La mossa di Draghi non serve all'Italia, parola di banchiere

Potenziato il Qe. Però da noi «c'è già troppa liquidità», dice Mazzotta di Intesa. Draghi «sta salvando l'euro», ma ora «occorre il governo unitario dell'economia».

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10 Marzo 2016

Con quattro nuove linee di liquidità a interessi miserrimi, Mario Draghi ha sfidato le banche: «Gli istituti di credito pagheranno un tasso tanto più negativo quanto più credito faranno».
E gli incentivi al settore sono necessari, se, stando agli ultimi dati sugli impieghi dell’Associazione bancaria italiana (Abi), il nostro Paese non si è liberato ancora dallo spettro del credit crunch, il calo dell'offerta di credito: a gennaio i prestiti a famiglie e imprese sono scesi dello 0,5%. 
Ma gli sforzi della Banca centrale europea (Bce) potrebbero essere vani.
«LA LIQUIDITÀ NON MANCA». Perché, spiega un banchiere esperto come Roberto Mazzotta, «la liquidità in Italia non manca. Sono piene di liquidità le aziende sane, hanno soldi le famiglie che per anni hanno risparmiato. E questo non muove le prospettive economiche».



Mazzotta, banchiere cresciuto alla scuola della sinistra, ha imparato a decodificare le richieste e le necessità della clientela guidando due banche molto legate al territorio: Cariplo - «che poteva diventare la banca più bella al mondo se soltanto le casse lombarde si fossero unite come oggi dovrebbero fare le Bcc» - e la Popolare di Milano - che lui voleva far sposare con la Popolare dell’Emilia di Romagna, perché a differenza dei deal che oggi interessano piazza Meda «non creava sovrapposizioni».
«DOMANDA DI BUSINESS IMPALPABILE». Adesso, per il gruppo Intesa Sanpaolo, Mazzotta guida le attività di Mediocredito, quella deputata a rifinanziare gli stessi istituti.
Per questo dice: «Noi cerchiamo di dare i soldi a chi ce li chiede. E sono pochissimi, perché la domanda di business è impalpabile. La richiesta d’investimenti da parte delle aziende è bassissima: quando un’impresa ci chiede soldi per rinnovare i macchinari o comprare un’altra azienda, suoniamo un campanellino come se ci volessimo risvegliare da un sogno...». 


  • Il presidente della Bce Mario Draghi e, nel riquadro, Roberto Mazzotta, banchiere di Intesa.


DOMANDA. Quindi Draghi non rimetterà in moto l’economia?
RISPOSTA. Visti i volumi di debito che ci sono, e addossandosi la regia complessiva nella difesa del sistema, Draghi non può che portare avanti una politica monetaria che permette agli indebitati di essere solvibili. Di fronte a tutto questo, è naturale che chi commercia in denaro non guadagni niente. 
D. La Bce mette a rischio il business delle banche?
R. È l’eccesso di liquidità in un sistema che conosce i tassi i negativi a creare dei mostri. Non certo la Bce, la politica monetaria, che è costretta a una supplenza della politica tout-court, visto che i governi sono assenti.
D. Le popolari tedesche lamentano grandi perdite.
R. Il tasso negativo sui depositi è una tassa sulle banche. Ma il suo impatto è molto modesto. Per il resto le nuove misure della Bce avranno effetti molto interessanti sul versante dell’acquisto dei titoli di Stato e del rifinanziamento, a condizioni a dir poco interessanti, delle banche stesse.
D. Perché i tedeschi ce l’hanno con Draghi?
R. La Germania ha un sistema economico consolidato, un sistema industriale poderoso, ma un sistema bancario fragile. E per capire la fragilità servono psicologi esperti o una rete capillare di informazioni...
D. In che senso?
R. Deutsche Bank e Commerzbank sono realtà dove i rischi sono superiori alla remunerazione, le Landensbank hanno portafogli di crediti appesantiti rimpinguati soltanto dai soldi pubblici, e le Sparkasse sono un baluardo del Paese e non può essere indebolito.
D. Solo le Borse hanno esultato in un primo momento, salvo poi chiudere in negativo.
R. Se fosse vivo, Keynes gongolerebbe, perché la cronaca di questi giorni ha dimostrato, rispetto a quello che non potevano capire i suoi contemporanei, che aveva ragione: viviamo i danni di quella che chiamava la trappola della liquidità. Il fatto che i mercati abbiano inizialmente risposto in modo positivo non deve fare equivocare.
D. Non siamo di fronte a un’inversione di tendenza?
R. Le Borse da Draghi questo si aspettano e questo hanno avuto dalla Bce. Certo, per un po’ l’effetto sarà positivo. Ma mai come oggi vale il motto che, per fare previsioni, devo guardare a quello che è successo ieri e stare attento a non proferire parola su quello che accadrà domani.
D. Intanto la ripresa langue.
R. La questione è un'altra: la politica monetaria ha fatto quello che doveva fare. Quello che manca, e lo sappiamo tutti, è un governo integrato dell’economia dell’area euro. In quest’ottica, anche con la liquidità traboccante grazie ai tassi bassi, non si possono usare tutti gli strumenti a disposizione: governo e bilancio federale, soprattutto una politica fiscale comune.
D. Perché non c’è un governo dell’economia?
R. Perché non lo vogliono i governi. Con il risultato che il debito parcellizzato tra gli Stati ha costi di gestione più alti, la crescita è bassa e aumentano le diseguaglianze tra ricchi e e poveri dell’Eurozona.
D. In definitiva lei boccia Draghi?
R. Assoltamente no. Sta facendo due cose importantissime per l’Europa: comprando titoli di Stato, eliminando il rischio sul debito sovrano che stava esplodendo. Il problema è che non avrebbe dovuto occuparsi lui di questo dossier: la Ue si è data un meccanismo Salva-Stati, che però la politica non rende operativa. Grazie a Dio ci pensa Draghi. 
D. L’altra «cosa importantissima»?
R. Ha ridato liquidità alle banche, in un momento in cui l’interbancario era morto. Lo dico dal mio osservatorio privilegiato, quello di presidente del Mediocredito: le richieste di soldi si soddisfano soltanto quando il merito è positivo, ci sono le garanzie. 
D. Intanto la sua Milano va verso il Banco Popolare. Come vede il processo di consolidamento delle Popolari?
R. Era ora che si trasformassero in Spa. Vedo progetti vecchi, come se fossimo ancora a 20 anni fa. In termini industriali discutiamo di territori, di filiali, quando oggi le gente non va in banca, ma si collega via internet. E poi se si mette assieme una realtà con i conti sani e una in perdita, si crea soltanto un soggetto che galleggia... 
D. Anche le Bcc vivono una rivoluzione.
R. Non ho ben capito la norma della wayout, quella che dà i requisiti per uscire dall’alveo della holding sulla quale sta lavorando Federcasse. Per fare un piacere a qualche campanile che facciamo? La banchina dei profughi?


Twitter @FrrrrrPacifico

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Canoi 11/mar/2016 | 09 :54

Ultima osservazione. Roberto Mazzotta è uomo di prima Repubblica: parla di "cose" non di filosofemi para finanziari.

Canoi 11/mar/2016 | 09 :41

L43 da il meglio con le interviste, anche questa volta. Mi fermo all'affermazione centrale di Mazzotta:....soprattutto una politica fiscale comune. Ecco perfetto ma non si fa non solo e non tanto per cattiva volontà dei Governi ma perché gli Stati aderenti sono troppi e troppo diversi fra di loro. Come si fa a trattare nella stessa maniera una repubblica baltica e la Spagna, Cipro e la Danimarca. Come per la mitica torre i linguaggi, aderenti alla realtà, sono tanti che non ci si capisce. Ora abbiamo la possibilità che GB esca fuori coe risultato del referendum, sarebbe un passaggio importante perché porterebbe fuori altre realtà consentendo ai restanti di abbozzare una politica fiscale comune e una politica estera e militare comune cioè il progetto europeo originario.

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