Petrolio, perché scommetterci ora che è in calo

Il barile oscilla sui 30 dollari. Ma i cacciatori di occasioni ci puntano forte. Aspettando tempi migliori. I motivi di un investimento a medio-lungo termine.

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25 Gennaio 2016

Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia (Aie) le quotazioni del petrolio potrebbero andare più in basso nel 2016.

(© Ansa) Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia (Aie) le quotazioni del petrolio potrebbero andare più in basso nel 2016.

La corsa del barile verso i 20 dollari è più repentina di quanto si potesse immaginare.
Anche se il 25 gennaio le quotazioni sono risalite a 32 dollari, le turbolenze dei mercati potrebbero non dispiacere agli investitori, che sul medio e lungo termine guardano al crollo del petrolio come un’opportunità.
Sul greggio, infatti, l’unica certezza di operatori e analisti è che la discesa dei prezzi non è destinata ad arrestarsi presto.
La banca d'affari Morgan Stanley, che ha abbassato le sue stime per il 2016 da 60 a 37 dollari, teme che si possa arrivare fino alla soglia psicologica dei 20 se la People's Bank of China continuasse a svalutare ulteriormente lo yuan.
E tanto basterebbe per rendere più onerosa l'attività principale dell’economia più energivora della terra: rifornirsi.
ANCHE FINO AI 10 DOLLARI. Ancora più pessimista è Standard Chartered.
La società finanziaria prevedere che il Brent possa scendere fino ai 10 dollari: secondo i suoi analisti non c’è «alcun fondo apparente per il greggio», anche perché sarebbe legato a parametri più finanziari che industrali, come «la forza del dollaro e il mercato azionario».
Eppure c’è chi sta creando posizione sul greggio in attesa di tempi migliori.
INVESTIMENTI PER 77,1 MILIONI. Etf Securities, una dei principali emittenti di Etf (i fondi di investimenti che riproducono l’andamento degli indici borsistici o quelli delle materie prime) ha segnalato nel suo ultimo report che dall’inizio dell’anno i prodotti legati al petrolio hanno registrato investimenti per 77,1 milioni di dollari.
Quasi quattro volte di più rispetto a quanto scommesso sul sempreverde oro.
UN'OCCASIONE DA FIUTARE. Si legge nel rapporto: «Nonostante la sempre più repentina caduta del petrolio, i cacciatori di occasioni sono rimasti imperterriti, con un afflusso 26,9 milioni di dollari verso il Brent Pte - il livello più alto dal febbraio del 2015 -, mentre la raccolta di 45,6 milioni sul Etfs Crude Wti è al più alto livello da otto settimane».


Greggio sopra i 40-50 dollari non prima del secondo semestre 2016

Dopo la fine delle sanzioni in Iran il brent è sceso, per la prima volta dal novembre 2003, sotto i 28 dollari al barile cedendo il 4,4% a 27,67 dollari.

(© Ansa) Dopo la fine delle sanzioni in Iran il brent è sceso, per la prima volta dal novembre 2003, sotto i 28 dollari al barile cedendo il 4,4% a 27,67 dollari.

Il 12 gennaio lo United states oil fund, il più vecchio e conosciuto Etp sul petrolio, ha registrato numeri record di volumi giornalieri con 102 milioni di titoli scambiati.
Ma proprio il fatto che il mercato scommetta su questi fondi e non sui future, sui contratti sul greggio, spiega meglio di altri movimenti che cosa si aspettano gli investitori.
ETF POCO RISCHIOSI. Al riguardo chiarisce Maurizio Mazziero, uno dei massimo esperti italiani di materie prime e titolare dell’omonima società di ricerca: «I future hanno una scadenza mensile e rinnovarli ha un costo fisso del 3%. Questo vuol dire che per tornare in pari ci vogliono alcuni mesi. Siccome il prezzo del greggio non si dovrebbe stabilizzare sopra i 40-50 dollari non prima del secondo semestre dell’anno, i future a differenza degli Etf sono ancora rischiosi».
RAGGIO MEDIO-LUNGO. Secondo Mazziero, e guardando la curva del petrolio, comprare in direzione oil (contratti, fondi o titoli di settore) vuol dire avere un raggio temporale d’investimento medio-lungo.
Proprio per questo l’analista pensa che «a investire sugli Etf siano i fondi o piccoli investitori con gestione armonizzata».
IRAN SOVRASTIMATO. Più in generale, conclude Mazziero, «il mercato si sta comportando in maniera ribassista sia per la grande abbondanza di greggio disponibile sia perché sovrastima dopo la fine delle sanzioni la produzione dell’Iran. Che avrà bisogno di molto tempo per tornare ai livelli di un tempo».


Twitter @FrrrrrPacifico

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