Economia
regno unito
Quanto è cara Lisbona
Salvare il Portogallo potrebbe costare agli inglesi 6 miliardi di sterline.
di Lorenzo Berardi
Quanto costerà la crisi portoghese al Regno Unito? Se lo chiedono alcuni dei principali quotidiani britannici che temono un nuovo caso Irlanda paventando un ulteriore sacrificio a spese dei contribuenti d'Oltremanica, questa volta in aiuto di Lisbona, e pari a circa 6 miliardi di sterline. Venerdì 25 marzo, a due giorni dalle dimissioni del primo ministro lusitano José Socrates, in Gran Bretagna crescono i timori della stampa popolare e le analisi economiche di quella d'approfondimento riguardo alle decisioni che verranno prese da Bruxelles in merito al Portogallo. Secondo le prime stime degli economisti europei potrebbe essere necessario un piano di salvataggio congiunto da parte dell'Ue e del Fondo monetario internazionale per tenere a galla la goletta portoghese.
IL DISSESTO ECONOMICO. Per evitare un terzo naufragio economico e finanziario sulle sponde del Vecchio Continente dopo quelli avvenuti in Grecia e in Irlanda, servono fra i 60 e i 70 miliardi di sterline (68-80 miliardi di euro). L'addio di Socrates, oltre ad avere ben poco di filosofico, rischia di lasciare il Portogallo senza un primo ministro e privo di governo per mesi, proprio in una fase in cui assicurare una minima stabilità politica potrebbe essere decisivo, visto il dissesto economico in corso e le preoccupazioni in proposito della comunità internazionale.
Il sostegno obbligato dei britannici
Il declassamento del Portogallo da A-+ ad A-- deciso dall'agenzia di rating indipendente Fitch, ha sottolineato Sean Farrell sull'Independent di venerdì 25 marzo, ha contribuito a gettare il Paese lusitano in uno stato di «tumulto finanziario» .Il Portogallo abbandonato al proprio destino dal dimissionario Socrates, è in una situazione ad alto rischio, costretto a trovare i fondi per «rifinanziare i propri bond governativi di 4,3 miliardi di euro ad aprile e 4,9 miliardi a giugno». Risorse difficili, se non impossibili, da reperire senza ricorrere a un prestito da parte dell'Europa e del Fondo monetario internazionale (Fmi) sul modello di quanto già accaduto in Irlanda.
Dal punto di vista britannico, ha ricordato Mats Persson, direttore del think-tank economico londinese Open Europe sulle colonne del quotidiano Spectator, «quanto sta accadendo in Portogallo ha grosse implicazioni per l'economia nazionale».
UN IMPEGNO GRAVOSO PER IL REGNO. Secondo Persson, il Regno Unito non ha il reale potere di opporsi a una propria partecipazione al piano di salvataggio portoghese in discussione in questi giorni a Bruxelles. «Se i prestiti al Portogallo ricalcheranno la struttura di quelli concessi all'Irlanda, stimiamo che la Gran Bretagna dovrà contribuire con una cifra fra i 3,7 e i 4,3 miliardi di sterline». Il direttore di Open Europe è convinto che un simile sostegno economico non sia una soluzione adatta per risolvere i problemi di Lisbona in quanto «anche con denaro fresco a disposizione, il Portogallo rimarrà non competitivo e privo di prospettive di crescita, mentre il Regno Unito resterà esposto al rischio di essere contagiato dagli effetti di future crisi e meltdown finanziari in Europa».
A detta di Persson, una misura più efficace per tenere a galla l'economia lusitana e ridarle slancio consiste nel «ristrutturare il debito del Paese non appena si insedierà un nuovo governo a Lisbona. Inizialmente questa soluzione sarebbe più costosa per l'Europa, «ma nel lungo termine permetterebbe di tagliare il debito pubblico portoghese riducendo spostando il peso del salvataggio dai contribuenti agli investitori europei».
Il timore di una crisi spagnola
Il tabloid più venduto del Regno Unito, il Sun, ha scelto la strada dell'esasperazione preventiva arrampicandosi su un gioco di parole di dubbia efficacia: «Il Portogallo può costa(rci) 6 miliardi di sterline. L'allusione va a un tipico cognome lusitano e l'intero articolo non è altro che un elenco di cifre messe a confronto per fare percepire al lettore medio il costo reale della probabile operazione di salvataggio europea. «Il contributo britannico è stimato in 4,5 miliardi di sterline attraverso l'Ue e in 1,5 miliardi attraverso il Fondo monetario internazionale», scrive il tabloid che ricorda come tale cifra «sarebbe sufficiente per abbassare il prezzo del carburante di 12 pence al litro» e, soprattutto, equivalga «a 75 volte gli 80 milioni di sterline versati dal Real Madrid al Manchester united per acquistare Cristiano Ronaldo».
IL PENSIERO ANGLOCENTRCO. Il riferimento al portoghese più celebre nel Regno Unito è un tentativo di fare leva sull'indignazione di un'opinione pubblica per la quale pagare 75 Cristiano Ronaldo a Lisbona è un balzello che la Gran Bretagna non può assolutamente permettersi. «Furiose» vengono definite le reazioni in proposito al previsto coinvolgimento britannico nel piano d'intervento di Bruxelles da parte di due deputati conservatori, Bernard Jenkin e Philip Hollobone che hanno rimarcato come «la ragione alla base della nostra decisione di mantenere la sterlina e restare fuori dall'Eurozona era proprio quello di evitare di tirare fuori dai guai Paesi come il Portogallo».
CAMERON PER L'EUROPA. Un anglocentrismo e un pensiero che paiono molto distanti dalle posizioni tenute dal primo ministro e leader conservatore David Cameron che sta seguendo da vicino la situazione portoghese e ha dichiarato «la mia agenda prevede di fare funzionare l'Europa».
In quest'ottica, c'è da augurarsi che il salvataggio portoghese funzioni e che il domino delle crisi economiche europee cominciato in Grecia e proseguito in Irlanda non faccia crollare anche la traballante tessera spagnola. Se il governo di Zapatero dovesse alzare bandiera bianca e chiedere l'intervento di Bruxelles, infatti, gli economisti euroscettici di Open Europe hanno stimato in 320 miliardi di sterline il costo dell'intervento di soccorso dell'Ue. E forse persino il portoghese José Manuel Barroso, attuale presidente della Commissione europea, potrebbe tentennare a fronte di 400 Cristiano Ronaldo regalati a Madrid.
Venerdì, 25 Marzo 2011

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