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Economia 

ECONOMIA

Ackermann, addio senza botto

Lascia il presidente di Deutsche Bank: fallito l'obiettivo di raggiungere quota 10 miliardi.

di Pierluigi Mennitti

da Berlino

Non se l’era immaginato così l’addio alla Deutsche Bank. Dopo 10 anni di guida (prima come portavoce del consiglio direttivo, dal 2006 come presidente), Josef Ackermann avrebbe voluto mantenere la promessa fatta in un momento di improvvida euforia: il 2011 avrebbe dovuto essere l’anno dei guadagni record, il botto finale di un’esperienza vincente e contrastata, come sempre avviene ai manager del suo livello. Dieci miliardi aveva assicurato.
GUADAGNI FERMI A METÀ OBIETTIVO. «Invece, da quella promessa a due cifre, il più grande istituto di credito della Germania è piuttosto lontano», ha scritto la Frankfurter Allgemeine Zeitung, «essendosi fermato a 5,4 miliardi, come riferito nell’ultimo rapporto».
A Josef Ackermann è stata fatale la crisi dei debiti, che ha tranciato nell’ultimo trimestre aspettative e speranze: «Proprio negli ultimi tre mesi, la Deutsche Bank ha registrato addirittura una perdita, determinata dalla grande insicurezza degli investitori che ha paralizzato un mercato fino ad allora assai lucrativo».
CRESCITA DEI PRIVATI NON SUFFICIENTE. Secondo le agenzie di rating, la banca tedesca resta estremamente dipendente dal settore di investment banking e una crescita del portafoglio dei clienti privati non è stata sufficiente a compensare la debolezza nell’area di attività principale.
Hanno pesato in maniera particolare i tagli sulle obbligazioni di Stato greche. «Ora sarà compito dei due successori, Anshu Jain e Jürgen Fitschen, riproporre in futuro la scommessa di guadagni a due cifre e provare a lanciare il guanto di sfida ai grandi rivali americani come Jp Morgan», ha aggiunto il quotidiano di Francoforte, città che è anche sede della Deutsche Bank.

Nel 2010 guadagni fermi a 4 miliardi di euro

Intanto Ackermann è dovuto entrare nella sede centrale da un’entrata secondaria per evitare la protesta degli attivisti di Attac, ha provato ad addolcire la pillola in quella che può essere considerata la sua ultima uscita di scena da capo dell’istituto. I risultati sono stati - a suo dire - ugualmente soddisfacenti, tenendo conto dei problemi incontrati proprio nelle aree d’affari della banca d’investimento.
Nel 2010 i guadagni si erano fermati a 4 miliardi di euro, a causa di massicci ammortamenti alla consorella Post Bank e i dividendi del 2011 dovrebbero rimanere stabili, attorno ai 75 centesimi. Tuttavia gli analisti sono rimasti molto delusi.
SORPRESI ANCHE GLI ANALISTI. Il crollo dell’ultimo trimestre, 351 milioni di euro, ha sorpreso anche loro. Solo nell’Investmentbanking-Sparte, a causa di pesanti cali nel business azionario, la perdita ha raggiunto i 422 milioni, rispetto a un guadagno nel 2010 di 603 milioni. A questo si sono aggiunti i problemi legali che l’istituto tedesco sta affrontando negli Stati Uniti e che riguardano il contestato business ipotecario.
Al netto delle tasse, il guadagno dell’istituto di Francoforte nel 2011 è stato di 4,3 miliardi di euro, un salto in avanti rispetto ai 2,3 miliardi dell’anno precedente, compiuto però in gran parte grazie a un effetto fiscale. Al decennio di Ackermann è destinato a seguire adesso l’era del tandem Jain-Fitschen, cui il 64enne manager svizzero aveva annunciato di consegnare il timone nell’assemblea di maggio 2010.
NEL 2012 PREVISIONI NEGATIVE. «Gli esperti del settore bancario sono tuttavia scettici sul fatto che l’istituto possa tornare in breve tempo alle glorie passate», ha proseguito la Faz.
«Non è affatto scontato che, nel settore di investment banking, la Deutsche Bank possa registrare nel primo e nel secondo trimestre del 2012 gli stessi successi della prima metà del 2011, che avevano spinto Ackermann a lanciare la sua azzardata promessa», ha confermato Konrad Becker, analista della Merck Finck, «e la redditività dell’istituto resterà in una prima fase piuttosto smorzata».
CROLLO SUI MERCATI AZIONARI. Le conseguenze del quadro fornito da Ackermann si sono fatte immediatamente sentire sui mercati azionari. I titoli della Deutsche Bank hanno esordito con una perdita dell’1,5%, un valore pari alla metà di quello che avevano 10 anni fa, quando lo svizzero prese la guida. Ma in questo, la parabola delle azioni dell’istituto di Francoforte è stata simile a quella di tante altre azioni finanziarie.
«Pensiamo che il settore di investment banking non tornerà a essere quello che è stato nei suoi tempi migliori, almeno in un prossimo futuro», è stato un passaggio del discorso di addio di Ackermann, «ma siamo certi che, anche di fronte a una torta più piccola, la Deutsche Bank potrà conquistarne un grande pezzo».
Parole diverse da quelle pronunciate nel 2011, quando il manager svizzero intravedeva il ritorno a una certa normalità e aveva promesso guadagni a due cifre.

Venerdì, 03 Febbraio 2012


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Josef Ackermann, presidente della Deutsche Bank.

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