Draghi: la sfiducia dei mercati e la guerra con Berlino

Scetticismo sulle armi in mano al banchiere. Che prosegue il suo braccio di ferro con la Germania.

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15 Febbraio 2016

Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea (Bce).

(© Ansa) Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea (Bce).

I mercati non si fidano più di Mario Draghi.
Così al banchiere italiano non resta che mettere in dubbio l’ultimo mantra del rigore finanziario: il bail-in.
Con la Bce pronta, nella gestione dei fallimenti bancari, a «prevedere eccezioni, che certi creditori possano essere esentati se ci sono situazioni di instabilità e rischio finanziario sistemico ed è responsabilità della Commissione europea e dell'autorità unica di risoluzione valutarlo».
VERSO IL DIRETTIVO DI MARZO. E se non bastasse, ecco ventilare un menu più corposo per il prossimo direttivo di marzo: acquisti di titoli di Stato per tutto il 2017; spesa mensile del Quantitative easing che passerebbe da 60 a 90 miliardi di euro.
Un freno alla furia ricapitalizzatrice che ha pervaso l’Europa già prima del lancio di Basilea 2; nessun aggravio per le banche che detengono titoli di Stato; una sforbiciata al tasso dei sui depositi (da –0,20 a -0,30%) e un’altra, più importante, al costo del denaro per portalo a zero.
IL QE HA SOSTENUTO IL DEBITO TEDESCO. Tutte queste misure Draghi le ha portate al board della Bce già lo scorso dicembre. Di conseguenza, quando il governatore ripete (come ha fatto davanti all’Europarlamento) che la banca centrale «è pronta a fare la sua parte e come annunciato esaminerà la possibilità di agire a inizio marzo», i mercati sperano che l’italiano pieghi i paletti tedeschi, per ritrovarsi finalmente delle misure che possano rimettere in piedi l’Europa.
Perché finora il Qe, dovendo comprare titoli con maggiore garanzie, ha finito per sostenere soprattutto il debito tedesco. E per la Germania le cose sono destinate soltanto a migliorare, visto che dal mese prossimo la Bce potrà rastrellare anche bond emessi dagli enti locali e cartolarizzazioni. Due ambiti molto sviluppati Oltrereno.

Una versione 2.0 della crisi dell'eurozona

Janet Yellen, presidente della Federal Reserve.

Janet Yellen, presidente della Federal Reserve.

Per tutto questo i mercati sono scettici sulle armi in mano alla Bce.
Tanto che la tensione sul debito sovrano (europeo come americano) viene vista come una sollecitazione a Draghi per stampare più moneta e una richiesta alla Fed di Janet Yellen per interrompere l’inversione nella politica monetaria.
I MERCATI TEMONO TASSI NEGATIVI. Non a caso sul Financial Times, giornale che sa esprimere gli umori degli investitori, Wolfgang Munchau ha scritto nelle scorse ore: «I mercati ci stanno dicendo che stanno perdendo fiducia nell'impegno di Mario Draghi a fare tutto il possibile. Le tensioni sui mercati finanziari europei delle ultime sedute sembrano indicare una nuova crisi, una versione 2.0 della crisi dell'eurozona».
Per la precisione dalle Borse arrivano «quattro messaggi specifici. Il primo e più importante è l'interazione fra le banche e il debito sovrano. Il secondo è che l'unione bancaria è fallita. Il terzo è che le aspettative del mercato per l'inflazione sono cambiate in modo permanente. Il quarto è che i mercati hanno paura di tassi di interesse negativi».
QUELLO DELLE BORSE È SOLO UN RIMBALZO. Questo perché «il peccato originale, l’errore fondamentale commesso dalle autorità europee è stato il non aver pulito i bilanci delle banche dopo il crollo di Lehman Brothers».
In quest’ottica appare una coincidenza, un semplice rimbalzo, il fatto che le Borse europee abbiano chiuse tutte sopra il 3% nel giorno in cui Draghi ha confermato i suoi bellicosi propositi davanti all’europarlamento. Casomai è interessante la chiarezza del banchiere italiano in un consesso dove il fronte dei Paesi del Nord (Germania, Olanda, Austria) discute di un tetto di acquisti dei titoli di Stato da parte delle banche privati, che metterebbe in ginocchio Paesi come l’Italia, dove il credito detiene Btp e Bot per 400 miliardi.
I SEGNALI DI DRAGHI ALLA GERMANIA. Draghi infatti ha mandato chiari segnali alla Germania, che vuole barattare l’allargamento del Qe con l’introduzione di un ministro unico delle Finanze europeo (che appare soltanto un guardiano del rigore) e con un rialzo dei tassi d’interesse per i titoli di Stato dei Paesi più deboli.
Al riguardo il banchiere ha legato le spinte in avanti di qualcuno alla «caduta dei titoli bancari che è stata amplificata dalla percezione che le banche potrebbero dover fare di più per aggiustare i loro modelli di business ad un ambiente di bassa crescita e bassi interessi e al rafforzato quadro regolatorio messo in piedi dall'inizio della crisi».
La guerra con Berlino è ancora aperta.

 

Twitter @FrrrrrPacifico

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