Borse: l'Europa brucia 260 miliardi di euro

Milano -3%. In rosso le principali Piazze europee. Shanghai chiude a -3,55% ed entra in fase recessiva. Il petrolio scende sotto i 30 dollari. E i dati macro Usa deludono.

15 Gennaio 2016

Un uomo osserva l'andamento degli indici in una Borsa cinese.

(© Ansa) Un uomo osserva l'andamento degli indici in una Borsa cinese.

Venerdì nero per le Borse europee che hanno bruciato 260 miliardi di euro di capitalizzazione in un clima caratterizzato dai timori degli investitori sulla crescita globale. Preoccupa anche il tonfo del petrolio a New York tornato sotto i 30 dollari al barile con il Wti a 29,77 dollari dopo aver toccato i 29,61 che rappresentavano il minimo dal 2003, e i future sul Brent a 29,93 dopo aver toccato il record negativo dal 2004 a 29,73. Per le Borse mondiali, che hanno perso oltre 830 miliardi, si tratta della terza settimana consecutiva di ribassi.
PIAZZA AFFARI -3%. A Milano il Ftse Mib ha chiuso in calo del 3,07%. L'Allshare ha perso il 2,9%. Mps maglia nera del listino principale con -6,7%. Tra i bancari male anche Bper (-5,14%) e Mediolanum (-3,75%). In rosso Tenaris (-6,2%) e Finmeccanica (-4,7%). Debole la galassia del Lingotto con Fca -2,78%, Ferrari -3,27% e Exor -5,55%. Sulla parità Italcementi. 
Lo spread (ovvero il differenziale di rendimento) tra Btp e Bund ha chiuso sopra i 100 punti base (102) con il rendimento del decennale italiano all'1,56%.
Francoforte ha chiuso a -2,54%, Parigi -2,3% e Londra -1,9%. L'euro è salito cambiando a 1,097 dollari. 
IN ROSSO LA BORSA CINESE. La Borsa di Shanghai ha segnato -3,55%, con lo Shanghai composite che è arrivato a perdere il 20% dai massimi di dicembre entrando in una fase di mercato ritenuta dagli addetti ai lavori recessiva o di 'bear market', il cosiddetto 'Orso'. 
OPEC, RIUNIONE A MARZO. Intanto continua a calare anche il prezzo del petrolio, tornato sotto i 30 dollari al barile, 
La crisi e la tensione sono palpabili, e se i Paesi Opec potrebbero convocare una riunione straordinaria a marzo, la Russia, che a petrolio e gas deve la metà delle sue entrate, teme ripercussioni gravi. «L'andamento del petrolio crea seri rischi alla gestione del bilancio», ha affermato il premier Dimitri Medvedev annunciando l'intenzione di tagliare del 10% la spesa pubblica. La Borsa ha toccato quota -5,52 ma è arrivata a perdere oltre sei punti percentuali.
MALE IL MANIFATTURIERO USA. Nemmeno i dati macroeconomici in arrivo dagli Stati Uniti sono incoraggianti. L'indice Empire, che misura l'attività manifatturiera dello Stato di New York, è passato a -19,37, con il dato di gennaio rivisto in negativo da -4,59 a -6,21. Gli analisti si aspettavano un dato negativo ma in miglioramento, a -4. In calo dello 0,1% su base mensile le vendite al dettaglio di dicembre (448,1 miliardi), in crescita del 2,1% il dato sui 12 mesi. Hanno invece confermato le aspettative il dato dei prezzi alla produzione, scesi dello 0,2% tra novembre e dicembre.
DEBOLE WALL STREET. Wall Street ha fatto segnare un avvio in netto calo. Il Dow Jones ha perso l'1,68%, il Nasdaq ha ceduto il 3,23% a 4.464,81 punti mentre lo S&P 500 ha lasciato sul terreno l'1,48%. Dall'inizio dell'anno lo S&P 500 ha perso quasi il 9% bruciando 1.500 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato.

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