Deutsche Bank in crisi? «Peggio della Grecia»

Borse a picco: l'istituto tedesco ancora in rosso. Bazzani, ad di Saxo: «Se fallisce, torniamo al baratto. Faccia chiarezza sui derivati. L'Italia? Paga il rischio Paese».

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11 Febbraio 2016

Schaeuble come Padoan.
Si è dovuto muovere anche il ministro delle Finanze tedesco per rassicurare i mercati: «Su Deutsche Bank», ha spiegato a Bloomberg, «nessuna preoccupazione».
Eppure la prima banca tedesca, un colosso con 220 miliardi di euro di riserve di liquidità, sta facendo tremare i mercati del mondo. 
CDS A LIVELLI DA RECORD. Nonostante in questa fase di volatilità l'Italia stia pagando e sia destinata a pagare più di altri Paesi sui mercati, le sofferenze delle nostre banche sono poca cosa rispetto al rischio sistemico dell'istituto di Francoforte.
«Un rischio ben peggiore della Grexit», spiega a Lettera43.it, Gian Paolo Bazzani, amministratore delegato di Saxo Bank Italia, istituto danese specializzato in trading e investimenti. «I credit default swap, i titoli che assicurano nel caso la banca non riesca a pagare le sue obbligazioni, sono a livelli massimi dalla crisi finanziaria. Per essere chiari: a marzo del 2015 erano a 70-75, poi sono rimasti costanti a 100 da giugno a gennaio, e il 9 febbraio sono arrivati a 272».
NESSUNA CHIAREZZA SUI DERIVATI. I parametri di capitalizzazione sono in regola, la liquidità c'è, l'amministratore delegato John Cryan - l'uomo che ha preso in mano il timone della prima banca tedesca dopo la scorpacciata di derivati, le manipolazioni degli indici di Borsa e le centinaia di cause giudiziarie ancora in corso - ha presentato un piano di ristrutturazione, prevedendo la cessione degli asset più a rischio. Eppure il mercato scommette sulla possibilità che Db sia insolvente. Al punto che, secondo il Financial Times, l'istituto di Francoforte sarebbe pronto a tranquilizzare le Borse con un piano di riacquisto delle proprie obbligazioni, anche se non le più rischiose. Ma dopo una giornata di impennata, l'11 febbraio il titolo ha perso ancora il 7,5%.
«Dal mio punto di vista, se guardo al bilancio di Deutsche Bank faccio fatica a capire come è stata calcolata l'esposizione dell'istituto in derivati», dice Bazzani. «Potrebbere esserci un intevento ad hoc: una bad bank tedesca. Deutsche Bank è too big to fail».



  • Gian Paolo Bazzani, amministratore delegato di Saxo Bank Italia. 

 

DOMANDA. Anche un amministratore delegato fa fatica a leggere i bilanci?
RISPOSTA. Mi chiedo se la Bundesbank ha inviato, come credo, un rafforzamento del controllo presso Deutsche Bank. Anzi, un presidio fisso.
D. Siamo a questo punto?
R. Il mercato vuole rassicurazioni. E invece prima della notizia sulla possibilità di riacquisto del debito, i vertici di Db hanno attaccato apertamente la Bce dicendo che fa politiche che danneggiano la banca.
D. Come fosse una banca popolare qualsiasi...
R. E questo ha preoccupato molto il mercato. Perché le scelte della Bce sono fatte in merito alla deflazione, non alla singola banca.
D. Un piano di ristrutturazione è già stato presentato. E le rassicurazioni erano arrivate direttamente dall'ad, oltre che dal ministro delle Finanze Schaeuble.
R. Il problema è che evidentemente il mercato non crede a quel piano. Anche perchè la reputazione della banca è al ribasso (a causa degli scandali e dei guai giudiziari, ndr). E Schaeuble sta facendo quello che fa Padoan con le banche italiane.
D. Oggi chi scommette sul fallimento di Deutsche Bank?
R. Gli operatori che vogliono guadagnare: il rischio sistemico è maggiore che nel caso di una Grexit. Se fallisce Deutsche Bank, va a casa mezza Europa. Torniamo al baratto, per intenderci. La Deutsche Bank è l'apice del circolo vizioso che si è creato con la crisi, ma ne è anche causa: un cortocircuito. 
D. Visto che Deutsche Bank è too big to fail, cosa può accadere?
R. Se nell'arco della prossima settimana continuano a esserci titoli di giornale senza che venga fuori un piano serio di salvataggio, una terapia da defibrillatore, allora la questione diventa un'altra: ci sarà una bad bank con garanzia dello Stato? Alle banche tedesche non sono mai mancati gli aiuti di Stato. Questi sono i temi sul tavolo.
D. Il Financial Times ha scritto che la banca sarebbe pronta a un piano di riacquisto del suo stesso debito. Lei cosa intende quando parla di terapia da defibrillatore?
R. Il piano della cessione degli asset potrebbe essere rivisto. Credo che alla banca sarà 'impedito' di acquistare crediti deteriorati da altre banche, come i 60 milioni da Unicredit nei giorni scorsi per non peggiorare i propri ratio. Ma serve soprattutto un tavolo di lavoro sui cosiddetti derivati. Che mostri i numeri, perché su questo il mercato sta cercando di stanare la banca.
D. Lei non esclude l'intervento pubblico.
R. Deutsche Bank ha capitale e profitti operativi per resistere alla tempesta. Ma se lo stato tedesco interverrà nessuno glielo impedirà accusandolo di aiuti di stato (non sono mica l’Italia loro...). 
D. E poi?
R. I fondamentali della banca sono migliori di quelli del 2009 e del 2011. Il panico non può durare in eterno, a un certo punto gli investitori guarderanno i fondamentali.
D. Chi ha scommesso su Deutsche Bank quanto ha guadagnato?
R. Il 20% in media, chi ha scommesso sui derivati il 200%. Del resto Deutsche Bank è solo la punta dell'iceberg.

 

  • Le quotazioni dei credit default swap su Deutsche Bank dall'inizio della crisi finanziaria.

 

D. Cosa intende?
R. Credit Suisse ha perso il 30%. Le banche francesi hanno i loro problemi: la Francia non potrà più sforare i parametri di Maastricht come fatto finora. E gli istituti pagheranno il rientro nei parametri. Le banche italiane e spagnole hanno problemi sul fronte immobiliare. A causa di quello che possiamo chiamare capitalismo relazionale.
D. Parla dei prestiti facili ai soliti noti? Le sofferenze non vengono certo dai mutui ai piccoli risparmiatori.
R. Esatto, il 99% dei crediti deteriorati dipendono da prestiti per cui non sono stati seguiti criteri da buon padre di famiglia. E poi c'è il problema delle proprietà immobiliari messe a bilancio. 
D. Si spieghi.
R. Le banche italiane hanno immobili di alto pregio con valori a bilancio molto importanti, ma non è detto che nel momento della dismissione vengano acquistate al valore di carico. Se io la valuto 30 e la vendo a 10, in bilancio avrò una minusvalenza.
D. Secondo Goldman Sachs, i timori sono soprattutto sul sistema bancario italiano: è d'accordo?
R. No, non lo sono. Le sofferenze degli istituti italiani ammontano a 200 miliardi, ma quelle che preoccupano davvero sono circa 80. Il problema piuttosto è che non c'è certezza sulla bad bank: se le banche possono liberarsi dei crediti deteriorati allo stesso tasso di sconto dei quattro istituti salvati finora, porto a casa il 20%.
D. Un brutto colpo.
R. Sì, ma Intesa è in grado di assorbirlo: è messa meglio della più grande banca europea. E Unicredit della seconda banca europea. L'Italia paga l'emotività populista con cui è stato vissuto il bail-in. I depositi fino a 100 mila euro sono tutelati. Fino al 2011 se falliva una banca, pagava lo Stato, e quindi tutti. Il punto, oggi come allora, è evitare che una banca sia malgestita.
D. E allora perché la Borsa nei giorni scorsi ha punito soprattutto l'Italia?
R. A causa dello scenario Paese. Per gli economisti internazionali, l'Italia è lo Stato che in Europa pagherà di più la caduta della piccola ripresa. E quindi colpisco non solo le banche, ma faccio crollare Eni, uccido Saipem.

 

  • Le quotazioni dei Cds su Deutsche Bank da marzo 2015 all'8 febbraio.

 

D. In Germania, invece, nonostante Deutsche Bank, il Bund continua ad attrarre investitori: è tornato a fare da bene rifugio.
R. Come sempre nei momenti di volatilità, gli investitori istituzionali, i fondi per intenderci, spostano parte dei capitali sulla sicurezza. 
D. Cosa consiglia ai risparmiatori?
R. Di rimanere dove sono. Questa è una fase, anche se può durare 3-5 anni. Per chi investe in Borsa è diverso. Noi abbiamo visto giusto sulle banche in queste settimane. Anche se ora la volatilità deve finire.
D. Cosa dobbiamo aspettarci?
R. Siamo in un mondo a tasso zero. E con i tassi di deposito interbancario negativi (le banche pagano per depositare i propri capitali presso la Bce, ndr) non si sa per quanto tempo gli istituti di credito potranno mantenere i tassi per i propri clienti positivi o a zero. Con tutta probabilità gli investimenti si sposteranno sull'obbligazionario. Ma l'azione della Bce ha ridotto anche i rendimenti sui bond.
D. Secondo lei i governatori centrali hanno delle responsabilità? Non riescono più a rassicurare il mercato?
R. La Bce non ha colpe. Ha fatto interventi di emergenza, avendo anche pochissime leve rispetto alla Fed. Ricordo che prima di Draghi c'è chi i tassi li aveva alzati nel bel mezzo della crisi. 
D. E ora cosa può fare?
R. Se trova l'accordo politico con il capo della Bundesbank, aumenterà il Quantitative easing. Ma l'Eurotower non è la Fed e la cinghia di tramissione del credito alle imprese non funziona ancora. E le Pmi italiane, il nostro maggiore tessuto produttivo, dipendono dalle banche.
D. Un margine di manovra ridotto...
R. La Bce chiede riforme profonde del sistema bancario. Per il resto non può far altro che moral suasion.

 

Twitter @GioFaggionato

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