Lo spread risale: nel mirino ci sono Renzi e Draghi

Differenziale a 150 punti prima del calo. Dai mercati un avvertimento a Roma, per il debito elevato e la crescita debole. E alla Bce: il Qe così com'è non basta.

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09 Febbraio 2016

Matteo Renzi e Angela Merkel, capi dei governi italiano e tedesco.

(© Ansa) Matteo Renzi e Angela Merkel, capi dei governi italiano e tedesco.

Centocinquanta punti. Lo stesso livello registrato prima che Mario Draghi lanciasse il suo Quantitative easing e spendesse 60 miliardi al mese in titoli di Stato dell’Eurozona.
L’Italia torna in piena emergenza spread: martedì 9 febbraio il differenziale tra il Btp e Bund tedesco ha aperto a 154,2 punti per poi scendere, restando però sempre oltre la soglia di guardia.
Agli stessi valori di un anno fa anche il rendimento del nostro decennale, in crescita fino all'1,74%.
MILANO BRUCIA 13 MILIARDI. Le Borse di tutto il mondo continuano a chiudere in negativo. Tra le peggiori Piazza Affari, che ha perso il 3,21% bruciando 13 miliardi (130 il dato europeo).
A penalizzarla ancora una volta i titoli bancari: Carige -10%, Ubi, Banco popolare e Bpm -8%, Unicredit -7%, Intesa -6%.
Lo speculatore per eccellenza, George Soros, vede paralleli tra l’inizio del 2016 e quello del 2008, quando cominciò la crisi più profonda dell’era contemporanea.
IL PARALLELO CON IL 2011. Altri ancora fanno paragoni con l’estate del 2011 - lo spread Btp-Bund però raggiunse i 500 punti - quando i mercati sfiduciarono Silvio Berlusconi.
Oggi come allora il governo italiano era nel mirino dell’Unione europea per i suoi conti e aveva rapporti molto tesi con la Germania.
Eppure la debolezza del nostro debito sovrano avrebbe ragioni più economico-finanzdi iarie che politiche. E che vanno ben oltre la situazione italiana.

 

 

Crescita debole e banche nel mirino: le ragioni della tempesta

Il presidente della Bce Mario Draghi.

(© GettyImages) Il presidente della Bce Mario Draghi.

Sono vari i motivi che spingono gli operatori ad alleggerire le loro posizioni sull’Italia.
Intanto la crescita langue, come dimostra anche la decisione della Ue di abbassare di un decimale le stime sulla crescita (+1,4% nel 2016).
Ma soprattutto ci sono nubi sulla tenuta delle banche italiane, che da sole detengono 400 miliardi del nostro debito pubblico.
SOFFERENZE RECORD. Il record di sofferenze (oltre 200 miliardi) limita la loro capacità di movimento, la Germania chiede a gran voce di aumentare il rendimento dei titoli di Stato dei Paesi più deboli dell’Eurozona, congelato dalle masse di liquidità immesse in circolazione dalla Bce.
Ma i mercati, colpendo i titoli di Stato (lo spread tra Bonos spagnoli e Bund ha toccato i 160 punti, quello tra titoli ellenici e tedeschi i 1.000 punti), stanno mandando un messaggio anche a Draghi.
Il presidente della Bce ha annunciato un allargamento del suo Quantitative easing già da marzo.
QE, LE RESISTENZE TEDESCHE. In teoria, dovrebbe aumentare la quantità (ora ferma a 60 miliardi), la durata e il perimetro (comprando anche cartolarizzazioni dai privati); in pratica, il banchiere italiano deve vincere le nuove resistenze tedesche, che ancora oggi non hanno metabolizzato il Qe.
Gli operatori chiedono alle banche centrali uno sforzo in più, perché sanno bene che la ripresa (flebile) in atto in Europa e in America non basterà a evitare un’altra crisi.
E se oggi lo spread è a 150 punti, a marzo potrebbe essere molto più alto se l’Eurotower non dovesse mettere in campo nuove risorse.

 

Twitter @FrrrrrPacifico

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