Economia
POLITICA E FINANZA
Cina, Wen Jiabao contro le banche
Il premier attacca il monopolio dei primi quattro istituti del Paese
di Simone Pieranni
da Pechino
Nel momento in cui le banche sono entrate nel mirino dello
scontento popolare, specie dopo l'annuncio dei grandi
profitti rivelati dai report sulle attività nel 2011, Wen Jiabao
appare sempre di più come l'uomo del governo vicino al
popolo e - forse - alla guida dell'ala liberale del Partito.
In un discorso trasmesso in diretta radiofonica, infatti, il
premier cinese ha attaccato le banche cinesi e il loro regime di
monopolio.
«Sarò franco», ha detto Wen Jiabao, «le nostre banche
guadagnano profitti troppo facilmente. Questo perché un piccolo
numero di grandi banche possiedono un monopolio. Per romperlo,
dobbiamo permettere ai capitali privati di fluire nel settore
finanziario».
Le osservazioni di Wen, secondo l'analisi del Wall Street
Journal, vanno incontro alla rabbia popolare contro le banche
cinesi più grandi, «cresciuta negli ultimi mesi online e nei
media».
PRELIEVO INDISCRIMINATO. La reazione popolare è
stata inizialmente causata dalla frustrazione per il prelievo
indiscriminato delle tasse da parte delle banche ma «è
peggiorata nelle ultime settimane, quando i finanziatori hanno
dichiarato profitti record, anche se l'economia rallenta e
alcune aziende faticano per accedere al credito».
Le parole di Wen arrivano nello stesso giorno in cui «Pechino ha
presentato i programmi destinati a sostenere lo sviluppo dei
mercati dei capitali del Paese e a diffondere l'uso
internazionale dello yuan. Tra questi, il regolatore di sicurezza
in Cina ha dichiarato che avrebbe più che triplicato la
quantità di denaro che gli stranieri possono investire nei
mercati finanziari fortemente limitati della Cina, per un totale
di 80 miliardi di dollari», ha scritto il giornale finanziario.
Pechino deve trasferire più soldi ai consumatori e aiutare il settore dei servizi
Wen Jiabao ha espresso le sue osservazioni durante un discorso
nella provincia del Fujian «la cui economia è orientata alle
esportazioni»: un'ulteriore indicazione, secondo gli
analisti, che la riforma economica, a lungo rimandata, è ora
almeno un argomento di dibattito pubblico. I suoi commenti
pongono inoltre Wen a capo dell'ala dei liberali,
testimoniando come i primi passi della riforma possano essere
effettuati anche dall'attuale leadership politica cinese,
prima del passaggio di potere a Xi Jinping.
Per realizzare la trasformazione economica, «le imprese private
dovrebbero essere incoraggiate a entrare nel settore dei servizi
finanziari», ha detto Fang Xinghai, direttore generale
dell'Ufficio dei servizi finanziari della municipalità di
Shanghai ed ex economista della Banca mondiale, in
un'intervista al Boao Forum per l'Asia di questa
settimana.
Per decenni, «la crescita economica della Cina si è basata in
larga misura sui risparmi prigionieri dei cinesi ordinari girati,
a prezzi economici, alle imprese di proprietà statale. Il
sistema penalizza i risparmiatori e ricompensa i mutuatari,
perpetuando uno squilibrio economico caratterizzato da alti tassi
di investimento».
UN MODELLO INSOSTENIBILE. Si tratta di un
modello che comincia a essere considerato insostenibile: anche
per questo, molti economisti ritengono che, per risollevare
l'economia, Pechino debba ora trasferire più soldi ai
consumatori e aiutare il settore dei servizi, che si basa sulle
imprese private.
Wen Jiabao è diventato premier della Cina nel 2003 accompagnato
dalla reputazione di “riformatore” ed ha più volte
riconosciuto di non essere riuscito a fare abbastanza.
Ormai, il suo tempo sta per scadere: dal prossimo anno
cambieranno i vertici politici e Wen Jiabao sembra intenzionato a
spingere sull'acceleratore di quelle riforme che non è
riuscito ad avviare nei 10 anni di premierato.
Mercoledì, 04 Aprile 2012

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