Banche, il piano di Padoan per salvare la Borsa

I grandi investitori istituzionali vendono a Piazza Affari. Così il governo pressa gli istituti di credito per convincerli a fondersi. E a monetizzare le sofferenze.

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12 Febbraio 2016

Borse in difficoltà nel 2016 dopo i guadagni del 2015.

(© Ansa) Borse in difficoltà nel 2016 dopo i guadagni del 2015.

Dagli Stati Uniti Janet Yellen si è quasi scusata con i mercati, spiegando che la sua Federal reserve (Fed) aveva previsto un apprezzamento del dollaro, «ma non l'entità che si è registrata».
E ha dichiarato di essere rimasta sorpresa «dai movimenti nei prezzi del petrolio».
Quasi contemporaneamente, a Roma funzionari del Tesoro, durante un seminario sulle ultime riforme bancarie, hanno ammesso che è fisiologico il calo delle Borse dopo i guadagni del 2015, ma che «l’andamento dei mercati non ha grande correlazione con i fondamentali delle banche».
Tradotto, pensano in America come Italia, la situazione sta scappando di mano.
TREND NEGATIVO. Dopo il minirimbalzo di mercoledì 10 gennaio, anche la quarta seduta della settimana si è chiusa in negativo.
Piazza Affari è stata ancora la peggiore (-4,87%, anche se ha rimbalzato in apertura venerdì 12 febbraio), sono andate di poco meglio le cose a Madrid (-4,37%), a Parigi (-3,5%) o Francoforte (-2,35%).
Lo spread tra Btp e Bund tedesco ha toccato anche i 160 punti (per poi scendere a quota 152), con il nostro decennale pronto a riconoscere un interesse dell'1,72%.
Il Portogallo ha visto il suo differenziale sul debito tedesco arrivare a 388 punti, con il rendimento del decennale al 4,05%
FLOP DEI BANCARI. Dall’inizio dell’anno, sul listino, i titoli bancari hanno perso circa 80 miliardi di in capitalizzazione.
Quasi un quarto del totale valore di Piazza Affari.
Certo, la stentata ripresa italiana e le alte sofferenze in pancia nei nostri istituti (200 miliardi), come la forte esposizione sui titoli di Stato, non aiutano.
Ma dietro le vendite ci sono ragioni meno strategiche e meno speculative: chi ha guadagnato forti plusvalenze nel 2015 deve incassare quel denaro, in attesa di capire se il mattone o il petrolio ripartiranno.


A vendere sono quelli che dovrebbero stabilizzare il mercato

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

(© Imagoeconomica) Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

Perché a chiudere le posizioni sull’Italia non sono soltanto le famigerate locuste degli hedge fund o i fondi sovrani alimentati dai petroldollari: a vendere sono soprattutto quei soggetti che dovrebbero stabilizzare il mercato.
Nikhil Srinivasan, a capo degli investimenti di Generali, ha ammesso di aver ridotto della metà l’investimento sull’azionariato e portato all’1,2% del portafoglio complessivo l’esposizione sulle obbligazioni bancarie.
A domanda su cosa consigliare a un piccolo (mitologico) borsino, ha risposto: titoli di Stato.
Che non danno nulla, ma sono sicuri.
Quasi tutti i grandi investitori istituzionali (fondi comuni, assicurazioni, fondi pensioni o banche d’investimento come Coutts e Jp Morgan) hanno ridotto le loro posizioni sull’Italia.
SCOMMESSA DEL GOVERNO. Il governo dal canto suo spera di invertire la tendenza, ma la sua strategia è poco più di una scommessa: da un lato deve convincere gli istituti a monetizzare (accettando fortissime minusvalenze) le sofferenze con la bad bank light varata.
Dall’altro usa tutto la sua moral suasion per spingere le banche a fondersi, ipotizzando matrimoni che mettano assieme colossi come le Bcc, terreno nel quale è già scoppiata la polemica sul conflitto di interessi del governo con la banca di Cambiano vicina al sottosegretario e renziano di ferro Luca Lotti.
TROPPA FRAMMENTAZIONE. L’assunto di Pier Carlo Padoan è semplice: il sistema è troppo frammentato, rischia di essere vittima di uno shopping indiscriminato da parte straniera, non è in grado di erogare in modo sufficiente credito all’economia reale.
Cioè a famiglie e imprese.
Per tutto questo Janet Yellen e Mario Draghi devono continuare a finanziare America ed Europa.



Twitter @FrrrrrPacifico

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