Ior, gli scandali della banca vaticana

Mafia, riciclaggio e trame occulte.

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13 Aprile 2013

La sede dello Ior, la banca vaticana.

(© Getty) La sede dello Ior, la banca vaticana.

Negli Usa l'hanno ribattezzato International offshore rule (Ior): Regime internazionale offshore. In realtà Ior è l'Istituto per le opere di religione, la banca del Vaticano, e tra le missioni incompiute che Benedetto XVI ha tramandato a Francesco c'è il suo spinoso risanamento.
Durante il suo pontificato Joseph Ratzinger aveva avviato un'operazione trasparenza, fallita con la cacciata dell'ex presidente Ettore Gotti Tedeschi e del cardinale Attilio Nicora dalla Commissione di vigilanza della banca di San Pietro.
«Chi tocca lo Ior muore», è la regola che - più o meno metaforicamente - domina il Torrione Niccolò V, sede dell'istituto, dalla sua apertura nel 1942.
Ufficialmente la banca dei prelati serve a far fruttare il più possibile i beni per le opere di carità nel mondo, ma in realtà, per l'opacità e l'impenetrabilità, lo Ior è diventato la centrale di riciclaggio e il veicolo dei maggiori illeciti finanziari della storia.
PERIODO OSCURO. Il periodo più oscuro dell'Istituto risale al ventennio della gestione del cardinale statunitense Paul Casimir Marcinkus (dal 1971 al 1989), con il suo apice nello scandalo della loggia P2 e nel crac del Banco Ambrosiano del 1982.
Ma nel 2012, sul caveau blindato dello Ior si è di nuovo allungata l'ombra sinistra della mafia, con la scoperta del memoriale segreto di Gotti Tedeschi.
Mentre la procura di Trapani indagava sui presunti conti cifrati del boss dei boss Matteo Messina Denaro nella banca vaticana, l'ex presidente confessava di «temere per la propria vita».

L'armatore bellico e il collezionista di Beretta ai vertici dello Ior

Domenico Calcagno, il cardinale dello Ior con la passione delle armi.

Domenico Calcagno, il cardinale dello Ior con la passione delle armi.

Ora ci si aspetta che Francesco decapiti le «strutture del peccato» denunciate da Benedetto XVI, ma con lo Ior volere non è potere, neanche per i pontefici.
Dopo la rinuncia di Ratzinger, le nomine pre-conclave della banca vaticana anziché rivoluzionata l'hanno blindata.
Al posto dell'ex presidente Gotti Tedeschi, uomo di fiducia di Ratzinger, si è insediato l'aristocratico Ernst von Freyberg, avvocato tedesco già ai vertici dei cantieri di Amburgo Blohm + Voss che fabbricano navi da guerra.
Secondo le indiscrezioni, von Freyberg è più vicino al vice presidente dello Ior Ronaldo Hermann Schmitz, membro della Trilaterale ed ex capo di Deutsche Bank, e al cardinale Tarcisio Bertone - plenipotenziario capo della Commissione di vigilanza dello Ior, gran camerlengo e segretario di Stato - che al papa emerito bavarese.
LE PISTOLE DEL MONSIGNORE. Nel gruppo di sorveglianza dello Ior, composto da cinque cardinali, ha fatto la sua comparsa anche un altro fedelissimo di Bertone: il cardinale ligure Domenico Calcagno, presidente dell'Apsa (la banca centrale che conia le monete della Santa sede), nonché grande collezionista di armi.
Pistole d'epoca, lucidi revolver russi, fucili turchi da guerra: nell'arsenale della sua casa di Savona, il porporato campione di tiro a segno detiene regolarmente, per sua ammissione, anche svariate carabine e pistole Beretta e una Smith & Wesson, «con le relative munizioni».

Il decreto legge di Bertone che affossa la legge di Benedetto XVI

Il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone.

(© imagoeconomica) Il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone.

È duro sfondare le mura medievali del torrione dello Ior, eliminando la «sporcizia della Chiesa».
Con un motu proprio del 30 dicembre 2010, Benedetto XVI varò la legge pontificia antiriciclaggio 127, per adeguare il Vaticano alle normative internazionali sulla trasparenza. Il testo del papa, in vigore dall'aprile 2011, istituiva anche l'Autorità di informazione finanziaria (Aif), presieduta dal cardinale Nicora, con poteri di controllo e ispezione sullo Ior.
Ma per arginare il nuovo corso Bertone commissionò uno studio confidenziale al giurista Giuseppe Dalla Torre: l'esperto di diritto canonico che, nel 2012, avrebbe poi presieduto la corte del Tribunale vaticano che ha processato il “corvo” Paolo Gabriele.
POTERI SCAVALCATI. Grazie ai consigli dell'azzeccagarbugli, il governatorato di Città del Vaticano varò infine il decreto legge 159, con il quale, curiosamente, venivano scavalcati i poteri assoluti papalini, aggirando le restrizioni della legge 127/2010.
«Quando un papa vede estromessi suoi amici personali e non riesce a imporre una sua legge ha, con tutta evidenza, le mani legate. Il gesto estremo di Ratzinger ha il sapore della vendetta, la gran vendetta del papa. Rinunciare al soglio di Pietro per azzerare tutta la Curia», commenta con Lettera43.it Eric Frattini, che nel libro I corvi del Vaticano ha ricostruito il braccio di ferro in corso allo Ior.

I sospetti sul parroco di Trapani e l'ombra di Messina Denaro

L'ex banchiere del papa Ettore Gotti Tedeschi.

L'ex banchiere del papa Ettore Gotti Tedeschi.

Bollato disturbato da una perizia psichiatrica, nel maggio 2012 Gotti Tedeschi fu sfiduciato per «incapacità» dal board laico della banca vaticana.
Le perquisizioni nella sua abitazione per l'inchiesta Finmeccanica avrebbero poi, casualmente, fatto saltar fuori uno scottante dossier sullo Ior che ha messo all'erta il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, artefice all'arresto del boss Bernardo Provenzano, e il colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, il Capitano ultimo che ammanettò Totò Riina.
Entrambi sono volati in Lombardia per ascoltare l'ex banchiere del papa e, dopo il viaggio, il sospetto è che il dossier contenga elementi utili alle indagini siciliane sui conti cifrati di sacerdoti in odore di mafia come padre Ninni Treppiedi, l'ex economo diocesano di Trapani sospettato di coprire Matteo Messina Denaro, successore di Bernardo Provenzano alla Cupola.
La Santa sede nega tutto, ma intanto padre Treppiedi, accusato di ammanchi per svariati milioni di euro, è stato sospeso a divinis dalle sue funzioni.
LA FINE DEI BANCHIERI DI DIO. La verità è occultata nei 25 mila conti cifrati dello Ior ai quali, tra l'altro, solo il direttore generale Paolo Cipriani sembra aver avuto accesso dalla sua nomina nel 2007. Il super manager ha sempre smentito la presenza di conti anonimi nell'istituto: solo normali «posizioni» aperte con schede anagrafiche.
Ma, visti i precedenti della banca vaticana, è difficile credergli.
C'è chi sospetta che durante e dopo la sua presidenza, Gotti Tedeschi temesse di fare la fine del «banchiere di Dio» all'epoca di Giovanni Paolo II. Il riferimento è a Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano che negli Anni '70 era controllato dalle affiliate estere dello Ior, trovato morto il 17 giugno del 1982 in circostanze ancora non chiarite sotto il ponte dei Frati Neri di Londra.

Il sodalizio tra Marcinkus, Sindona e Calvi e gli anni della P2

Monsignor Paul Casimir Marcinkus, per 20 anni ai vertici dello Ior.

Monsignor Paul Casimir Marcinkus, per 20 anni ai vertici dello Ior.

L'omicidio di Calvi - che prima della fuga scrisse a Karol Wojtyla implorando aiuto - segnà l'epilogo della stagione più sciagurata della banca vaticana, battezzata nel 1968 dalla scelta di Paolo VI di arruolare come suo finanziere il riciclatore della mafia italo-americana Michele Sindona.
Architetto delle scatole cinesi e mago delle speculazioni in Borsa, Sindona dirottò all'estero svariati miliardi della Santa sede, attraverso un reticolo di società schermate dello Ior: la più grande sottrazione al fisco italiano di capitali vaticani mai attuata nella storia.
IL BUCO DELLO IOR. Socio in affari del banchiere Calvi, in Vaticano Sindona strinse poi un sodalizio con Marcinkus, il monsignore di origine lituana cresciuto nei sobborghi di Chicago. A sua volta protetto, fin dagli Anni 50, dalla diplomazia anti-comunista di Washington e dal futuro papa Paolo VI, all'epoca sottosegretario di Stato Giovanni Battista Montini.
Il torbido giro d'affari tra Marcinkus, confermato al timone dello Ior da Giovanni Paolo II, e l'accoppiata Calvi-Sindona, massoni della P2 di Licio Gelli, avrebbe fruttato al Banco Ambrosiano, longa manus dello Ior in Italia, un buco di 2 miliardi di lire.
LA DC, LA P2 E IL VATICANO. La cloaca vaticana assorbiva e drenava i miliardi della mafia, per finanziare (anche attraverso servizi e gruppi segreti), movimenti come Solidarnosc o azioni anti-comuniste in Italia e nel mondo.
Come scrive nel suo libro La Repubblica delle stragi impunite il presidente onorario della Corte di Cassazione Ferdinando Imposimato, «a quel tempo Sindona era cassiere di Cosa nostra» e «consulente finanziario dello Ior».
Dagli interrogatori, risultò che «parte della Democrazia cristiana e degli ambienti conservatori vaticani appoggiavano la strategia della tensione, come confermato dagli atti della Commissione P2», racconta Imposimato, che ha indagato sulle vicende vaticane e sul Banco Ambrosiano.

La frode del secolo alle assicurazioni e il conto segreto di Andreotti

Il finanziere della mafia Michele Sindona.

Il finanziere della mafia Michele Sindona.

Monsignor Marcinkus riuscì a sfuggire all'arresto per i fatti del Banco Ambrosiano, opponendo alle autorità italiane il passaporto diplomatico vaticano, un porto sicuro.
L'unico suo vero ostacolo sarebbe stato Giovanni Paolo I, eletto nel 1978, ma Albino Luciani fu stroncato da un infarto, dopo soli 33 giorni di pontificato.
I complottisti hanno speculato molto su un suo avvelenamento, per mano dello stesso Marcinkus. Di certo, il predecessore di Wojtyla voleva fare pulizia di massoni e mafiosi., ma morto un papa se ne fa un altro, e nel pontificato polacco lo Ior continuò ad accumulare altri grandi scandali.
Dal 1987, la banca vaticana ospitò un deposito segreto di Giulio Andreotti, il leader della Demorazia cristiana e più volte presidente del Consiglio che negli Anni 70 definì Sindona «salvatore della lira». Sul conto riconducibile al monsignor Donato De Bonis, attraverso la fondazione fittizia intestata al cardinale americano Francis Spellman sarebbero stati raccolti oltre 26 milioni di attuali euro per la Dc.
LA MAXI TRUFFA DI FRANKEL. Discreto e affidabile, De Bonis era un dirigente dello Ior ideale per ricostruire una verginità all'istituto. Altrettanto insospettabili erano le credenziali di monsignor Emilio Colagiovanni: ex giudice della Sacra Rota che negli Anni 90 mise a disposizione il suo conto dello Ior al millantatore statunitense Martin Frankel.
Attraverso la fondazione San Francesco d'Assisi, finanziatrice della rivista Monitor Ecclesisaticus e con ramificazioni alle Isole Vergini, Frankel fece sparire oltre 2 miliardi di dollari, spolpati alle compagnie assicurative grazie al passepartout vaticano: negli Usa, il processo alla truffa del secolo durò oltre 10 anni e valse allo Ior il nomignolo di maxi ingranaggio internazionale dell'offshore.
Allo Ior basta che i conti finanzino «anche» missioni o opere pie e tutto è lecito. Rogatorie, intercettazioni e controlli esterni vengono sistematicamente rifiutati.

P4, presunti riciclaggi, Mps: gli oboli sospetti di San Pietro

René Brülhart, ex capo della Financial intelligence del Liechtenstein direttore dell'Aif, l'autorità di controllo dello Ior foto/Stephan Pick).

René Brülhart, ex capo della Financial intelligence del Liechtenstein direttore dell'Aif, l'autorità di controllo dello Ior foto/Stephan Pick).

Con la Louis Augustus Jonas Foundation, in «aiuto ai bimbi poveri» e attraverso il paravento di monsignor De Bonis, anche Luigi Bisignani, allora responsabile delle relazioni esterne di Montedison, veicolò ai partiti parte della maxi tangente Enimont di almeno 140 miliardi di vecchie lire.
Chiusa la stagione di Mani Pulite, il nome dello Ior rispuntò per i fondi neri della cricca della P4 (la cosiddetta lista Anemone del 2010) e in diversi casi di sospetto riciclaggio, per passaggi di grosse somme di denaro su banche come Intesa Sanpaolo, Credito Artigiano, Jp Morgan e sulla rete dei bancomat vaticani gestita da Deutsche Bank.
Si è infine ventilato di legami (da accertare) con lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena. Per estirpare la gramigna, il cardinale viennese Christoph Schönborn ha proposto il rimedio choc di «chiudere lo Ior e stipulare una convenzione con una banca etica.
UNO 007 IN VATICANO. Ma risanare sembra una mission impossibile anche per il James Bond dell'antiriciclaggio: lo svizzero René Brüllhart, dal novembre 2012 direttore operativo dell'Aif vaticana.
Lo 007 è famoso per aver scoperto i tesori nascosti di Saddam Hussein, ma è stato anche a capo dell'intelligence finanziaria (Fiu) del Liechtenstein: non esattamente un buon biglietto da visita per chi si occupa di trasparenza.
Volente o nolente, finora Brüllhart non ha fatto grande pulizia tra le mura leonine e si invoca la mano santa di Francesco.
RIVOLUZIONE IMPOSSIBILE. Ma per uno storico come Franco Cardini, esperto di questioni vaticane fin dallo Scisma d'Occidente, sarà «difficile che, suo malgrado, il papa argentino faccia una rivoluzione. In caso contrario, mi preoccuperei davvero per lui», ha raccontato a Lettera43.it.
Un conto sono i gesti simbolici a effetto come l'esaltazione della povertà francescana, «un'altra demolire realmente le strutture di potere, alla base di qualsiasi organizzazione incluso l'ordine sacro dei francescani. Figuriamoci uno Stato, anche temporale», commenta Cardini, «come la Santa Sede».
Pecunia non olet, l'obolo di San Pietro è il peccato originale della Chiesa cattolica.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

a_device 14/apr/2013 | 10 :11

Riforma dello IOR
Francè , quando o beve o' caffè , statte accuorto !!!

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