Marisa Pinto Olori del Poggio, nobile vicina a Chaouqui

Regina di Roma, la contessa del Poggio è tra le donne più potenti d'Italia. Il presunto corvo la indica come suo sponsor in Vaticano. Ma a L43 lei nega tutto.

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06 Novembre 2015

Al telefono, un filo di voce: «Le notizie le leggo solo sui giornali e non rilascio interviste».
Poi l'ammissione dietro le insistenze di Lettera43.it: «Sì, conosco Francesca, ma non l'ho introdotta io in Vaticano, ci è entrata da sola. Grazie, buon lavoro». Clic.
La contessa Marisa Pinto Olori del Poggio (guarda la gallery), nata l'11 febbraio del 1939 a Lecce, una sfilza di riconoscimenti e onoreficenze, tra Quirinale e altri svariati ordini religiosi, un curriculum di poltrone da far invidia ad Antonio Mastrapasqua, una villa sfarzosa sulla Flaminia vicino al raccordo anulare, moglie del defunto storico stampatore romano Luigi Pinto, non ha molta voglia di parlare di Francesca Chaouqui.
Ovvero non ci tiene particolarmente a commentare le vicende di Vatileaks 2 e dell'ex pr della Studio Orrick e di Ernst&Young, ex membro della Commissione referente di studio e indirizzo sull’organizzazione delle strutture economico-amministrative della Santa Sede, finita in arresto insieme con il monsignore spagnolo Vallejo Balda per fuga di documenti all'inizio della settimana tra le mura di San Pietro e ormai da giorni sulle pagine di tutti i quotidiani del mondo scatendando le ire di papa Francesco.
NOBILE E AMBASCIATRICE DI SAN MARINO. Del resto, la contessa di interviste non ne ha mai rilasciate. È una che parla poco. Pochissimo. Come si addice a chi da tanti anni lavora nella diplomazia internazionale.
Per di più per uno Stato come San Marino - è tra gli ambasciatori a disposizione - che in comune con il Vaticano ha un sistema bancario che è stato per anni nella black list dell'antiriclaggio: lo staterello vicino a Rimini è tornato nella white list solo quest'anno.
Ma Marisa Pinto Olori del Poggio è anche una nobildonna molto potente, nota nei salotti economici, politici, internazionali d'oltreoceano e diplomatici italiani. In particolare in quelli romani, tra feste, balli e danze, con principi di Spagna, ambasciatori, politici di tutto il mondo, in party spesso organizzati per beneficenza, luoghi dove veniva immortalata spesso e volentieri da Umberto Pizzi, l'ex fotografo di Dagospia, paparazzo re della Roma godona, che la ricorda così: «Ingioiellata con una cascata di diamanti di Bulgari. Prima non mi salutava mai, ultimamente invece mi saluta». 
FRANCESCA LA NOMINA IN UN'INTERVISTA A L'ESPRESSO. Con tutta probabilità quando l'italo-marocchina Francesca, presunto corvo della Santa Sede, fece il suo nome al settimanale l'Espresso («La contessa Pinto è donna di grande intelligenza, sapienza e anche grande potere») indicandola come suo sponsor da cui avrebbe imparato «persino ad apparecchiare la tavola», a «Sua Eminenza Dama di Gran Croce e Giustizia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio» (solo uno dei tanti modi in cui si potrebbe chiamarla, ndr) non deve aver fatto molto piacere.
D'altra parte nominarla per vicende che non siano affini all'arte, al mecenatismo, ai galà per trovare soldi da dare agli orfani nel mondo, è spesso un azzardo. Soprattutto sui quotidiani, che si guardano bene dal raccontare la sfilza di incarichi e la rete di relazioni che vanta, amicizie bipartisan sia mondiali, dall'Iran agli Stati Uniti, sia nel Belpaese, da Donna Assunta Almirante, moglie del fondatore del Msi Giorgio, fino alla storica sinistra italiana. Perché nominare la Pinto del Poggio significa infatti aprire un vaso di pandora.

I legami col potere: dalla massoneria all'establisment italiano e internazionale

La contessa Marisa Pinto Olori del Poggio insieme ad Assunta Almirante e Nicoletta Odescalchi.

(© Umberto Pizzi) La contessa Marisa Pinto Olori del Poggio insieme ad Assunta Almirante e Nicoletta Odescalchi.

A Roma si narra che la più grande amica della contessa sia Franca Pilla, ovvero la signora Franca, moglie dell'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Fu proprio durante questo settenato che la nobildonna diventò Cavaliere di Gran Croce su ordine della presidenza della Repubblica. Quasi un atto dovuto per un esponente di spicco della vecchia nobiltà romana che ottiene incarichi di spessore sin dagli Anni 90.
I rapporti sono a 360 gradi, quasi più potenti di quelli di qualsiasi lobbista italiano: quando la Chaouqui la conobbe nel 2008, per lei fu praticamente come fare 13 al Totocalcio.
La Pinto del Poggio è stata vicepresidente della Fondazione Gerusalemme, numero due di un pezzo da novanta della massoneria italiana come Giancarlo Elia Valori, altro recordman di incarichi, vicino a Israele, cattolico, autore di diversi saggi sulle riviste del Grande Oriente d'Italia, la massoneria italiana.
DAI SALOTTI ALLA DIPLOMAZIA BANCARIA. Non solo. La Pinto Del Poggio è pure in quel ramo dell'aristocrazia romana che faceva riferimento alla principessa Elvina Pallavicini, nata Medici del Vascello, seguace di Marcel Lefebvre, vescovo, capo dei tradizionalisti della Chiesa cattolica, morto all'inizio degli Anni 90.
Si mormora che ancora adesso sia proprio la Del Poggio, tra un cena di livello e un aperitivo nella villa sulla Flaminia, a organizzare le messe per Lefebvre a villa Pallavicini.
Amante dei salotti di Marisela Federici, la donna più chic dei salotti romani, 'Sua Eminenza Dama di Gran Croce e Giustizia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana' è pure nell'associazione Diplomatia. E qui va fatto un inciso perché questo club che non è un club ma, si legge sul sito, «una istituzione, forse unica in Europa, che nei suoi frequenti incontri da spazio tanto alle rappresentanze diplomatiche ed istituzionali, quanto agli esponenti del mondo economico, finanziario e produttivo».
Nacque sotto l'egida sempre di Ciampi, che nel discorso al Quirinale la tratteggiò così: «Promuove il confronto di idee e il dibattito, passando agilmente dal piano governativo a quello dell'economia e della società civile. Diplomatia colloca e arricchisce la dimensione italiana in quella europea e nella più ampia prospettiva globale, dell'intera comunità internazionale e delle Nazioni Unite».
DIPLOMATIA: DA CDP A ENEL FINO A FINMECCANICA. In Diplomatia c'è il mondo intero, nel vero senso della parola. Dalle banche, con il vicepresidente esecutivo Stefano Balsamo, vice chairman Italia di Jp Morgan Chase Bank, fino a Giovanni Castellaneta, presidente di Sace di Cassa Depositi e Prestiti, consigliere di Finmeccanica, ex ambasciatore italiano in Iran, Australia e Stati Uniti.
In Diplomatia transita tutto l'establishmente italiano. Nel board siedono Hassan Abouyoub, ambasciatore del Marocco, Sergio Balbinot, membro executive board Allianz, Giuseppe Bono, ad di Fincantieri, Umberto Di Capua, presidente di Elettronica Aster.
E poi ancora: Maria Patrizia Grieco, presidente di Enel, Vincenzo La Via, direttore generale del Tesoro, e Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, fino a Mauro Moretti, amministratore delegato e direttore generale di Finmeccanica.
Insomma, non sarà stata la Pinto del Poggio a inserire la Chaouqui in Vaticano, ma di certo l'ha fatta entrare nel mondo dell'Italia che conta. 

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