Etruria, le mancate comunicazioni agli obbligazionisti

Crediti che si deteriorano. E rischiosità dei titoli che cambia: da media ad alta. Ma la banca non avvisa i clienti. Le prove e la storia di una vittima svelate a L43.

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08 Marzo 2016

Cinque giorni prima dell'emanazione del decreto Salva-banche, il commissario di Bankitalia in Banca Etruria, Antonio Pironti, dichiarava pubblicamente che una soluzione ai problemi dell'istituto era «prossima e a portata di mano».
E si diceva certo che, «nel giro di un paio di mesi», si sarebbe arrivati a un «piano di risoluzione definitivo».
La storia è andata diversamente.
IMPENNATA DEI TITOLI. Lo sanno bene i 4.737 risparmiatori che avevano sottoscritto obbligazioni subordinate emesse dalla banca aretina.
All'epoca però, l'andamento dei titoli subordinati di Banca Etruria con scadenza ottobre 2016 e giugno 2018 subì significative variazioni al rialzo.
Un'impennata, a pochi giorni dall'azzeramento, che lascia perplessi.

 

  • Andamento delle obbligazioni subordinate di Banca Etruria con scadenza ottobre 2016 (Isin IT0004119407) nel periodo compreso tra l'1/10/2015 e il 22/11/2015, giorno dell'emanazione del decreto Salva-banche. Il triangolo rosso indica il 17/11/2015, giorno della dichiarazione del commissario Pironti.

 

  • Andamento delle obbligazioni subordinate di Banca Etruria con scadenza giugno 2018 (Isin IT0004931405) nel periodo compreso tra l'1/10/2015 e il 22/11/2015, giorno dell'emanazione del decreto Salva-banche. Il punto rosso indica il 17/11/2015, giorno della dichiarazione del commissario Pironti.

 

I RIMBORSI TARDANO ANCORA. Oggi a non arrivare e a lasciare perplessi sono due decreti. Quelli necessari per rimborsare i clienti di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara che ritengono di essere stati truffati.
Il primo spetta alla presidenza del Consiglio dei ministri, il secondo è un decreto interministeriale (Ministero dell'Economia e quello della Giustizia). La scadenza, fissata dalla legge di Stabilità, è fine marzo 2016.
LE VITTIME: «CE LO ASPETTAVAMO». Sui motivi del ritardo, che il vice ministro all'Economia Enrico Zanetti dice di non riuscire a spiegarsi, non ha dubbi Letizia Giorgianni, presidente dell'associazione vittime del Salva-banche: «Ce lo aspettavamo. Da ambienti vicini all'esecutivo abbiamo saputo che il governo, con i suoi studi legali, sta cercando di rendere i decreti inattaccabili per evitare le cause civili che noi ovviamente presenteremo. Non c'è altra ragione. Hanno capito che in legge di Stabilità hanno introdotto una norma abbastanza rischiosa. Altrimenti, per fissare i parametri dei rimborsi, non impiegherebbero tutto questo tempo».
MANIFESTAZIONE IL 16 MARZO. L'associazione, il 16 marzo, ha in programma una nuova manifestazione davanti alla sede del ministero dell'Economia: «Continuiamo a scendere in piazza, non abbiamo ancora dato mandato agli avvocati. Abbiamo chiesto un incontro anche all'Associazione bancaria italiana (Abi), ma dubito che ce lo concederanno».
I ricorsi, in ogni caso, si annunciano difficili: «Provare ad aggredire il patrimonio delle nuove banche sarebbe l'ideale», spiega Giorgianni, «ma come dimostrare la continuità aziendale? Tecnicamente, i risparmiatori dovrebbero far causa alle bad bank. Ma la strada per riuscire a recuperare qualcosa è in salita». Forse però uno spiraglio c'è.

La strategia: la banca non informò i clienti sul deterioramento

A parlarne con Lettera43.it è uno studio legale di Firenze, che sta seguendo il caso per conto di alcuni obbligazionisti di Banca Etruria.
La strategia che intende seguire si basa sui prospetti informativi che hanno accompagnato la vendita delle obbligazioni subordinate. In particolare quelle emesse a giugno del 2013, al tasso del 3,5% (Isin IT0004931405).
COMPROMESSO UN PRESTITO SU 3. Il prospetto di base è stato depositato presso la Consob il 22 aprile 2013.
Ma meno di due mesi dopo, il 14 giugno 2013, a collocamento appena cominciato, arriva il primo supplemento.
Che cosa cambia? «I crediti deteriorati della banca, riportati nel prospetto, passano dal 25% al 29%, per un totale di 2,7 miliardi di euro», dice l'avvocato.
Il secondo supplemento arriva il 23 dicembre 2013: «I crediti deteriorati salgono al 32%. Il che significa che alla fine di quell'anno un debitore su tre non avrebbe potuto restituire il denaro ricevuto in prestito dall'istituto».
CARENZA DI COMUNICAZIONE. Secondo le testimonianze dei clienti raccolte dall'avvocato, «né il prospetto informativo di base, né i successivi supplementi sono mai stati consegnati agli acquirenti dei titoli. Gli operatori bancari erano tenuti a farlo. E avrebbero anche dovuto spiegarli con chiarezza».
Se ciò non è accaduto, «allora è lecito affermare che la banca non ha applicato la massima tutela prevista per il risparmiatore».
A confermarlo a Lettera43.it è il gestore finanziario di una delle principali banche italiane, il cui lavoro consiste per l'appunto nella vendita di azioni e obbligazioni.

Ai piccoli risparmiatori andava applicata la massima tutela: non avvenne

Tra le tante domande, l'unica certezza è che i clienti più vulnerabili avrebbero dovuto essere protetti.
La disciplina Mifid del 2009, infatti, stabilisce che ai piccoli risparmiatori, soggetti diversi dagli investitori professionali qualificati, occorre applicare il massimo grado di tutela.
Su come ciò debba avvenire, però, c'è stata grande discrezionalità da parte delle banche.
GIRO DI VITE NEL 2015. Almeno fino al 30 giugno 2015, termine ultimo per l'entrata in vigore di una comunicazione della Consob datata 22 dicembre 2014, che ha dato un giro di vite alla vendita dei prodotti finanziari complessi.
Alla banche che non intendevano seguire la comunicazione, l'Authority imponeva una decisione motivata a livello di vertice, e l'obbligo per l'intermediario finanziario di informare il cliente sul fatto che la Consob riteneva inadeguato il prodotto finanziario proposto.
IL RISCHIO AUMENTA. Sul punto, per quanto riguarda Banca Etruria, entra in gioco un ulteriore elemento.
Il livello di rischio delle obbligazioni subordinate emesse a giugno 2013, nel corso del tempo, non è rimasto invariato.
La rischiosità del titolo è andata aumentando. Senza comunicazioni da parte della banca, almeno fino al 30 giugno 2015.
Lettera43.it ha ottenuto la copia di alcuni estratti conto di uno dei clienti decisi a fare causa.
Lo schema è molto chiaro: il 31 dicembre 2013 la rischiosità del titolo è media. Lo è ancora il 30 giugno 2014.
Ma cambia il 31 dicembre dello stesso anno: diventa alta.
LA SORPRESA FINALE. Lo sarà anche il 30 giugno 2015, quando finalmente il piccolo risparmiatore riceverà dai commissari di Banca Etruria una lettera in cui verrà comunicato che «il Suo portafoglio risulta non adeguato al Suo livello di conoscenza ed esperienza finanziaria, alla Sua situazione finanziaria e ai Suoi livelli di investimento».

Quelle lettere arrivate solo dopo il commissariamento

«La cosa più grave è che il regolamento Consob», prosegue l'avvocato, «impone informazione non solo al momento della vendita dell'obbligazione, ma anche nel corso della sua vita. A fronte dei supplementi al prospetto informativo e all'aumento della rischiosità del titolo, è incredibile che non sia mai arrivata neanche una lettera, a nessuno dei clienti che si sono rivolti a noi. Ad alcuni obbligazionisti, il 30 giugno 2015, è arrivata una lettera non raccomandata. Che però non vale nulla. Sia perché non era una raccomandata, sia perché ormai Banca Etruria era già commissariata (dal 2 febbraio 2015, ndr)».
«NESSUNA FIDUCIA NELL'ANAC». In questa situazione, secondo Letizia Giorgianni, presidente dell'associazione Vittime del Salva-banche, gli arbitrati dell'Autorità nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone non potranno bastare.
Una volta individuati, con i due decreti che ancora si attendono, i criteri di non adeguata informazione e i requisiti per poter essere nominati arbitri dell'Anac, «gli aventi diritto ai rimborsi che saranno soddisfatti non supereranno il migliaio, considerando tutte e quattro le banche 'salvate'. Andranno a scovare i casi più disperati e rimborseranno soltanto quelli. Ma il risparmio è garantito dalla Costituzione. Per il governo, invece, sembra che sia diventato una colpa».


Twitter @davidegangale

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