Renzi, ecco perché il vero nemico sta diventando Draghi

Francoforte bacchetta la manovra italiana. Stigmatizza il ricorso alla flessibilità. E punge su bad bank, salva-banche e sofferenze. SuperMario, non eri un alleato?

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23 Gennaio 2016

L'Eurotower di Francoforte.

(© Getty Images) L'Eurotower di Francoforte.

«Benissimo le parole di Draghi, oggi è andata meglio».
Ringraziamenti non sono arrivati, ma Matteo Renzi non ha potuto fare a meno di riconoscere i meriti del presidente della Banca centrale europea (Bce) dopo che, giovedì 21 gennaio 2016, ha tranquillizzato i mercati annunciando nuove misure straordinarie contro la crisi.
Che poi è soltanto una: aumentare la portata di fuoco del Quantitative easing (Qe), ovvero la creazione di moneta e la sua iniezione nel sistema finanziario.
I benefici non sono stati da poco, visto che lo spread tra Btp e Bund è tornato intorno ai 100 punti.
DISTANZE DA COLMARE. Ma le parole del premier potrebbero essere lette anche sotto un’altra chiave: il tentativo di superare le diffidenze e le distanze registrate in questi mesi tra Palazzo Chigi e l’Eurotower.
Perché mai come adesso Draghi, il maggiore alleato di Renzi a livello internazionale, fa fatica a difendere quel che resta del buon nome dell’Italia.
ACCUSATO DAI RIGORISTI. Il banchiere è sempre stato accusato in ambienti tedeschi di essere troppo di parte verso le esigenze dell’Europa mediterranea.
Neppure si era insediato e fu “costretto” a formare con il suo predecessore Jean-Claude Trichet la famosa lettera dell’agosto 2011, nella quale venivano indicati i compiti da fare a casa al governo di Roma e si metteva de facto il governo di Silvio Berlusconi sotto tutela europea.
Per non parlare del fatto che quando è riuscito finalmente a lanciare il Qe, la Bundesbank (Banca centrale della Germania) ha posto così tanti paletti che la Bce finisce per rastrellare soprattutto i titoli di Stato più solvibili: Bund tedeschi e Oat francesi.

Italia meno virtuosa? Imbarazzo per il governatore

Matteo Renzi e, alle sue spalle, l'immagine di Mario Draghi.

(© Imagoeconomica) Matteo Renzi e, alle sue spalle, l'immagine di Mario Draghi.

Di conseguenza se l’Italia si mostra meno virtuosa su tagli di spesa e riforme, si mette in imbarazzo il governatore.
Che non può permetterselo in questa fase, quando c’è da concludere lo schema dell’Unione bancaria, con la Germania che non vuole cedere sulla garanzia unica ai depositi bancari e chiede d’imporre un tetto all’acquisto di titoli di Stato da parte delle banche, oppure un rischio più elevato e commisurato al debito.
Regole che finirebbero per colpire non poco un Paese come l’Italia
RICHIAMO PER LA MANOVRA. Anche per questo - e proprio nei giorni in cui Jean-Claude Juncker pretende più rispetto da Matteo Renzi - Mario Draghi ha richiamato l’Italia sull’ultima Manovra.
Soprattutto, entrando a gamba tesa nella guerra con la Commissione, ha stigmatizzato l’eccessivo ricorso alla flessibilità, legato a investimenti, ciclo economico negativo e assistenza dei migranti.
Ma già in passato aveva in maniera meno esplicita fatto presente al governo italiano che nella Stabilità c’erano troppi interventi in deficit e pochissimi tagli di spesa.
MALA GESTIO SULLA BAD BANK. Se non bastasse ancora, Francoforte non ha gradito come Roma sta gestendo la questione bancaria.
Draghi prima avrebbe chiesto a Renzi più coraggio sulla bad bank, perché le sofferenze italiane sono sempre più ingestibili.
Mentre il premier ha preferito (almeno su questo dossier) avere un approccio più morbido con l’Europa.
SOFFERENZE SOTTO INDAGINE. Poi c’è stata la vicenda della risoluzione dei quattro piccoli istituti di credito (Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife) falliti prima di Natale.
E la risposta dell’Eurotower non si è fatta attendere: è partita un’indagine sui non performing loans (Npl, prestiti non performanti) presenti nelle banche del nostro Paese.


Twitter @FrrrrrPacifico

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