Enrico Ascari

ANALISI

Bce: Mario Draghi, tre mosse contro il dissenso

Aumento del 50% del bilancio dell'Eurotower. Quantitative easing, in caso di necessità. E tempi più stretti. La strategia del governatore.

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06 Novembre 2014

L’ultima conferenza stampa di Mario Draghi è arrivata dopo un prolungato periodo di instabilità sui mercati alimentato, tra l’altro, da pensieri, parole e opere dei principali banchieri centrali.
Settimane nelle quali Kuroda e la Yellen, governatori rispettivamente della Banca del Giappone e della Federal Reserve, hanno agito. Draghi, viceversa, ha subito.
KURODA E YELLEN FANNO LA LORO MOSSA. Il primo ha stupito tutti con un’ulteriore gigantesca scommessa di acrobazia monetaria portando gli acquisti di titoli pubblici e privati fino a oltre 700 miliardi di dollari annui (quasi il 12% del Pil giapponese).
La seconda, dopo qualche passo falso di troppo, ha finalmente chiuso l’ultima operazione di quantitative easing, certificando l’uscita definitiva degli Usa dall’era della politica monetaria non convenzionale.
IL BASSO PROFILO DI DRAGHI. L’italiano invece, a parte un paio di interventi pubblici ha mantenuto un basso profilo ma è stato colpito da una grandinata di critiche, indiscrezioni e forse anche calunnie che hanno messo a rischio la sua credibilità personale e quella dell’istituto che guida. Ecco la sua risposta, in tre mosse.

 

  • Il governatore della Bce Mario Draghi. (Getty)

1. Aumento del 50% del bilancio Bce

Il 6 novembre un Draghi insolitamente duro ha spazzato via le voci, riportate dall’agenzia Reuters, di dissensi interni al comitato direttivo. Ha ribadito che i programmi di acquisto di titoli strutturati e di finanziamento al sistema bancario, già in corso, riporteranno la dimensione del bilancio di Eurotower al livello del marzo 2012, cioè vicino ai 3 trilioni di euro, con un aumento di circa il 50% rispetto alla situazione attuale.
PER IL GOVERNATORE NON CI SONO DIVISIONI. Una decisione già annunciata da Draghi ma, secondo le indiscrezioni, mai effettivamente condivisa all’interno del comitato di governo della banca, che si sarebbe così trovato di fronte a un fatto compiuto. Non per la prima volta, tra l’altro. Ora l’algido governatore ha ribadito l’unanimità della decisione.

2. Se serve, c'è il quantitative easing

La stessa condivisione ha accompagnato la volontà di utilizzare altri strumenti non convenzionali (cioè l’acquisto di titoli governativi su larga scala) se dovesse diventare necessario affrontare i crescenti rischi derivanti dal perdurare di un’inflazione troppo bassa.
Un livello di aumento dei prezzi vicino al 2% annuo è il criterio determinante per valutare l’efficacia e la credibilità della Bce; il mancato raggiungimento di tale obiettivo deve essere impedito a tutti i costi. Anche ricorrendo all’acquisto massiccio di titoli di Stato, pur considerandone pregi, difetti e peculiarità derivanti dall’assetto istituzionale europeo.
L'OPPOSIZIONE DELL'ESTABLISHMENT TEDESCO. E proprio su questo punto Draghi ha lanciato un messaggio chiaro e forte al presidente della Bundesbank nonché membro del direttorio della Bce Jens Weidmann e agli altri membri dell’establishment tedesco che strenuamente si oppongono non solo a un futuribile quantitative easing ma anche agli interventi sui titoli strutturati e garantiti di emittenti privati già in corso. Mettendo, tra l’altro apertamente in discussione il sacro principio dell’indipendenza della banca centrale dal potere politico (tedesco in questo caso), tanto caro alla tradizione teutonica.

3. Tempi più stretti contro la deriva dell’economia

Fin qui si potrebbe sostenere che Draghi non ha affermato nulla di nuovo. Non è così perché, sia pure implicitamente, il governatore fa capire che nuove iniziative potrebbero essere considerate prima del previsto, forse già a dicembre. Lo si deduce dall’esplicito riferimento al fatto che gli organismi competenti della Bce sono già stati attivati per studiare e preparare gli ulteriori strumenti da utilizzare in caso di bisogno.
Azioni rese necessarie dalla crescente urgenza che deriva da un peggioramento dello scenario per crescita e inflazione, di cui ormai ha preso atto anche la Commissione europea con la recentissima diffusione delle nuove stime per il 2015.
TIMIDO AUMENTO DI PIL E PREZZI. Si tratta di una ennesima sforbiciata dello 0,6% e dello 0,4% in meno su Pil e inflazione attesi, con il primo che a livello comunitario crescerebbe solo dell’1,1%, con i prezzi in aumento solo dello 0,8%.
Insomma, malgrado un poco convinto ottimismo di facciata i rischi rimangono prevalentemente quelli di un peggioramento di scenario. Per Draghi si avvicina il momento della verità, quello dello scontro finale con gli oppositori interni, che si nascondono, e quelli esterni, fin troppo visibili.

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