Banche, se la Borsa scommette sul fallimento

Tonfo delle Borse. Spread in rialzo. E volano i derivati sul crac degli istituti. L'analista Monacelli: «Se l'incertezza sul bail-in continua, lo scenario è destinato a peggiorare».

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08 Febbraio 2016

Lunedì nero in Borsa l'8 febbraio 2016.

(© Ansa) Lunedì nero in Borsa l'8 febbraio 2016.

C'è chi parla di tempesta perfetta.
Chi, come l'editorialista del Financial Times Martin Wolf, consiglia di «prepararsi a una nuova recessione».
E del resto gli ingredienti ci sono tutti: la crescita Usa che delude, Paesi emergenti con un debito in dollari destinato ad apprezzarsi, gli squilibri cinesi e l'Europa in affanno.
E così nel lunedì nero dell'8 febbraio 2016 crolla la Borsa di Atene, trascinata dalle incertezze sulla tenuta del governo di Alexis Tsipras di fronte alla riforma delle pensioni e alle proteste di piazza, registrando il peggior tonfo negli ultimi 25 anni.
RIECCO LO SPAURACCHIO SPREAD. Milano brucia miliardi e lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi torna ai massimi da luglio 2015.
E i Paesi del Sud Europa, dal Portogallo alla Spagna, si ritrovano di nuovo condannati dai mercati, mentre i titoli tedeschi fanno da bene rifugio.
Quasi un tuffo nel passato, con le stesse dinamiche di quattro anni prima.  
Il contagio che colpisce soprattutto le periferie. Un panico generalizzato. E lo stesso enorme tallone d'Achille: le banche europee. 
«CAOS SCELLERATO SULLE BANCHE». Le quotazioni dei credit default swap sulle maggiori banche europee, cioè quei derivati che assicurano sul fallimento del titolo sottostante, continuano a salire.
Un pessimo segnale.
«Mentre le banche Usa hanno guadagnato 40 miliardi», ha scritto l'analista e columnist americano Daniel Gros, «gli istituti dei Paesi Ue rimangono nello stesso caos scellerato di otto anni fa». 

 

  • L'andamento dei credit default swap sul rischio Paese (in bianco) a confronto con quelli sulle maggiori banche (8 febbraio)

Una fase di transizione che agita i mercati finanziari

Tommaso Monacelli, professore di Economia all'Università Bocconi, spiega: «Non si può trarre un giudizio da una sola giornata di Borsa, ma i mercati fanno da cassa da risonanza all'incertezza, a prescindere dall'effettiva insolvenza di un titolo».
Però «i crediti deteriorati delle banche, in particolare quelle italiane (200 miliardi, ndr), sono un problema gigantesco, perché ora sono difficilissimi da smaltire».
BANCHE GRECHE -56%, ITALIANE -31%. A guardare gli andamenti di Borsa preoccupa e molto anche il colosso tedesco Deutsche Bank, che ha segnato una perdita di 6,8 miliardi di euro per il 2015.
E poi ci sono i dati Reuters: dall'inizio dell'anno le banche greche hanno perso il 56% del loro valore in Borsa, quelle tedesche il 33%, le italiane il 31%, le francesi il 24.
PREVALE L'INCERTEZZA. Secondo Monacelli ci sono tre fattori di preoccupazione che spiegano questi numeri.
Il primo l'Italia lo conosce bene: «È quello per il bail-in, i mercati si chiedono come potranno reagire le banche». «L'architettura dell'unione bancaria non è completa, manca il terzo pilastro (il fondo unico di garanzia dei depositi, su cui l'Italia è in pressing e la Germania frena, ndr)», aggiunge il professore, «e stare in questa fase di transizione è quasi peggio per i mercati finanziari».

 

  • Le quotazioni dei credit default swap sulle maggiori banche europee. 

Bisogna approvare in fretta il sistema di garanzia dei depositi

Il secondo fattore mette in questione direttamente la politica della Banca centrale europea (Bce) di Mario Draghi.
L'Eurotower, come altre banche centrali, ha portato i tassi sui depositi in territorio negativo: significa che le banche devono pagare per depositare i propri capitali presso la Bce.
«Ma difficilmente si traducono in negativo per i tassi dei depositanti. E questo gap sta avendo un effetto sui profitti delle banche», spiega Monacelli.
Dunque ancora una volta, il farraginoso sistema di governance europea scopre i suoi limiti.
«C'è sempre una dimensione che sfugge».
Il terzo fattore, poi, è noto: «Una crescita asfittica, dovuta a una diffusa cautela precauzionale. I consumatori non spendono e non investono, un problema enorme».
QE NECESSARIO, MA NON SUFFICIENTE. E intanto i mercati finanziari stanno smentendo tutti gli ottimisti, ripronendo esattamente le stesse dinamiche di contagio dalle periferie dell'Eurozona.
Il Quantitative easing (Qe) è ormai una misura necessaria, ma non sufficiente.
Con un ulteriore paradosso, a sentire il professore: «Se venisse bloccato, si scatenerebbe il panico, ma da solo non basta per la ripresa».
I governatori della Bundesbank e della Banca di Francia possono anche parlare di un ministro delle Finanze europeo, però intanto la questione «esiziale» è approvare in fretta il sistema di garanzia dei depositi.
L'Europa rischia di ripiombare nello stesso circolo vizioso della crisi del debito. «Se l'incertezza continuerà», spiega Monacelli «le cose possono solo peggiorare». 
 

Twitter @GioFaggionato

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