Patuano via da Telecom: tutti gli errori dell'ad

Gestione prudente. Inutile difesa sul Brasile. Pochi tagli. Banda larga in ritardo. Dove ha sbagliato il manager. Che con il suo addio fa correre il titolo in Borsa.

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21 Marzo 2016

Marco Patuano.

(© Imagoeconomica) Marco Patuano.

La mancata vendita del Brasile, quando il Paese era ancora una potenza economica.
I ritardi sulla strategia per lo sviluppo della banda ultra larga.
Una gestione timida, troppo focalizzata sul presente e non sul futuro.
In fondo, su Marco Patuano, il mercato non la pensa diversamente da Vincent Bollorè.
SEGNO PIÙ IN BORSA. Proprio la comunità finanziaria ha salutato l’addio dell’amministratore delegato di Telecom con irrispettoso giubilo: il titolo dell’ex monopolista, storicamente sotto tono per l’alto debito di quasi 35 miliardi, ha aperto la settimana in crescita del 2% e a metà giornata segnava quasi un +4%, per poi chiudere al 2,97%.

Il potenziale di Telecom mai venuto allo scoperto

L'ingresso della sede di Telecom Italia in Piazza Affari a Milano.

(© Ansa) L'ingresso della sede di Telecom Italia in Piazza Affari a Milano.

Se i piccoli azionisti riuniti in Asati protestano per la presunta buonuscita da 7 milioni (un comunicato di Telecom specifica soltanto che l'ex manager ha 70 mila titoli ordinari e 30 mila risparmio), dal fronte degli 'istituzionali', spiega a Lettera43.it uno di loro: «A Patuano va dato atto di fare un grande lavoro per tenere dritta la barra. Ha tenuto testa al governo sulla rete, ha compreso che il mercato delle Tlc stava cambiando e che doveva smetterla di inseguire la produzione di contenuti e ha lavorato sull’efficienza. Detto questo, la sua è stata una gestione timida, non ha compreso che diventata public company, e liberatasi del giogo di Telefonica, la sua Telecom poteva osare di più. E ha fatto degli errori che hanno finito per creare una forte disaffezione con il mercato. L’azienda ha un potenziale più alto, ma finora nessuno ha saputo farlo venire allo scoperto».
CORREZIONI ED ERRORI: TROPPI. Proprio dai presunti errori di Patuano si deve partire per capire che cosa dovrà fare per venire incontro all’azionista e agli investitori.
Innanzitutto, in quest’ottica, c’è la partecipazione in Tim Brasil.
L’ultima puntata ha visto Patuano isolato nel consiglio di amministrazione e costretto a svalutare, per complessivi 240 milioni (portando i conti in rosso), la quota di quello che un tempo era l’attore più interessante nel Paese sudamericano.
QUANDO IL BRASILE ERA UN ELDORADO. Proprio l’ex ad, nell'autunno del 2015, ha respinto le pressioni di Letter One, pronta a investire 4 miliardi di dollari per favorire l'integrazione con l’altro colosso carioca delle Telecomunicazioni, Oi.
Un anno prima aveva detto no a offerte (da Vivo-Telefonica e America Movil) intorno ai sei o sette miliardi di euro per il 66% della compagnia. E 12 mesi più indietro si potevano strappare anche 15 miliardi.
DENARO CHE ORMAI È SFUMATO. Soldi che adesso nessuno offrirà vista la crisi del mercato brasiliano e la riduzione dei margini dell’azienda per il crollo del real.
Gli analisti sono abbastanza concordi su un punto: ci vorranno mesi prima di chiudere il dossier.
Ma allo stesso tempo sperano che l’operazione vada in porto per dotare Telecom delle risorse necessarie per riconvertire la sua rete dal doppino di rame alla fibra. Anche su questo versante il mercato critica la prudenza di Patuano. 

Investimenti: dei 12 miliardi per la fibra se ne sono visti soltanto 3,6

Vincent Bolloré.

(© Ansa) Vincent Bolloré.

Telecom ha annunciato 12 miliardi d’investimento per portare entro il 2018 la banda larga all’80% dei residenti delle grandi città.
Ma nel suo ultimo piano ci sono “soltanto” 3,6 miliardi di euro destinati a questa voce.
E poi c’è la gestione della vicenda Metroweb.
Patuano ha sempre legato l’ok all’ingresso nella società di ingegneria controllata dalla Cassa depositi e prestiti (Cdp) all'esclusione degli altri player delle tlc (soltanto lo storico azionista Fastweb sarebbe tollerato) e a una partecipazione della stessa Cdp in Telecom.
Operazione parallela sempre osteggiata dal governo e ininfluente per il rafforzamento del titolo. 
Risultato? Anche adesso che i nuovi vertici di via Goito (Claudio Costamagna e Fabio Gallia) sono più inclini alle richieste dell’ex monopolista, cresce l’attivismo di Enel, messa in campo da Palazzo Chigi, sul dossier.
I NUMERI NON TORNANO. Sempre il mercato, come del resto Vivendi, si attendeva da Patuano uno sforzo in più sul taglio dei costi.
«Ha promesso di recuperare 600 milioni di euro», dice un investitore, «quando doveva trovare almeno un miliardo. Ma al di là del quantum, ha tagliato soltanto sul costo del lavoro». 
Dopo la correzione sulle perdite brasiliane, l’esercizio 2015 è stato chiuso con ricavi per 19,72 miliardi di euro, in flessione dell’8,6%, e contro i 21,5 miliardi ottenuti l’anno precedente.
Basso di conseguenza il dividendo: a ogni azione di risparmio andranno 0,0275 centesimi, per un ammontare totale di circa 166 milioni.
RAPPORTI (TESI) CON MEDIASET. Più in generale a Patuano si chiedeva maggiore coraggio per riconvertire l’azienda verso la convergenza tra reti e media.
Il manager, per la gioia degli azionisti, ha fatto quadrato sul controllo della rete e ha saputo uscire dalla produzione dei contenuti. 
Detto questo, almeno stando ad ambienti vicini a Vivendi, avrebbe scelto i “partner” sbagliati. Cioè non Mediaset. Bollorè studia con i Berlusconi come creare con il Biscione una pay tivù europea, mentre l’ex ad ha stretto un’alleanza molto forte con Sky.
Sempre nella stessa logica si sarebbe sgolato nello spiegare che conviene (dal punto di vista finanziario) vendere le torri di Inwit alla cordata Cellnex-F2i piuttosto che alla EiTower di Mediaset. 
In questo caso con un aggravante in più: anche al governo tiferebbe per le nozze con Cologno Monzese, per poi rimettere in sesto il progetto di un soggetto unico con Raiway.
Ma di questo (e forse di altro) Patuano dovrebbe parlare in Consob mercoledì 23 marzo.
 

Twitter @FrrrrrPacifico

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Telecom, l'anno nero di Patuano

L'ad verso l'addio. Dopo che da mesi si rincorrevano i rumors. Segno di contrasti e tensioni interne. E di un destino già scritto con l'avvento di Vivendi.

Canoi 22/mar/2016 | 09 :20

Pacifico lei descrive dei particolari e li allinea tra gli errori di Patuano che ha fatto meglio di tutti quelli che lo hanno preceduto. Telecom è l'emblema della politica, dell'industria e della finanza di seconda Repubblica. Privatizzata a furor di giornaloni spinti dagli editori si è esercitato su quella che era una eccellenza italiana la capacità di rapina dell'industria e della finanza e in definitva della politica: da Agnelli a Pirelli a De Benedetti; da Berlusconi a D'Alema a Prodi a Renzi; da Mediobanca a BancaIntesa a Generali; ognuno di questi, e non solo, ha fatto il suo meglio per demolire, rapinare, svendere, svalutare il capitale. Patuano ha ingenuamente pensato di poter salvare la preda dei famelici ma è stato estromesso con la solita indecente mancetta da € 7 milioni secondo la moda di strapagare i manager specialmente quando vanno via (il vostro editore ne sa qualcosa). Demolita l'azienda resta un mercato che andrà, per quattro soldi ai francesi, topi nel formaggio, inseriti da MedioBanca. All'evidenza Pacifico lei è giovane e descrive quello che vede, nel tempo breve, è necessario inserire le osservazioni nel processo lungo per osservare i trends.

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