Decreto banche, i rimborsi restano fuori dal testo

Slittano anche le norme per definire il perimetro dei ricorsi presso l'Anac. Malumori nel Pd. Etruria dichiarata insolvente.

10 Febbraio 2016

Salva-banche, la protesta di una risparmiatrice.

Salva-banche, la protesta di una risparmiatrice.

I risparmiatori truffati nel crac dell’Etruria dovranno ancora attendere.
Il governo, smentendo i proclami degli ultimi mesi, ha stralciato dal maxi decreto banche la parte sui risarcimenti (tutte le misure varate).
Mancano le norme che dispongono quali possessori di bond subordinati dei quattro istituti - Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti - hanno diritto ai rimborsi da stabilire attraverso gli arbitrati davanti all’Anac di Raffaele Cantone.
Slittano anche le norme per definire il perimetro degli stessi ricorsi presso l'autorità.
RISCHI ANCHE PER LE BCC? Così nel testo finale sono finite soltanto la riforma delle Banche di credito cooperativo e le nuove norme sulla bad bank.
Anche se potrebbero saltare la holding unica delle Bcc, che non piace al mondo bancario toscano, e gli incentivi all’esodo dei dipendenti del settore, già bocciata dai sindacati.
I tecnici del Tesoro e quelli della presidenza del Consiglio hanno lavorato fino a un minuto prima delle 21 del 10 febbraio, quando ha avuto il via il Consiglio dei ministri.
Fallito il loro tentativo di inserire le norme sui risarcimenti nel maxi decreto: alla fine è passata la linea confermata (pare) anche dal ministero della Giustizia.
LO SPETTRO DEI RICORSI. Dopo il decreto di novembre che ha commissariato le quattro piccole banche, non si possono inserire in una norma primaria (come è il maxi decreto della presidenza del Consiglio nel quale la sera del 9 febbraio sono confluiti Bcc e Bad bank) i criteri sui soggetti aventi diritto a ricorrere all’Anac e l’iter degli arbitrati.
Il timore era quello di creare un precedente pericoloso.
Peccato che l’intenzione del Tesoro fosse opposta: blindare le nuove norme in un Dpcm, nella speranza (vana) di respingere o rallentare le possibili impugnazioni, che sono già allo studio della associazioni dei consumatori. Con un decreto ministeriale basta ricorrere al Tar.
POCHI I 'FORTUNATI'. Alto lo sconforto tra i risparmiatori. Ma non soltanto per questo rinvio.
I criteri scelti per decidere chi ha diritto o meno al risarcimento (tra i tanti quelli della buona fede, la scarsa conoscenza finanziaria, la mancanza di un atto scritto e l’impatto di quei prodotti sull’investimento complessivo) riducono al minimo il numero dei soggetti interessati.
Oltre al fatto che non tutto l’investimento in subordinati sarà restituito.
MALUMORI NEL PD. Per questo nel Pd non manca chi fa pressioni sulla good bank sorta dalla ceneri dei quattro istituti per coinvolgerla nei risarcimenti.
La realtà guidata da Roberto Nicastro ha già risposto picche, pronta soltanto a fornire ai “truffati” la documentazione necessaria.
Non si esclude nella maggioranza di governo poi che, in un secondo momento, parte dei ricavi conseguiti dalla vendita delle sofferenze presenti nei quattro istituti possa andare agli obbligazionisti.
Anche perché l’ennesimo rinvio sui risarcimenti non aiuta Matteo Renzi, già penalizzato per il ruolo nella vicenda della famiglia del ministro Maria Elena Boschi.

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