Italia, la stangata è solo questione di tempo

Bruxelles rivede al ribasso le stime di crescita. E chiude la porta sulla flessibilità. Si va verso una correzione dei conti nel 2016. E nel 2017 serviranno 24 miliardi per evitare l'aumento dell'Iva.

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04 Febbraio 2016

Il commissario agli Affari europei, Pierre Moscovici, e il ministro dell'Economia italiano, Pier Carlo Padoan.

Il commissario agli Affari europei, Pierre Moscovici, e il ministro dell'Economia italiano, Pier Carlo Padoan.

La manovra bis da fare tra la primavera e l’inizio dell’estate è più di un’ipotesi.
La stangata nel 2017 (anche perché ci sono da trovare 24 miliardi per evitare l'aumento dell'Iva) è invece una certezza.
I NUMERI CI CONDANNANO. Nuova puntata nello scontro tra Roma e Bruxelles. Il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, smentisce che il contendere sia di natura politica o legato a personalismi: «Leggo la stampa italiana e la mia posizione appare schizofrenica, quando io ho sempre sostenuto la stessa posizione. L’Italia ha ottenuto più di altri Paesi in termini di flessibilità», fa notare presentando i numeri sull’Europa.
E sono proprio i numeri a condannare il nostro Paese: nell’ultima manovra si accelera sulle politiche di debito e si rallenta sul taglio del debito.
Nelle ultime previsioni della Ue sugli Stati membri l’Italia ne esce un po’ ammaccata. Infatti Bruxelles ha rivisto al ribasso la crescita per il 2016 (da +1,5% a +1,4%) e al rialzo il deficit (da 2,3% a 2,5%). Le cose non dovrebbero andare meglio tra un anno: +1,3% per il Pil.
UN 2017 COMPLICATO. Numeri in linea con la richiesta, arrivata qualche giorno fa, di portare l’avanzo primario al 4%. Più di quanto avvenuto dopo le manovre di rigore (realizzate spesso con l’introduzione di nuove tasse o con irrigidimenti sulle uscite pensionistiche) volute da Prodi, Monti o Letta.
Questa la partita per l’anno in corso. Per il 2017 l'Ue si mostrerà meno accondiscendente. A precisa domanda, Moscovici ha ricordato che gli Stati membri possono chiedere l’applicazione delle clausole di flessibilità soltanto per un anno. L’Italia non potrà beneficiarne per altri 12 mesi.
Se non bastasse ci sono 24 miliardi da trovare per disinnescare la clausola di salvaguardia sull'Iva, un target piu alto sulle privatizzazioni da realizzare e una più generale stretta sulla spesa se si vuole riportare l'avanzo primario al 4%.
RIPRESA NON OMOGENEA. L’Italia è il Paese più debole in un’Europa che rallenta: la Commissione ha stimato per l’area nell’anno in corso un aumento dell'1,7%, rispetto all'1,8% previsto nell'autunno scorso.
Da un lato, tira la domanda interna dei cittadini europei, sostenuti a spendere sia dal Quantitative easing di Mario Draghi sia da una crisi durata oltre cinque anni.
Aiutano sia l’abbassamento del prezzo del petrolio sia la spesa legata all’accoglienza dei rifugiati.
D’altro canto, è ancora limitato l’accesso al credito mentre il crollo degli emergenti deprime le esportazioni.
Non a caso Moscovici ha sottolineato che soltanto a fine 2017 si potrà parlare di ripresa: «Ma anche in quel caso avremo differenze tra Stati, non sarà omogenea».
arà maggiore dove i governi hanno saputo gestire meglio il peso del debito e i sistemi economici hanno risposto in termini di innovazione tecnologica al costo dell’energia. Due precisazioni che sanno di condanna per l’Italia.
UNA PARTITA POLITICA. In quest’ottica il nostro Paese, che ha chiesto maggiore tolleranza sui conti per quasi un punto di Pil (più deficit in cambio di più investimenti, per l’assistenza ai migranti e per rispondere al ciclo negativo), potrebbe avere brutte sorprese in primavera. Per quel periodo l'Ue dovrà comunicare sia il grado di flessibilità legato alle politiche d’integrazione sia quello relativo agli investimenti.
Con il debito che crescerà per buona parte dell’anno, Roma potrebbe vedersi chiedere anche una correzione dei conti, per recuperare quel rallentamento sulla via del pareggio di bilancio, che è pari a quasi mezzo punto di Pil.
Va da sé che a questo punto la partita è politica. Moscovici, presentando i dati della Commissione, ha spiegato che bisogna tutti abbassare i toni – «Lo spirito di dialogo deve prevalere sullo spirito di scontro» - e rivendicato un rapporto costante e fruttuoso con il nostro ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.
Detto questo la visita di Matteo Renzi a Berlino dimostra che l’Italia ha bisogno del più ampio numero di alleati tra i 28 per vincere le resistenze della Commissione a concedere tutta la flessibilità richiesta da Roma. 

 

Twitter @FrrrrrPacifico 

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citizen john 09/feb/2016 | 15 :49

se questa compagine
governativa abusiva e inconcludente non taglia le spese inutili, non ne verremo mai fuori.Aumenteranno l'iva? caleranno ulteriormente gli introiti. Bisogna essere fessi per non capirlo.

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