L'INCHIESTA

Deutsche Bank, buco nero da 12 mld

Truccati i conti contro la nazionalizzazione.

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06 Dicembre 2012

Nella migliore delle ipotesi è un'altra grana - la peggiore - per la Deutsche Bank di fronte alle autorità Usa. Nella peggiore, un vaso di Pandora che, scoperchiato, può esporre la maggiore banca d'Europa al vaglio scrupoloso delle autorità statali tedesche.
Un buco nascosto di 12 miliardi di dollari in perdite, truccando i conti, non è poco. Ma, se la denuncia dei tre dipendenti silurati dal gruppo alla Sec (l'autorità di controllo sulle banche del governo americano) si rivelasse vera, sotto il tappeto gli investigatori potrebbero trovare di più di un maneggio pericoloso per evitare il salvataggio di Berlino, preservando così un'immagine immacolata rispetto alla concorrenza.
L'ONTA DELLA NAZIONALIZZAZIONE. Per l'ex boss Josef Ackermann, che prima di ritirarsi a maggio era considerato l'uomo più potente della finanza tedesca, una nazionalizzazione forzata, come quella che nel 2009 toccò alle disastrate Hypo Real Estate e Commerzbank, sarebbe stata una «vergogna». E non solo in Germania.
Guai a prendere soldi dal governo, come aveva fatto, in Gran Bretagna, la Royal Bank of Scotland sull'orlo della bancarotta. O, negli Usa, giganti come Citigroup e Bank of America.
MAXI PERDITE TRA I «COLLATERALI». Meglio allora, per i vertici dell'istituto di Francoforte, mascherare le «discrepanze pazzesche» con un'imponente operazione di finanza creativa: ammortizzare le perdite da derivati nel capitolo dei leveraged super senior trades, per un portafoglio di circa 130 miliardi di dollari in operazioni collaterali (comprensive delle assicurazioni strette con la Berkshire Bank del magnate Warren Buffett), complessivamente sopravvalutate. Registrate cioè non ai valori correnti di mercato.

I dipendenti cacciati: «Ackermann mentiva»

Pochi mesi dopo l'esplosione nel 2008 del bubbone dei crac da derivati, Ackermann raccontò entusiasta che la sua banca aveva una sorprendente «abbondanza di capitale». Alla fine del nuovo anno, sarebbe addirittura tornata in grande attivo. Sulle «suggestioni» di «perdite da nascondere» sarebbe stata fatta la «maggior chiarezza possibile».
Tutte balle, secondo gli accusatori - due manager dei dipartimenti dei rischi e un trader, andati a vuotare il sacco alla Sec - che, di fronte alla Consob americana, avrebbero più volte ribadito come i loro superiori ai vertici fossero ben consapevoli delle irregolarità nei registri di bilancio.
TRE DIPENDENTI SILURATI. Prima di essere allontanati forzatamente dal gruppo, i tre dipendenti (uno dei quali in Deutsche Bank da 10 anni) avrebbero evidenziato quanto rilevato ai capi, facendo loro presente la falsa valutazione delle perdite.
Il buco, se correttamente indicato, avrebbe fatto precipitare il capitale del gruppo al di sotto la soglia critica per il salvataggio di Stato in Germania, trasformando Deutsche Bank in una nuova Lehman Brothers.
DEUTSCHE BANK SMENTISCE. Venuta alla luce la vicenda grazie a un'inchiesta del Financial Times, il quartier generale di Francoforte ha smentito qualsiasi manipolazione, dichiarando che le denunce in oggetto, risalenti ai due anni precedenti, erano già state «pubblicamente riportate e approfonditamente investigate nel 2011». Salvo poi rivelarsi «completamente infondate».

Stretta negli Usa e in Germania: Deutsche Bank rischia

Per il quotidiano britannico la versione è diversa. In corso dal 2010, le indagini delle autorità americane hanno raccolto testimonianze indipendenti l'una dall'altra.
«Secondo fonti bene informate, ciascun accusatore ha trascorso ore con i legali della Sec, fornendo documenti interni bancari in ripetuti incontri».
Molto, in materia, potrebbe saperne l'ex consigliere generale della Deutsche Bank Robert Khuzami, attualmente alla direzione della divisione esecutiva sui controlli della Sec. Niente meno che in lizza per sostituire, alla fine del mese, il presidente dell'organismo Mary Schapiro.
LE INDAGINI SUL LIBOR. In virtù del conflitto d'interessi, Khuzami si è chiamato fuori da ogni inchiesta in corso, ma la sua è una presenza che pesa.
Invischiato nello scandalo Libor di Barclays al pari di altri istituti quali Citigroup, Hsbc e Jp Morgan, finora il colosso di Francoforte se l'è cavato scaricando sui pesci piccoli, anche attraverso indagini interne, le responsabilità di aver taroccato i tassi variabili. Oppure, come nel 2010 e nel 2011, accettando di pagare maxi-multe al governo americano, nell'ambito di svariate inchieste, aperte o in via di apertura negli Usa per frode, evasione fiscale e illeciti associati a operazioni finanziarie disinvolte, negli anni precedenti alla crisi del 2008.
GERMANIA, CONTROLLI A TAPPETO. Stavolta la faccenda sembra però più grossa. E anche in Germania le acque sono parecchio agitate.
Per uno dei reati patteggiati Oltreoceano da Deutsche Bank - aiutare i clienti a sottrarre svariati milioni al fisco - a novembre la polizia tributaria tedesca ha condotto un'operazione in grande stile nella sede centrale di Monaco della Hypovereinsbank, controllata di Unicredit.
Perquisizioni a tappeto, per contrastare l'evasione in Germania, sono scattate anche tra i tedeschi dell'Ubs e, in estate, nelle filiali di Credit Suisse.

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