L’isola di Man, paradiso di bitcoin e cripto valute

Solo 85 mila abitanti. 170 start-up digitali. Monete virtuali legalmente accettate. Il territorio di Man, immerso nel mare d'Irlanda, è la patria dei bitcoin. La storia.

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24 Gennaio 2016

L'isola di Man, tra la Gran Bretagna e l'Irlanda.

(© Getty Images) L'isola di Man, tra la Gran Bretagna e l'Irlanda.

Gatti senza coda, pescatori e tanto verde.
Era questa, fino a qualche decennio fa, l’isola di Man, pezzo di terra incastonato nel mare tra Inghilterra e Irlanda.
Territorio autonomo - che dipende dalla Corona britannica per quanto riguarda difesa e politica estera - dove vivono 85 mila persone e che ha uno dei parlamenti più antichi al mondo, il Tynwald, attivo senza interruzioni dal 979 d.C.
Un camaleonte capace di adattarsi in modo unico all’ultima rivoluzione della storia, quella tecnologica.
BITCOIN SU LARGA SCALA. Nel dicembre del 2015, il Tynwald ha dato la cornice legale all’adozione su larga scala di bitcoin, introducendo una legge in base alla quale le aziende che emettono moneta digitale sono obbligate a registrarsi e ad accettare ispezioni.
L’isola vuole diventare leader nel settore per attirare investimenti stranieri e migliorare così la sua economia.
«CONSAPEVOLI DEI RISCHI». Il direttore del dipartimento dello Sviluppo economico dell’e-business, Peter Greenhill, ha dichiarato: «L’Isola di Man riconosce sia i rischi sia le opportunità offerte dalle valute digitali. Siamo consapevoli dei problemi che hanno circondato queste attività, ma siamo anche in grado di identificare i potenziali concorrenti credibili nel mercato che desiderano esplorare questa tecnologia innovativa».
 

Un paradiso offshore che attira aziende da tutto il mondo

Sull'isola le monete virtuali sono legalmente accettate.

(© Getty Images) Sull'isola le monete virtuali sono legalmente accettate.

Il risultato sorprendente è che oggi, in questa terra immersa nelle acque del mare d’Irlanda, si può pagare una corsa in taxi e persino un cappuccino al bar utilizzando la moneta digitale.
E non è raro trovare la scritta “bitcoin accepted” fuori dagli esercizi commerciali.
TERRA DELLE START-UP. Per capire la ratio che sta dietro alle decisioni dei legislatori di questo lembo di terra lungo appena 48 chilometri bisogna fare qualche passo indietro.
Ormai da anni l’isola di Man si è convertita nella terra delle start-up digitali, un paradiso offshore che attira aziende da tutto il mondo.
ZERO CORPORATION TAX. Società che possono beneficiare di un fisco “amico” che garantisce zero corporation tax (imposta sul reddito dell'impresa), nessuna tassa sul capital gain (utile di capitale) né sull’eredità e una bassa tassazione sulla persona.
Già nel 2014 il ministro delle Finanze Eddie Teare affermava a riguardo: «La nostra aliquota fiscale aziendale allo 0% è, a mio avviso, la pietra angolare della nostra economia e fornisce la prova inconfutabile che la nostra strategia funziona bene. Oltre 1.100 nuovi posti di lavoro sono stati creati negli ultimi due anni».

Qui molte società di gioco online hanno aperto la loro sede

Laurence Skelly, ministro dello Sviluppo economico.

Laurence Skelly, ministro dello Sviluppo economico.

L’isola di Man, proprio per le sue caratteristiche in tema di tassazione, rientra nell’elenco dei paradisi fiscali inseriti nel decreto ministeriale del 4 maggio 1999.
Un Eden dove anche molte società di i-gaming, gioco online, hanno aperto la loro sede.
A crescere però è l’intero settore: attualmente si contano 170 start-up digitali.
E di queste almeno 25 hanno adottato bitcoin per le loro transazioni.
PRODUCONO IL 20% DEL PIL. Secondo l’agenzia Bloomberg, il 20% del Prodotto interno lordo (Pil) isolano - che in totale è di 4 miliardi - sarebbe proprio frutto dell’operato di queste imprese.
Tante aziende, tanti lavoratori che arrivano da altri Paesi.
Per questo dal dicembre 2015 nell’isola di Man è anche possibile fare domanda per un permesso di lavoro online.
«CERTEZZE AI PARTNER». «Abbiamo voluto dare maggiore certezza e rassicurazione», ha spiegato il ministro dello Sviluppo economico Laurence Skelly, «ai coniugi e ai partner civili dei lavoratori che stanno lavorando nell’isola di Man».
Un modello o un caso isolato?
NECESSITÀ ECONOMICHE. Secondo Franco Cimatti, presidente di Bitcoin Foundation Italia, «va considerato che l’isola di Man ha fatto scelte di questo tipo per necessità puramente economiche: non potendo contare su altri settori, ha puntato su quello delle start-up. In Europa guardo di più all’Inghilterra che è il luogo dove bitcoin sta avendo maggior successo».

Rete peer-to-peer, senza sito ufficiale né registro

Il mercato di Bitcoin vale circa 6 miliardi di dollari a livello mondiale.

(© Getty Images) Il mercato di Bitcoin vale circa 6 miliardi di dollari a livello mondiale.

Un successo difficilmente calcolabile dato che non esiste un registro per conoscere il numero di persone che usano i bitcoin.
«Bitcoin si basa su una rete peer-to-peer (condivisione paritaria di risorse, ndr)», continua Cimatti, «non c’è un sito ufficiale né un registro».
USATA LA CRITTOGRAFIA. La famosa cripto-valuta funziona tramite transazioni che sfruttano la crittografia, messaggi “offuscati” che possono essere resi leggibili solo utilizzando una chiave.
«Non c’è una banca e quindi un intermediario, io non affido più i miei soldi a qualcuno che potrebbe essere corrotto», spiega Cimatti, e «non c’è un ente centrale che ne stabilisca il valore, come accade per le altre valute. Ma il valore è il risultato del gioco domanda-offerta proprio del mercato».
Da qui deriva anche l’alta volatilità che caratterizza bitcoin.
TRASPARENZA ASSICURATA. Per quanto riguarda la trasparenza invece, secondo il fondatore di Bitcoin Foundation Italia è assicurata perché «questa moneta digitale non è anonima, ma pseudo anonima, c’è piena visibilità dei movimenti poiché, pur non avendo un nome e cognome associati a ogni conto, ho a disposizione delle chiavi che sono trasmesse in flussi pubblici».
Sebbene i singoli utenti siano solo una stringa di codice per il sistema, tramite le loro transizioni si può risalire alla loro identità.
MERCATO MOLTO PICCOLO. Inoltre il mercato di bitcoin è molto piccolo, continua Cimatti, (in media solo 6 miliardi di dollari a livello mondiale) e usarlo per muovere tanti soldi è tecnicamente impossibile.
Quindi il rischio di sfruttare il sistema bitcoin per traffici illeciti sarebbe più basso di quanto si possa credere.
Il problema però è che ci sono tante altre cripto valute, tra le quali Monero e Dash, che garantiscono l’anonimato e la non tracciabilità delle transazioni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

kensan 24/gen/2016 | 13 :53

Bravo Cimatti: ben detto. Un piccolo refuso, penso che «Sebbene i singoli utenti siano solo una stringa di codice per il sistema, tramite le loro transizioni si può risalire alla loro identità.» vada corretta la parola "transizioni" con "transazioni". Per altro ottimo articolo. Se volete scrivere un articolo sui bitcoin chiedete a Cimatti!

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