Popolare di Vicenza, Procura indaga per associazione a delinquere

Nelle nuova accuse anche falso in bilancio. «Truffati almeno 500 azionisti».

01 Marzo 2016

Associazione per delinquere e falso in bilancio: sono queste le nuove ipotesi di reato attorno alle quali sta lavorando la Procura in relazione all'indagine sulla Banca Popolare di Vicenza.
Lo si apprende da fonti bene informate sul fascicolo, che il procuratore Antonino Cappelleri ha affidato dallo scorso giugno ai sostituti Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi.
La vicenda era venuta alla luce lo scorso settembre con perquisizioni che avevano riguardato gli uffici della banca a Vicenza, ma anche a Milano, Roma e Palermo.
LE CONTESTAZIONI DI AGGIOTAGGIO. Le iniziali contestazioni di aggiotaggio e ostacolo agli organi di vigilanza - Banca d'Italia e Bce - erano state rivolte nei confronti di sei persone: l'ex presidente Gianni Zonin, l'ex dg Samuele Sorato, Emanuele Giustini e Andrea Piazzetta entrambi ex vicepresidenti e i due consiglieri di amministrazione Giovanna Dossena e Giuseppe Zigliotto, presidente di Confindustria Vicenza.
Non esattamente un buon viatico per la domanda di ammissione a quotazione delle proprie azioni sul Mercato telematico azionario presentato in mattinata dalla Bbvi.
«NUMERO INDEFINITO DI REATI». Ma le ipotesi della procura sono ben più gravi. «Ci troviamo di fronte a una organizzazione strutturata», ha detto il procuratore capo di Vicenza, «la Banca, all'interno della quale alcune persone avrebbero operato, con una struttura gerarchica e ben organizzata, per mettere a segno un numero indefinito di reati». 
«Già oggi», ha aggiunto, «ci troviamo con almeno 500 casi di azionisti che lamentano di essere stati truffati, e a questi numeri bisognerà quasi certamente aggiungere gli altri 100 che sono stati depositati alla procura di Udine. È per questo motivo che ho chiesto alla Corte d'Appello di assegnare a Vicenza un magistrato distrettuale, che possa essere applicato all'esame di ogni singola posizione e all'iscrizione di eventuali responsabili. Si tratta di un lavoro che non si può ragionevolmente pensare di concludere prima di un anno».

«Emergono nuove responsabilità»
 

Una filiale della Banca popolare di Vicenza.

Una filiale della Banca popolare di Vicenza.

Diverso il caso dell'indagine parallela aperta a Prato e che ha portato ad indagare sette persone per ipotesi di reato che vanno dalla truffa all'estorsione. Con la Procura di Prato, ha spiegato Cappelleri, «è in atto da tempo un coordinamento molto stretto. Alcune querele sarebbero state presentate e iscritte prima dell'apertura della nostra indagine, radicando quindi la competenza a Prato. Credo che alla fine saremo costretti a tenere separati i due filoni di inchiesta, anche se finiranno per fare riferimento, almeno in parte, alle stesse persone».
Il procuratore ha poi aggiunto che al momento «i reati principali rimangono quelli di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, ma è logico pensare che si dovrà estendere il campo d'azione anche alla valutazione di altre fattispecie, come il falso in bilancio e il vincolo associativo. I reati, per così dire 'satellite', sono quelli di truffa o, a seconda delle interpretazioni e delle valutazioni che potremo fare, di estorsione». 
CONTO DEGLI INDAGATI IN AUMENTO. Anche il conto degli indagati appare destinato ad aumentare: «In questo momento», ha precisato il procuratore, «non vi è la necessità di ampliare la rosa dei nomi iscritti a registro degli indagati anche in una logica di economia processuale e di efficacia dell'indagine. Eppure emergono responsabilità in capo anche ad altre persone, il cui numero certo sarà possibile stabilire solo al momento della chiusura delle indagini preliminari».
La Banca Popolare di Vicenza sta anche preparando l'assemblea dei soci per sabato prossimo, un appuntamento nel corso del quale l'attuale management chiederà di dare via libera all'aumento di capitale da 1 miliardo e mezzo e alla quotazione in Borsa.
LA VALUTAZIONE DEL TITOLO. Il titolo della Banca, che nel 2014 valeva 62,3 euro, era già stato tagliato a 48 euro lo scorso aprile. Il valore di riacquisto, annunciato nei giorni scorsi, si attesterebbe invece a 6,30 euro per azione. Sono numeri che ovviamente rendono frenetici i giorni dell'attesa prima dell'assemblea e che in parte sostanziano i dubbi investigativi. Il valore delle azioni, infatti, è stato artificiosamente sostenuto con operazioni di finanziamento all'acquisto di pacchetti azionari. Proprio attorno a queste operazioni, ora, gli azionisti stanno lamentando di essere stati truffati o, peggio, costretti a comprare.

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