Bpm, si muove l'asse tra Bonomi, Nagel e Renzi

Il ritorno del finanziere è appoggiato dal governo. Oltre che da Mediobanca. Intanto la Bce frena la fusione col Banco Popolare. Le trame di piazza Meda.

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17 Marzo 2016

Andrea Bonomi.

Andrea Bonomi.

Ci sarebbe anche il via libera di Mediobanca dietro il ritorno dell'imprenditore Andrea Bonomi all'assalto della presidenza del consiglio di sorveglianza di Banca popolare di Milano (Bpm).
Del resto, se il matrimonio proprio tra Bpm e il Banco popolare appare sempre più in salita dopo l'arrivo della lettera di ultimatum della Banca centrale europea (Bce) sulla fusione (i due istituti sono crollati in Borsa nella giornata del 17 marzo: il titolo del Banco è precipitato del 14,1% a 6,68 euro e quello della Bpm del 6,56% a 0,67 euro), in piazza Meda si devono fare i conti con l'assemblea di fine aprile e con la riforma del governo sulle Popolari.
Secondo indiscrezioni dei quotidiani - il primo a parlarne è stato Libero - Bonomi si starebbe muovendo insieme con i soci pensionati e le sigle sindacali più importanti di piazza Meda che vorrebbero creare un lista di appoggio contro quella dell'attuale amministratore delegato Giuseppe Castagna.
ENDORSEMENT CHE PESANO. Ma a detta di diversi operatori finanziari l'avanzata del patron di InvestIndustrial non sarebbe altro che una exit strategy concordata sia con il numero uno di piazzetta Cuccia Alberto Nagel sia con Palazzo Chigi.
Non è un caso, si fa notare da più parti, che proprio il 17 marzo, in un'intervista a Il Sole 24 Ore, Davide Serra del Fondo Algebris e storico sostenitore del premier, abbia fatto sentire la sua voce sui problemi che potrebbero derivare da una battuta d'arresto delle nozze tra Milano e Verona.
DUBBI SULLA GOVERNANCE. La situazione è tutt'altro che in discesa.
La missiva arrivata da Francoforte parla chiaro: continuano a rimanere i dubbi sulla governance, con particolare riferimento al mantenimento di una Bpm Spa controllata dalla holding per tre anni, e sul fronte della gestione dei crediti deteriorati (oltre 17 miliardi di cui 14 in quota a Verona).
In queste ore concitate si cerca di mettere a fuoco le strategie per affrontare l'immediato futuro e capire quali saranno i destini di Bpm già dalla prossima settimana in vista delle presentazione delle liste: la scadenza è il 4 aprile.
TERZA LISTA DI NOMI TOP SECRET. A quanto pare, oltre a una lista Bonomi e a quella Castagna che punta a nominare presidente Marcello Priori come successore di Pietro Giarda, ce ne potrebbe essere una terza, appoggiata da un'altra cordata di finanziatori su cui nomi per ora è top secret.

Il passato di Bonomi in Bpm è tutt'altro che dimenticato

La Banca popolare di Milano.

La Banca popolare di Milano.

Del resto i problemi in seno allo storico istituto di credito milanese sono sempre gli stessi.
Per prima cosa l'importanza dell'autonomia della banca e il mantenimento del voto capitario.
Due punti fondamentali che il decreto del governo sulla privatizzazione tagliano in un sol colpo, dal momento che entro la fine del 2016 le Popolari devono trasformarsi in Spa.
PASSAGGIO PIÙ SOFT. A quanto pare Bonomi potrebbe assicurare un passaggio più soft, con alcune formule di favore che possono riscontrare il gradimento dei soci.
Ma il passato dell'imprenditore in Bpm è tutt'altro che dimenticato.
Non è un caso che sempre Il Sole 24 ore ricordi che Bonomi - alle prese in questi giorni con l'offerta su Artsana della famiglia Catelli per il controllo dei marchi Control, Chicco, Pic e Lycia con un valorizzazione di 1,3 miliardi - deciderà di correre solo nel caso in cui ci sia «un supporto coeso intorno alla sua figura».
DUE VECCHIE BOCCIATURE. Perché proprio nel 2013, quando poi abbandonò il consiglio di gestione, si vide bocciare per ben due volte in due diverse assemblee la proposta di trasformare già all'epoca Bpm in una Spa, toccando con mano quel groviglio di interessi che tutt'ora permane stabile in piazza Meda.
Al momento, a tirare la volata di Bonomi all'interno dell'istituto di credito sarebbero i suoi uomini più fidati.
Tra questi Davide Croff, membro del consiglio di gestione e molto vicino a Bankitalia.
Poi Luca Perfetti, del consiglio di sorveglianza indicato nel 2014 proprio da InvestIndustrial, quindi Andrea Boitani, professore all'Università Cattolica, anche lui nel board.
Ma dietro si starebbero muovendo pure Carlo Gagliardi, ex segretario generale di Bpm all'epoca Bonomi, come lo stesso Raffaele Mincione, il finanziere con base a Londra che possiede ancora un 5% di azioni dell'istituto.


Twitter @ARoldering

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