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Economia 

POLITICA E FINANZA

Germania, la tassa contesa

Governo e opposizione cercano un accordo su patto fiscale e fondo Esm: il nodo è l'imposta sulle transazioni finanziarie.

di Pierluigi Mennitti

da Berlino

Sarebbe un paradosso se proprio la Germania, il cui governo ha proposto e imposto il patto fiscale come contrappeso alla ratifica del fondo di aiuti permanente per i Paesi in crisi, non dovesse riuscire ad approvarlo.
Alla vigilia dell'incontro decisivo fra governo e opposizione per giungere a un accordo che permetta al Bundestag di ratificare congiuntamente i due provvedimenti (per i quali è necessaria una maggioranza dei due terzi), i partiti hanno irrigidito le posizioni lasciando intravvedere anche l'ipotesi di un fallimento.
L'ACCORDO SI ALLONTANA. Si tratta in gran parte di tatticismi: un occhio al proprio elettorato (mai dimenticare che fra poco più di un anno si vota per rinnovare Cancelliere, governo e parlamento), un altro al proprio mazzo di carte per strappare le migliori condizioni nella trattativa finale. E tuttavia, nel fine settimana appena trascorso, l'accordo che giovedì 7 giugno sembrava vicino è tornato in alto mare lunedì 11.
«Tutto ruota attorno alla tassa sulle transazioni finanziarie fortemente voluta dalle opposizioni socialdemocratica e verde, sulla quale Angela Merkel si era mostrata d'accordo», ha scritto l'Handelsblatt, «e che invece trova ancora forti resistenze all'interno della maggioranza».
A dare voce ai mal di pancia governativi è sceso in campo il capo della cancelleria Ronald Pofalla, quello che in Italia sarebbe il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, dunque l'uomo più vicino ad Angela Merkel, spalleggiato da gran parte dei deputati liberali: i partiti di governo sembrano convinti che le condizioni poste da Spd e Verdi, così come sono state formulate, non comportino l'imposizione della nuova tassa in tempi brevi.
TASSA DA VALUTARE. E lo stesso ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, pur assicurando il proprio impegno per la definizione della misura concordata con l'opposizione, ha dichiarato in un'intervista alla Passauer Nueuen Presse che «la nuova tassa sarà discussa e valutata, ma difficilmente potrà essere introdotta prima della fine di questa legislatura».
Calendario alla mano, significa non prima dell'autunno 2013. Schäuble ha provato poi a rassicurare le opposizioni, aggiungendo che «l'adozione della tassa solo da parte di un piccolo gruppo di Paesi sarebbe la seconda soluzione migliore, ma comunque una soluzione».

Senza un compromesso, il voto del Bundestag slitterebbe a dopo l'estate

Il vertice decisivo è previsto per mercoledì 13 giugno. In quel giorno si deciderà il destino tedesco dei due provvedimenti destinati a modellare la politica europea nella gestione della crisi finanziaria.
Qualche mese fa, Merkel e il premier italiano Mario Monti si erano dati un piano ambizioso e spettacolare: i parlamenti di Germania e Italia avrebbero dovuto varare contemporaneamente le due misure, mostrando all'intero continente coesione e unità di intenti fra due Paesi fondatori della comunità europea.
Qualcuno si era spinto a riformulare per l'occasione poco beneauguranti parallelismi con altri assi storici fra Roma e Berlino. Più modestamente, si trattava di coordinare e dare enfasi a due passaggi importanti per provare a riprendere in mano il bandolo della crisi.
E per l'Italia si presentava l'occasione di rientrare a pieno titolo e in maniera spettacolare nel cerchio ristretto dei Paesi che contano, dopo mesi di emarginazione. Ora il piano rischia di saltare per responsabilità tedesche: se i partiti non dovessero riuscire ad accordarsi sul compromesso, il voto del Bundestag slitterebbe a dopo l'estate e l'unica cosa che Merkel potrebbe presentare ai partner europei nel vertice di fine giugno sarebbe una vaga dichiarazione di intenti politici.
CONDIVISIONE NECESSARIA. Troppo poco nel momento in cui la crisi sembra aver toccato i nodi decisivi, con il coinvolgimento più diretto della Spagna. Fino a mercoledì 13 giugno, il mondo politico berlinese sarà dunque impegnato in un fitto lavorio di incontri e colloqui, a partire dal sondaggio fra i gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione programmato per la sera dell'11.
«I leader di Spd e Verdi si sono mostrati indispettiti dalle dichiarazioni degli esponenti della maggioranza», ha proseguito l'Handelsblatt, «temono trucchi e giochetti e hanno ribadito che senza l'introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie non ci sarà alcun accordo e l'intero pacchetto slitterà a dopo la pausa estiva».
Il capogruppo Spd al Bundestag Frank-Walter Steinmeier, uno dei possibili candidati alla cancelleria, ha sottolineato che «il compromesso avrà validità solo se verrà davvero condiviso da tutti, senza che un'ora dopo gli uomini del governo si affannino a relativizzarlo».

Lunedì, 11 Giugno 2012


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