Italia in deflazione, una mazzata per il Tesoro

Dopo nove mesi i prezzi tornano a scendere. Un dato che preoccupa Padoan. Perché può appesantire il rimborso dei titoli di Stato se l'economia non riparte.

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16 Marzo 2016

Il combinato disposto potrebbe essere letale per l’Italia.
A distanza di meno un’ora, nella mattina del 15 marzo, prima l’Istat ha comunicato che il Paese a febbraio è tornato in deflazione (–0,3% a livello annuo, –0,2 mensile).
E poi Bankitalia ha registrato un nuovo picco del debito pubblico, che a gennaio ha raggiunto quota 2.191 miliardi di euro.
Lo scorso anno il Tesoro ha speso intorno ai 70 miliardi di euro per pagare gli interessi sul proprio debito sovrano. Che continuerà a crescere almeno fino al prossimo maggio.
Nel 2015 via XX settembre ha approfittato del Quantitative easing della Bce per vedere ridotta la pressione sui Btp, tanto da risparmiare 5 miliardi. Ma questi soldi potrebbero evaporare, se l’inflazione non tornerà a crescere.

 

 

L'EFFETTO DOMINO DELLA DEFLAZIONE. La deflazione, infatti, ha un effetto indiretto e uno diretto sul debito privato. Come insegna l’esperienza giapponese, con la deflazione si bloccano i consumi, lo Stato incassa meno tasse, le aziende produttrici riducono i guadagni e in circolazione entrano meno risorse per investire o per assumere. Si crea una spirale di stagnazione che finisce per far aumentare il debito.
L’assenza di carovita però ha conseguenze dirette anche sul bilancio dello Stato. Che, chiedendo soldi in prestito sui mercati internazionali, finisce per restituire una cifra più alta ai propri debitori, perché il valore di quanto ottenuto non è stato eroso dell’inflazione.
I BTP DECENNALI RENDONO L'1,3%. E fortuna che in questa fase il fenomeno viene lenito dai massicci acquisti di bond pubblici, fatti dalla Bce di Mario Draghi.
Attualmente il rendimento sui Btp decennali è intorno all’1,3%. Nel 2011, nel pieno della crisi internazionale, l’interesse sfiorava l’8%.
In periodi in cui il prezzo del denaro è fermo, il Tesoro, a chi ha sottoscritto a quei valori, dovrebbe restituire tutti gli interessi senza trattenere il costo dell’inflazione.
E in quest’ottica ripagare il nostro debito rischia di diventare molto oneroso.
L’IRA DEGLI ISTITUZIONALI. Non sorridono neanche gli investitori. Non a caso le Sparkassen tedesche hanno accusato la scelta della Bce di introdurre tassi negativi sui depositi.
Questa misura rischia di ridurre i margini sulle attività d’intermediazione fatte per i clienti istituzionali - fondi pensioni e assicurazioni su tutti – che hanno la necessità di investire a loro volta il risparmio raccolto su prodotti sicuri come i bond pubblici. Che per questo devono avere un tasso positivo.
Potrebbero invece gioire i risparmiatori che oggi sottoscrivono debito sovrano. Con l’inflazione che è destinata a salire, comprando bond oggi a rendimenti negativi potrebbero vedersi riconoscere cedole più alte, quando il carovita tornerà a correre.

 

Twitter @FrrrrrPacifico

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