Tremonti, la boutique si allea agli americani

18 Settembre 2013

Giulio Tremonti, fondatore dello studio Tremonti Vitali Romagnoli Piccardi Giulio Tremonti, fondatore dello studio Tremonti Vitali Romagnoli Piccardi
Alleanza americana per lo studio Tremonti. La boutique di diritto tributario ha annunciato assieme alla sede italiana della law firm Shearman & Sterling Llp, l'avvio di una partnership strategica. Si tratta della quarta iniziativa di questo genere per l'associazione di fiscalisti milanese. Già, perché negli ultimi 20 anni, la boutique dell'ex ministro delle finanze, Giulio Tremonti (da poco tornato partner dello studio di cui è stato fondatore) ha avuto tanti alleati-corteggiatori. In qualche caso è stato anche sul punto di maritarsi. Ma poi, alla fine, ha fatto sempre come la Julia Roberts di "Se scappi ti sposo", mollando sull'altare i pretendenti di turno: Clifford Chance, Gianni Origoni Grippo e da ultimo lo studio Pavesi Gitti Verzoni. Stavolta, però, le cose partono con premesse diverse. IN COPPIA CON SHEARMAN & STERLING. Nella nota diffusa alla stampa per comunicare la nascita dell'alleanza, i due studi sottiolineano come la decisione di unire le forze, segua il fatto di avere lavorato insieme su diversi mandati. Effettivamente, i nomi dei sue studi sono apparsi contestualmente in più di un'operazione recente. Lo scorso luglio, per esempio, gli avvocati di Shearman hanno affiancato le banche (J.P. Morgan, UniCredit, Banca IMI e Mediobanca) nell'ambito dell’emissione obbligazionaria high yield  da 425 milioni effettuata da Manutencoop Facility Management. Nella stessa operazione, i professionisti di Tremonti Vitali Romagnoli Piccardi, invece, hanno assistito i joint bookrunners (ossia le banche) sugli aspetti fiscali. Ancora, i due studi hanno operato fianco a fianco anche per il recente ingresso di Qatar Holding, con una quota del 40%, nel progetto immobiliare Porta Nuova (Hines).
Domenico Fanuele, managing partner di Shearman & Sterling. Domenico Fanuele, managing partner di Shearman & Sterling.
NESSUNA ESCLUSIVA O VELLEITA' DI FUSIONE. La premessa di questa alleanza, quindi, è stata la "consuetudine" di business tra i due studi. Ma altri due elementi possono avere propiziato la joint venture: primo il fatto che non si tratta di un'alleanza esclusiva; secondo il fatto che tra le due realtà non c'è stato il solito "balletto" attorno a una possibile fusione futura: «Non ne abbiamo neanche parlato», ha detto a Economiaweb.it Domenico Fanuele, numero uno di Shearman & Sterling in Italia. Gli atout di questa operazione, per le due strutture sono altri. Da un lato, infatti, la base italiana dello studio americano (un colosso mondiale che fattura 752 milioni di dollari), integra le competenze in materia fiscale e tributaria che è necessario apportare sia nelle operazioni di capital markets sia in quelle fusione e acquisizione (aree di attività in cui opera prevalentemente Shearman & Sterling). Dall'altro, lo studio Tremonti (20 milioni di fatturato, secondo le stime di legalcommunity.it) accede a una piattaforma globale che, in teoria, dovrebbe contribuire a moltiplicare le occasioni di lavoro. FINE DELLE LARGHE INTESE PROFESSIONALI CON GITTI. L'annuncio di questa alleanza sembra dare ulteriore conferma della fine della joint venture avviata da Tremonti a febbraio 2009 con la boutique Pavesi Gitti Verzoni. All'epoca, l'operazione suscitò non poca curiosità tra gli osservatori, anche perché si ammantava di un notevole fascino politico. Lo studio, dell'allora ministro delle Finanze, infatti, si metteva con l'associazione fondata da Gregorio Gitti, genero del presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, promotore della Fondazione Etica (think tank d'area democristiana di sinistra) e oggi deputato del partito Lista Civica, fondato da Mario Monti. I piani dell'epoca erano chiari. Qualche anno di frequentazione e poi si sarebbe anche potuto parlare di fusione. Un'operazione che, a un certo punto, avrebbe persino potuto includere una terza realtà, vale a dire Riolo Calderaro Crisostomo, ma che alla fine, come già detto, è sfumata. Del resto, la storia dello studio Tremonti parla chiaro. La liberà da vincoli associativi con altre realtà e la totale autonomia decisionale e strategica sono considerate un valore irrinunciabile. Prima di Gitti, l'avevano sperimentato sulla propria pelle gli inglesi di Clifford Chance, con cui fu avvaiata una collaborazione nel 1994 e successivamente il potente Francesco Gianni, fondatore di Gianni Origoni Grippo e Cappelli. TWITTER: @n_dimolfetta

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