti, le società o le categorie di professionisti possono versare al fondo prescelto i propri contributi, quelli del datore di lavoro e le quote del Tfr che hanno scelto di non mantenere in azienda. Il problema si pone per chi non abbia un reddito regolare: nonostante ci sia anche per i lavoratori precari la possibilità teorica di accedere ad un fondo pensione (aperto), la cosa potrebbe essere materialmente impossibile, e infatti non sono pochi i casi in cui chi ha acceso un fondo pensione si è visto costretto ad interrompere i versamenti a causa di un cambiamento nelle condizioni lavorative. Esistono sì fondi aperti che consentono il versamento anche di 25 o 50 euro mensili, ma ovviamente la rendita generata in questi casi sarà molto bassa, e raffrontata ai costi potrebbe non essere conveniente. Aliquota fiscale agevolata. I fondi pensione sono sicuramente convenienti rispetto al regime fiscale: i versamenti sono infatti deducibili dall’Irpef fino a 5 mila euro circa, mentre la tassazione dei rendimenti per ora è fissata all’11%, mentre più alta è la ritenuta in caso di erogazioni anticipate. Per quanto riguarda i costi veri e propri, che vanno aggiunti all’imposizione fiscale nella determinazione del rendimento effettivo, questi coincidono con dei costi di gestione del fondo stesso, determinati anno per anno. Tali costi possono essere stimati attraverso l’Indice Sintetico di Costo (ISC) pubblicato dalla Covip, l’ente che vigila sugli strumenti previdenziali. Ovviamente si tratta solo di stime, con le conseguenze che ciò comporta. Rendimenti diversi a seconda del profilo di rischio. I fondi possono investire in azioni, obbligazioni, una combinazione tra le due, oppure possono garantire un rendimento minimo con restituzione del capitale a certe condizioni. A ciascuna soluzione corrisponde, ovviamente, un diverso profilo rischio/rendimento. Altra variabile a determinare la rendita sperata, come si diceva, è l’entità della contribuzione. Attualmente, i fondi più redditizi hanno mostrato un rendimento di poco oltre il 4% in cinque anni. A determinate condizioni è possibile un riscatto parziale, ma ciò comporta un costo che va ad incidere sul rendimento effettivo: l’aliquota fiscale sale infatti dal 15 al 23%. Le offerte sul mercato. Escludendo i fondi chiusi, non sottoscrivibili individualmente, consideriamo i fondi pensione aperti. Secondo il mensile F-Risparmio e Investimenti, i meno costosi risultano essere quelli di Unipolsai Assicurazioni Conto Previdenza e Milano Assicurazioni (con un Isc dello 0,15%). Unipolsai si aggiudica anche il fondo aperto col maggior rendimento medio annuo quinquennale (4,91%), ovvero Unipol Futuro A. Sanpaolo Previdenza Il Mio Futuro offre tre tipologie di investimento (lungo, breve, medio termine), con la possibilità di versare anche 50 euro al mese, sospendendo i versamenti dove necessario. Infine, Zurich declina le tipologie di investimento del suo fondo Zurich Contribution a seconda del profilo di rischio del contribuente. www.finanzaoperativa.com

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